Nell’ambito dell’inchiesta per distrazione di fondi pubblici che vede coinvolte Inès Miranda Navarro e i suoi complici, i tasselli del puzzle iniziano a ricomporsi.

La consigliera responsabile della politica territoriale e del paesaggio presso il Consiglio insulare di Gran Canaria è accusata di malversazione nella gestione degli appalti pubblici. Rischia sanzioni che possono arrivare fino a cinque anni di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per un periodo di dieci anni.

Nota per il suo attivismo a favore dei saharawi e attiva all’interno di associazioni canarie sostenitrici del separatismo, la donna intratterrebbe legami oscuri con attivisti saharawi, a loro volta accusati di distrazione di fondi.

Questo scandalo svela la mancanza di integrità dei sostenitori del Polisario e il loro comprovato coinvolgimento in casi di corruzione. Gli esempi non mancano. Solo lo scorso settembre, il caso “Infravest” è finito sulle prime pagine dei giornali, mettendo a nudo la gestione opaca della dirigenza del Fronte Polisario: una società fittizia algerina ha truffato – sotto gli occhi dei vertici del Fronte – gran parte della popolazione di Tindouf. Allo stesso modo, la sedicente rappresentante del Polisario in Italia, Fatima Mahfoud, è stata recentemente denunciata da esponenti dell’associazionismo nei campi di Tindouf per aver sottratto fondi destinati alle associazioni e alla popolazione dei campi stessi. E questi sono solo due esempi.

Il ricorrente coinvolgimento dei sostenitori del Polisario in vicende di corruzione solleva il sospetto dell’esistenza di una rete criminale dedita alla distrazione di fondi, in cui il Polisario giocherebbe un ruolo centrale, o quantomeno fungerebbe da copertura per operazioni di riciclaggio di denaro.