A tre anni di distanza dall’inizio della guerra in Siria il presidente Bashar al Assad, unico capo di stato che ha resistito alla primavera araba, sta preparando le elezioni per legittimare il suo potere e la vittoria ottenuta sui ribelli, che non sono riusciti a cacciarlo via con le armi.

L’opposizione siriana, con i Fratelli musulmani in prima linea sostenuti da Qatar e Arabia Saudita, nulla ha potuto davanti alla forza con la quale il regime di Damasco è stato sostenuto dai suoi alleati come le milizie sciite Hezbollah, l’Iran e la Russia, che ha fermato in sede Onu qualsiasi risoluzione del Consiglio di Sicurezza che prevedesse un’offensiva militare occidentale, simile a quella della Nato che ha abbattuto il regime del colonnello libico Muammar Gheddafi. Ora che dopo tre anni di attacchi e cruenti combattimenti il regime di Assad ha retto al colpo, è giunto il momento per il presidente di legittimare il suo potere attraverso delle elezioni. Le elezioni presidenziali siriane si terranno infatti il prossimo 3 giugno, nonostante nelle scorse settimane, il gruppo Amici della Siria, consesso di potenze internazionali a sostegno dell’opposizione, aveva definito “una buffonata” l’idea del regime di indire nuove elezioni, un voto attraverso il quale il presidente Assad otterrà certamente un terzo mandato alla guida del paese. Le procedure di registrazione per le presidenziali sono iniziate il 21 aprile scorso. Il parlamento ha aperto le registrazioni e il suo presidente, Mohammad Jihad Lahham, ha confermato la data del voto.
 
Il presidente Assad, succeduto al padre Hafez nel 2000, terminerà ufficialmente il suo secondo mandato di sette anni il prossimo 17 di luglio. E’ stato eletto il 17 luglio 2000 attraverso un referendum, una votazione cioè dove era l’unico candidato e l’elettore era chiamato solo a dire si o no alla sua elezione. Ma la nuova costituzione varata nel 2012, dopo cioèì l’inizio della guerra nel suo paese, ha stabilito per la prima volta la necessità di indire regolari elezioni presidenziali con più candidati. Secondo la legge elettorale approvata quest’anno, i candidati alle presidenziali devono essere residenti in Siria da almeno 10 anni. La nuova costituzione stabilisce inoltre che la data delle elezioni deve essere annunciata tra 60 e 90 giorni prima della conclusione del mandato del presidente in carica. La comunità internazionale, così come l’inviato della Lega araba all’Onu, Lakhdar Brahimi, ha fortemente criticato la volontà del regime siriano di procedere ad elezioni presidenziali, che impedirebbero lo sviluppo di fattivi colloqui di pace con gli oppositori in un paese che è alle prese con il duro conflitto armato interno. Ma le autorità governative siriane insistono nel voler celebrare elezioni nonostante, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, più di 150 mila persone siano state uccise in Siria dall’inizio del conflitto scoppiato nel marzo 2011. Nonostante quindi l’opposizione all’estero ne contesti qualsiasi legittimità, il regime siriano si prepara a tenere il 3 giugno prossimo le prime elezioni presidenziali con più candidati, le prime della sua storia. Il 7 maggio prenderà il via la campagna elettorale che si concluderà il primo giugno. Il presidente Assad ha emanato il decreto col quale ha nominato i sette membri dell’Alta commissione elettorale composta da giudici. Sono stati scelti anche altri sette membri supplenti tra cui due donne, i quali, nn base al decreto emanato il 24 marzo scorso, vigileranno sul rispetto della legge elettorale e sull’andamento del voto.
 
Al momento sono undici le domande di candidatura presentate per il ruolo di capo di stato, tra le quali quelle di due donne e di un politico cristiano. Oltre ad Assad, la cui rielezione è di fatto scontata, ha presentato ufficialmente alla Corte Costituzionale la sua domanda il deputato comunista Maher Abdel Hafiz Hijar e l’ex ministro Hisan al Nuri. In base all’articolo 85 della Costituzione siriana, approvata con il referendum del febbraio 2012, “non possono essere accettate le domande di candidatura che non hanno il sostegno di almeno 35 deputati del parlamento, ogni deputato può dare il suo sostegno ad un solo candidato”. Il presidente siriano ha presentato ufficialmente la sua candidatura alle elezioni solo la scorsa settimana. Eppure alla fine saranno al massimo due i candidati concorrenti del presidente. Lo ha spiegato il dirigente del partito Baath siriano, Jamal al Qadiri, in un’intervista al giornale siriano filo-regime “al Watan”. Secondo il segretario del partito baathista di Damasco e deputato “facendo un rapido calcolo dei deputati e di come sono divisi e basandosi sulla legge elettorale che prevede che ogni candidati abbia almeno il sostegno di 35 deputati, prevede che la Corte Costituzionale potrà ammettere oltre alla candidatura di Assad quella di altre due persone”. Sono infatti 161 i deputati della corrente baathista che appoggeranno la candidatura presentata ieri da Assad, mentre gli altri 89 deputati indipendenti e del Fronte nazionale progressista non potranno fare altro che dividersi per altri due candidati. La legge elettorale approvata quest’anno prevede infatti che i deputati possano sostenere una sola candidatura.
 
Martedì scorso il segretario generale della Lega Araba, Nabil al Arabi, ha criticato con forza la decisione del regime siriano di tenere le elezioni presidenziali comunque, nonostante si trovi da tre anni a combattere con i ribelli nel proprio paese e non controlli ampie fette del suo territorio, sostenendo che “gli sforzi per tenere queste elezioni non fanno altro che ostacolare ogni attività di mediazione per il raggiungimento di una soluzione politica della crisi. La presa di posizione di al Arabi fa seguito a quella altrettanto critica del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e dell’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Lakhdar Brahimi, secondo i quali “le elezioni presidenziali annunciate da Damasco ostoleranno gli sforzi per il raggiungimento di una soluzione politica della crisi siriana”. La candidatura di Assad alle elezioni del 3 giugno in Siria “è solo un tentativo da parte del regime di restare al potere”. E’ con queste parole che Ziyad Abu Hamdan, dirigente della Coalizione nazionale siriana dell’opposizione, ha commentato in diretta sull’emittente televisiva “al Arabiya” la candidatura di Assad per le prossime presidenziali, presentata oggi alla Corte Costituzionale di Damasco. “Non riconosciamo la legittimità di queste elezioni – ha affermato l’oppositore – che sono a nostro avviso una messa in scena. Il regime candida suoi uomini alla presidenza ma non cambia nulla. E’ solo un tentativo da parte loro di restare al potere”.

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