Quando si pensa alla musica classica in America viene in mente il Metropolitan, le grandi orchestre, lo star system. O semmai la musica di sperimentatori border-line come Charles Ives, John Cage, Steve Reich. Ma non la musica antica, la musica barocca, le prassi esecutive su strumenti originali, la riscoperta di rarità, tutte cose che sembrano un retaggio tipicamente europeo. Eppure è una realtà che si sta affermando prepotentemente in tutti gli Stati Uniti.

 

Un pioniere era stato Noah Greenberg, musicista nato nel Bronx nel 1919 e morto nel 1966. Dopo aver studiato composizione ed aver sviluppato un grande interesse per la polifonia antica sotto la guida di Harold Brown, e dopo essersi dedicato per qualche anno all’attività politica, iscrivendosi al Socialist Workers Party di Max Schachtman, cominciò a dirigere cori amatoriali, come quelli dell’International Ladies’ Garment Workers Union, e a costituire piccoli gruppi musicali che mescolavano cantanti professionisti e dilettanti. Nel 1952 fondò a New York l’ensemble Pro Musica Antiqua, col quale ha poi inciso (per Esoteric Records, Columbia e Decca) più di trenta dischi di musica antica, e col quale ha fatto scoprire negli Stati Uniti autori come Monteverdi, Banchieri, Frescobaldi, Purcell, ma anche i madrigali elisabettiani, il medievale Ludus Danielis, le musiche del rinascimento spagnolo, la produzione sacra di Tomas Tallis, le messe e i mottetti di Josquin Des Préz, di Heinrich Isaaac, di Guillaume Dufay. Certo, il pubblico allora era una piccola élite di appassionati, concentrati per lo più a Greenwich Village, mentre i dischi ebbero subito una vasta circolazione in Europa.

 

Un fenomeno crescente. Anzi dilagante.
Mattietti_foto_1L’interesse per la musica antica oltreoceano è rimasto a lungo un fenomeno di nicchia, per poi esplodere negli ultimi 15 anni, passando da passione per pochi a moda diffusa. Ne è un esempio lo storico allestimento dell’Atys di Lully diretto da William Christie, con Les Arts Florissants e la regia di Jean-Marie Villégier. Messo in scena per la prima volta al Teatro Metastasio di Parto, nel dicembre del 1986, e poi ripreso a Parigi, Versailles, Caen, Montpellier, Innsbruck, fu uno spettacolo leggendario perché si trattava della prima rappresentazione scenica in tempi moderni di un’opera di Lully (e non di un titolo qualsiasi, ma dell’opera più amata da Luigi XIV, tanto da essere definita «l’opera del re sole»), perché contribuì in maniera decisiva alla riscoperta del compositore nel terzo centenario della sua morte, perché in quella produzione suonavano alcuni dei musicisti che sarebbero poi diventati delle star della musica antica: Stephen Stubbs, Marc Minkowski, Christophe Rousset, Hugo Reyne, Hervé Niquet. Quando l’Atys fu messo in scena a Versailles nel 1987, tra il pubblico c’era anche Ronald P. Stanton, magnate americano, mecenate e filantropo, Ne fu così entusiasta che convinse William Christie a riprendere quello spettacolo anche altreoceano. Fu così che nel 1989 approdò a New York, alla Brooklyn Academy of Music, dove fu accolto con interesse, ottime critiche, ma da un pubblico di pochi estimatori. A distanza di 22 anni quello stesso Atys, con Christie sul podio, la stessa regia di Jean-Marie Villégier (riadattata da Christophe Galland), ovviamente con diversi cantanti, è ritornato nello stesso teatro di Brooklyn, lo scorso settembre, per festeggiare i 150 anni di attività del teatro stesso. Ma questa volta sono state cinque recite sold out, da un pubblico in delirio, che alla fine ha tributato vere e proprie ovazioni a Christie – che, per inciso, è un direttore americano, nato a Buffalo, formatosi a Harvard e a Yale sotto la guida di Ralph Kirkpatrick e Kenneth Gilbert. Ma la sua carriera di successo nella musica barocca l’ha fatta trasferendosi nel 1971 a Parigi. Atys è una «tragédie en musique» del 1676, su libretto di Philippe Quinault ispirato ai Fasti di Ovidio, che racconta l’amore tra Atys e Sangaride: lei promessa sposa del re Célénus, lui amato nientemeno che dalla dea Cybèle. Quando questa capisce di non essere ricambiata, provoca la follia di Atys, il quale uccide Sangaride e poi si suicida. E la dea lo trasforma in un pino, che potrà amare in eterno.

Variazioni vocali di grande effetto.

