Ogni mestiere ha i suoi segreti. Il cantante, l’attore, l’insegnante, il penalista o la centralinista sono accomunati dall’utilizzo della voce. Che si tratti di cantare di fronte a un pubblico o parlare davanti a un uditorio più o meno vasto, è sulla propria voce che queste persone devono fare affidamento.

E se la voce dovesse calare o diventare rauca a causa di una faringite o di un banale raffreddore, gli effetti potrebbero essere spiacevoli. L’erisimo, è una pianta abbastanza facile da reperire. Cresce spontaneamente nei terreni incolti, lungo i bordi delle strade o vicino ai centri abitati, in tutte le zone d’Italia. Nota anche come “erba dei cantanti”, deve il suo nome all’azione antinfiammatoria e antisettica sulle vie respiratorie. In particolare il suo utilizzo è consigliato nel trattamento delle infiammazioni della gola, nei casi di afonia e disfonia (abbassamento o perdita momentanea della voce) conseguente a laringite, faringite e tracheite.

Il nome “Erisimo” deriva dal greco Eruo “io salvo” e Oimos “il canto” e per questa sua caratteristica era conosciuto sin dall’antichità. Ma soltanto nel XVI secolo fu accuratamente studiato. La pianta, per le sue proprietà curative, divenne la pianta degli oratori, degli attori di teatro e dei cantanti durante il Rinascimento. Si racconta che, nel 1951, il famoso tenore Tito Schipa, due ore prima di entrare in scena fosse completamente afono ma, grazie a un decotto di erismo, fu in grado di esibirsi. L’azione antiinfiammatoria dell’erisimo sembra dovuta alle mucillagini in essa contenute, simili a quelle del rafano, che viene spesso associato alla nostra pianta. Grazie all’ottima azione espettorante e fluidificante, l’erisimo risulta essere molto utile in tutte le affezioni respiratorie, siano esse dovute a patologie da raffreddamento, ad abuso della voce o ad abuso di fumo. L’effetto calmante è quasi immediato come il sollievo dalla tosse, per questo motivo molti dei più celebri cantanti lirici del nostro secolo erano soliti portare una boccetta di tintura madre di erisimo con sé e assumerla all’occorrenza.

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