ATYS_5081_Anna_Reinhold_Ed_Lyon_Ingrid_Perruche_PC_Stephanie_BergerOpera lunga, impegnativa, cinque atti e quattro ore di musica, inframmezzati da numerosi divertissements danzati, e dominati da un’atmosfera cupa e notturna. Eppure l’esecuzione riusciva a estrarne una materia sempre molto vivida, raffinatissima, ricca di ritmi e di colori, sempre carica di tensione drammatica, ad esempio nella bellissima scena del sonno di Atys (sonno che gli rivela l’amore di Cybèle), accompagnato da misteriosi sospiri di liuti e flauti a becco che suonavano sulla scena; o nel preludio che introduce l’arrivo della furia Aletto, chiamata a provocare la follia di Atys, affidato a un rapido movimento di semicrome e ritmi puntati. Sotto la mano esperta di Christie le voci, più che cantare, sembravano parlare, con grande naturalezza, senza sforzo. Rispetto all’esecuzione del 1987 (da tempo disponibile anche in disco: 3 cd Harmonia Mundi HML 5901257/59), i cantanti erano quasi tutti nuovi, tranne due bassi: Bernard Deletré nei panni del fiume Sangar, padre di Sangaride, bravissimo nel rendere il suo personaggio grottesco, paonazzo e gesticolante, e Nicolas Rivenq nei panni di Célénus. Nel titlerôle c’era il controtenore Ed Lyon, ammirato più che per la bellezza della voce, per le sue qualità espressive, per l’incisività drammatica, per la bravura nel caratterizzare la scena della follia con un canto frammentario, straniante. Notevole, per doti vocali e sceniche, anche Emmanuelle de Negri nei panni di Sangaride. Il soprano Anna Reinhold vestiva il sontuoso abito, nero e argenteo, della dea Cybèle, e dava voce a una donna innamorata, gelosa, disperata, capace di infinite sfumature, anche nei pianissimo.

L’Opera Lafayette di Washington.

Atys_5226___UNOIl successo dello spettacolo era dovuto molto anche alla parte visiva, che non mostrava segni di invecchiamento (è appena uscita anche la versione in video di questo spettacolo, in dvd e blu ray disc, basata proprio su questa ripresa del 2011: FRA 506), e anzi mostrava una perfetta combinazione dei diversi elementi: le scene di Carlo Tommasi, grandi sale rivestite di marmi neri e di arazzi, con enormi candelabri, o distese di candele, che delimitavano gli spazi interni; gli elegantissimi costumi “d’epoca” di Patrice Cauchetier, e le spettacolari parrucche; le coreografie di Francine Lancelot (riprese da Béatrice Massin), ispirate alla gestualità barocca, con passi in retromarcia, momenti rituali e sfrenate pantomime. Il pubblico americano sembra anche sempre più attratto dalla riscoperta di autori sconosciuti, di titoli rari. È il caso di André-Ernest-Modeste Grétry, compositore citato sempre nei manuali di storia della musica (nato a Liegi, a lungo attivo in Italia, uno dei più illustri rappresentanti dell’opéra-comique francese ma anche entusiasta sostenitore di Pergolesi, Galuppi, Piccinni), assai celebre nel suo tempo ma poi caduto nell’oblio: l’Opera Lafayette di Washington ha messo in scena la commedia Le Magnifique (nel 2011), l’American Classical Orchestra ha riportato sulle scene la «comédie ballet» Zémire et Azor (nel 2009), e poi l’opera Richard Coeur de Lion, alla New York Society for Ethical Culture (nel 2011). Rappresentata per la prima volta all’Opéra-Comique nel 1784, l’opera di Grétry approdò rapidamente in diversi paesi (nel 1797 fu messa in scena anche a Boston), e fu tradotta in nove lingue, tra cui lo svedese e il russo. Scritta su libretto di Michel-Jean Sedaine, stretto collaboratore di Grétry, è un’opéra-comique ambientata nel XII secolo, vicino al castello austriaco dove era stato imprigionato Riccardo cuor di Leone di ritorno dalla crociata.

Il fido scudiero.

ATYS_5294_terTutta la vicenda ruota introno agli sforzi del suo scudiero Blondel che per liberare il suo re si traveste da menestrello e si finge cieco. Opera piena di scene festose e danzanti, di cori appassionanti e di momenti descrittivi, anticipa alcune soluzioni tipiche del grand-opéra. È anche una partitura di grande finezza melodica, ricca di spunti medievaleggianti, con un tema che ricorre come un Leitmotiv, la chanson di Blondel «Une fièvre brûlante», che si ripete per nove volte sempre variata. Contiene anche alcune arie divenute famose: l’aria di Laurette, figlia di Lord Williams (compagno di crociata di Blondel e di Riccardo) e innamorata di Florestan (governatore del castello di Linz), «Je crains de lui parler» di cui si ricorderà Cajkovskij nella Dama di picche; o la concitata aria di Blondel «O Richard! ô mon Roi!» che fu adattata con altre parole come inno monarchico per Luigi XVI. Uno stile quasi mozartiano, pieno di contrasti, ricco di contrappunti, di asimmetrie ritmiche, di cesure improvvise, di sofisticate concatenazioni tra le diverse parti del dramma: le arie penetrano ad esempio nei concertati e nei cori; e nella scena conclusiva i diversi numeri (un terzetto, un couplet di un contadino con coro e coro conclusivo) sono tenuti insieme musicalmente da una rete di danze (una siciliana, una contraddanza e un valzer), che allacciano senza soluzione di continuità la festa alla battaglia e al tripudio finale. Ottima la concertazione di Thomas Crawford, organista e compositore, che ha sfruttato anche i consigli della musicologa Gail Miller Armondino, esperta di Grétry, e le ottime qualità dell’American Classical Orchestra (ACO), ensemble con strumenti originali, fondata nel 1985, che ha una propria stagione a New York, di grande successo (hanno anche da poco inciso un bel cd con concerti per oboe di Vivaldi, Albinoni, Marcello, con l’oboista Marc Schachman: cd Centaur CRC 3108). Senza essere un fanatico della filologia, Crawford ha estratto dalla partitura un’atmosfera sonora ariosa, fresca, elegante, piena di ironia, con uno spiccato gusto rusticano nelle scene di danza, e una particolare cura nel fondere in maniera naturale le voci con la trama orchestrale. La semi-regia di Cynthia Edwards ha colto il lato tenero e ironico della vicenda con mezzi essenziali: i semplici vestiti tirati fuori da una cassapanca, i forconi e le spade che trasformavano di volta in volta i personaggi in contadini o in soldati; i movimenti coreografici; la brevissima scena en-ralenti della battaglia accompagnata da luci intermittenti; lo stesso direttore che lasciava per un attimo il podio per incoronare Riccardo. L’ottimo il cast, di cantanti giovani, è stato selezionato da Crawford avvalendosi dei consigli di Jacque Trussel, tenore che ha conosciuto una certa fama negli anni 80 e 90, e che ora è un esperto conoscitore di voci e un apprezzato didatta del canto al Purchase College di New York. Voci tra loro diverse ma capaci di caratterizzare benissimo i diversi personaggi.

Un antesignano di Figaro.

ATYS_5705__bisIl vero protagonista dell’opera, Blondel, una specie di Figaro che risolveva i problemi col suo ingegno e le sue astuzie, era interpretato dal baritono Robert Balonek, con sicurezza, grande energia e ottime doti vocali che gli permettevano di cogliere tutte le sfumature espressive del suo ruolo (e che saranno il viatico per una brillante carriera). Si sono ammirati anche il soprano Molly Davey, nei panni di Laurette, un po’ sguarnita nel registro medio-grave, ma dotata di grande agilità e di un magnifico squillo nell’acuto; il basso Cory Clines (Lord Williams) (compagno di crociate di Blondel), il baritono Anthony Caputo (Florestan), il soprano Savannah Bisset che dava al personaggio di Marguerite, contessa di Fiandre e d’Artois, una statura da eroina wagneriana. Deliziosa la coppia dei contadini interpretati da Catherine Webber (nel ruolo en travesti di Antonio) e da Crystal Amendola (Colette). Thomas Crawford, nei prossimi concerti, eseguirà con strumenti originali anche il Requiem di Mozart e la sinfonia K 543, e presenterà diversi concerti solistici di Vivaldi, Händel, Bach nei quali si esibiranno solisti come il messicano Horacio Franco (flauto a becco) e Monica Huggett (violin barocco). In tutti gli Stati Uniti, New York resta il terreno più fertile per questo repertorio, come dimostrano i numerosi gruppi che vi si sono istallati negli ultimi anni: Opera Omnia ha inaugurato la sua attività nel 2008 con un nuova produzione della monte verdiana Incoronazione di Poppea, e quest’anno ha presentato il Gaisone di Cavalli; l’Ensemble Artek si dedicherà in questa stagione alla riscoperta della musica di Johann Rosenmüller (1619–1684), compositore tedesco dalla vita avventurosa (a Lipsia era stato imprigionato per pratiche omosessuali, e da lì era poi scappato a Venezia), a lungo attivo nello stesso Ospedale della pietà dove lavorò anche Vivaldi; la Clarion Society, una delle prime realtà americane ad occuparsi di musica antica, rinata nel 2006 sotto la direzione artistica di Steven Fox, eseguirà rare musiche sacre di Salomone Rossi, e debutterà nel mercato discografico con l’oratorio Judas Maccabeus di Händel; il consort Parthenia si dedica non solo della riscoperta del repertorio rinascimentale per viola da gamba, ma si avventura anche in sperimentali contaminazioni tra strumenti antichi, nuova musica e video arte. Anche Boston si sono formate alcune tra le prime formazioni di strumenti antichi, come la Boston Baroque, fondata nel 1973 da Martin Pearlman (il suo programma quest’anno spazia dalla Creazione di Haydn alle sonate di Biber), e la più celebre Boston camerata, nata nel 1974, capace di spaziare dalla musica medievale al barocco, con incursioni anche nella musica etnica e in quella contemporanea.

Rarità in cartellone e ai festival.

Atys_5846_PC_Stephanie_BergerE nel mese di giugno si tiene nella stessa città il Boston Early Music Festival, che ha in programma quest’anno due opere di Marc-Antoine Charpentier: La Descente d’Orphée aux Enfers e la La Couronne de Fleurs (da Molière). Nella West Coast una certa tradizione di musica antica si può trovare a San Francisco, dove nel 1981 la clavicembalista Laurette Goldberg ha fondato la Philharmonia Baroque Orchestra, votata alle esecuzioni di musiche con strumenti originali (non solo del repertorio barocco ma anche di quello classico e del primo Romanticismo), ben inserita nel mercato discografico grazie al suo direttore, Nicholas McGegan, e con una ricca stagione di concerti che culminerà nell’esecuzione dell’Alexander’s Feast di Händel (solisti Dominique Labelle, James Taylor, Philip Cutlip). A San Francisco ci sono anche gli American Bach Soloists (ABS), diretti da Jeffrey Thomas, gruppo fondato nel 1989 con l’ambizioso progetto di presentare secondo la prassi esecutiva d’epoca la musica di Bach, soprattutto le cantate, gli oratori, le passioni. Fanno base a Los Angeles invece i Los Angeles Baroque Players e la USC Thornton Baroque Sinfonia, diretta da Adam Knight Gilbert, giovane musicista (con studi in Olanda e in Belgio) che guida anche il dipartimento di musica antica all’Università della Southern California. A Washington troviamo invece The Washington Bach Consort, fondato nel 1977 da Reilly Lewis, ancora votato all’esecuzione dell’integrale bachiana, e la già citata Opera Lafayette, fondata nel 1995 da Ryan Brown e specializzata invece nel repertorio francese e nella riscoperta di capolavori dimenticati: in questa stagione metterà in scena Le Roi et le fermier, opéra-comique in tre atti di Pierre-Alexandre Monsigny (1762), e il raro Barbiere di Siviglia di Paisiello. Assai sfiziosa anche la programmazione del Newberry Consort di Chicago, che si dedicherà quest’anno alle medievali Cantigas de Santa Maria, alla musica barocca in Italia, in Spagna e in Messico, alle musiche di monache compositrici del Seicento (come Chiara Margarita Cozzolani, Alba Tressina, o la modenese Sulpitia Cesis), all’esecuzione di antiche musiche per danza (con le coreografie di Paige Whitley-Bauguess e Thomas Baird), alle musiche della corte ferrarese nel Rinascimento. Da citare anche l’Ensemble Piffaro di Philadelphia, che si rivolge soprattutto alla musica rinascimentale, da Monteverdi ai fiamminghi; la Mercury Baroque Orchestra di Houston che a novembre metterà in scena la Rodelinda di Händel; l’Ensemble Early Music America di Seattle, fondato nel 1985 e da allora cresciuto tanto da avere oggi un fittissimo calendario di concerti in tutto il Nordamerica.

 

Per saperne di più:

American Classical Orchestra (NYC) – http://amerclassorch.org/

Opera Omnia (NYC) –  http://www.operaomnia.org/

Artek (NYC) – http://www.artekearlymusic.org/

Clarion Music Society (NYC) – http://clarionsociety.org/

Parthenia (NYC) – http://parthenia.or

Opera Lafayette (Washington) – http://www.operalafayette.org/

Washington Bach Consort (Washington) – http://www.bachconsort.org/index.php

Boston Early Music Festival – http://bemf.org/

Boston Camerata – http://www.bostoncamerata.com/index.html

Boston Baroque – http://bostonbaroque.org/

Newberry Consort (Chicago) – http://www.newberryconsort.org/

Philharmonia Baroque (San Francisco) – http://www.philharmonia.org/

American Bach Soloists (San Francisco) – http://www.americanbach.org/AboutUs.htm

Piffaro (Philadelphia) – http://piffaro.wordpress.com/

Mercury Baroque Orchestra (Houston) – http://mercurybaroque.org/

Early Music America (Seattle) – http://www.earlymusic.org/

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