Il futuro della più importante delle fazioni palestinesi si deciderà nei prossimi giorni e con esso quello della riconciliazione nazionale, necessaria per la nascita di uno stato palestinese. Il gruppo islamico Hamas è arrivato diviso all’elezione del nuovo leader del gruppo, rinviata alla fine di dicembre dopo l’offensiva militare israeliana di ottobre su Gaza.

Rispetto a pochi mesi fa, quando si era entrati nel vivo della campagna elettorale interna alla fazione palestinese, si registrano delle novità. Il capo del governo della striscia di Gaza, Ismail Haniyeh, ha ritirato la sua candidatura alla guida di Hamas, in vista delle elezioni dell’Ufficio politico. Secondo quanto riporta il quotidiano palestinese “al Quds“, l’elezione non dovrebbe riservare però grosse sorprese dopo il ritiro di Haniyeh. L’attuale numero due dell’ufficio politico, Mousa Abu Marzuk, resta al momento l’unico candidato alla guida del gruppo islamico.

Non è ancora chiaro invece il destino dell’attuale leader, Khaled Meshaal, il quale ha più volte dichiarato di non volersi ricandidare alla guida di Hamas. La rielezione di Meshaal gode del sostegno ufficiale di Qatar e Turchia e di molti esponenti della dirigenza del gruppo islamico, che stanno esercitando pressioni per una sua ricandidatura, in particolare quelli che si trovano attualmente in Cisgiordania e nelle carceri israeliane. In favore della ricandidatura di Meshaal si è schierato anche l’Egitto, nonostante abbia sostenuto da tempo anche il suo vice Abu Marzuk. L’elezione del nuovo capo di Hamas resta un passaggio importante in vista dell’avvio di un nuovo processo di riconciliazione nazionale palestinese con Fatah.

I dirigenti del gruppo palestinese di Hamas stanno cercando di convincere Meshaal a rimanere alla guida della formazione islamica, nonostante più volte abbia preannunciato di non volersi ricandidare per un terzo mandato alla presidenza dell’ufficio politico. Secondo quanto riferiscono fonti della dirigenza di Hamas all’emittente araba “al Jazeera“, entro la fine di questa settimana sono previste le elezioni per il nuovo capo dell’ufficio politico del gruppo. Meshaal ha giustificato la volontà di porre fine alla sua esperienza di leader del movimento palestinese parlando della “dispersione del gruppo dirigente che vive all’estero dopo la crisi siriana e il rafforzamento dell’ala di Hamas che si trova a Gaza“.

La speranza di molti è riposta però nel fatto che la sua posizione di ostilità nei confronti del gruppo che controlla Gaza sia venuta meno dopo l’accoglienza che gli è stata riservata di recente nella sua prima visita nella striscia palestinese, durante la quale è stato accolto con festeggiamenti popolari. Fonti del gruppo ritengono che quasi tutti i dirigenti di Hamas vogliono la sua permanenza alla guida della formazione islamica. Si ritiene che abbia consentito ad Hamas di fare importanti passi in avanti dal 1996 ad oggi.

Questo però si scontra con una nuova filosofia adottata dal gruppo dirigente di Hamas che aveva vietato la ricandidatura alla presidenza per più di due mandati consecutivi. Per consentire quindi la sua ricandidatura il Consiglio consultivo di Hamas sta pensando di modificare il suo regolamento interno. Fonti di Hamas ritengono che “si troverà alla fine una soluzione di mediazione. Meshaal accetterà di guidare ancora il gruppo ma sarà cambiato l’organigramma della dirigenza e lui non sarà più il capo dell’ufficio politico ma la guida suprema della formazione“.

I risultati di queste elezioni sono attesi perché saranno determinanti per il futuro della riconciliazione palestinese. Il presidente egiziano Mohammed Morsi ha chiesto ai dirigenti dei partiti palestinesi di Hamas e di al Fatah di riprendere il dialogo sotto la tutela dell’Egitto. Secondo quanto riferisce il giornale egiziano “al Masri al Youm“, il dialogo dovrebbe riprendere all’inizio dell’anno prossimo, dopo l’elezione del nuovo leader di Hamas. In questi giorni alcuni funzionari egiziani incontreranno i dirigenti dei due partiti palestinesi per discutere su come superare i punti di contrasto ancora esistenti tra Hamas e Fatah, che hanno impedito finora l’applicazione degli accordi del Cairo e di Doha sottoscritti dalle due fazioni.

Il presidente egiziano Morsi ha in previsione di incontrare il leader dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) e di Fatah, Mahmoud Abbas, e quello di Hamas, Meshaal, per discutere delle possibilità di dialogo tra le due parti. I funzionari egiziani hanno mostrato ottimismo circa la possibilità di trovare una soluzione alle divergenze. Il contrasto maggiore tra Hamas e Fatah riguarda l’interpretazione degli accordi di Doha. Secondo l’Anp è necessario indire subito elezioni politiche e presidenziali mentre per Hamas prima di fare questo è necessario dare vita ad un governo unitario.

Per dimostrate la sua volontà di dialogo, oggi il ministero dell’Interno della striscia di Gaza, a guida Hamas, ha ordinato la scarcerazione di nove dirigenti del partito rivale di al Fatah. Lo riferisce l’inviato dell’emittente libanese “al Maiadin”. I nove dirigenti del partito del presidente palestinese Mahmoud Abbas erano detenuti nel carcere di al Katiba a Gaza dal 2007, anno del colpo di mano con il quale gli islamici hanno preso il controllo della striscia.

Intanto però al Fatah e l’Anp sono impegnati a fronteggiare un altro dei loro problemi, quello della crisi economica. L’emiro del Qatar Hamed Bin Khalifa Al Thani ha rinviato alla fine del mese di gennaio la visita ufficiale a Ramallah prevista in un primo momento nei prossimi giorni. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese, Riad al Maliki, all’agenzia di stampa locale “Maan“. Il capo della diplomazia palestinese non ha spiegato il motivo del rinvio della visita che avrebbe dovuto permettere a Ramallah di ricevere aiuti economici da parte di Doha, considerata la forte crisi finanziaria che sta colpendo le istituzioni della Cisgiordania che da due mesi non sono in grado di pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici. E’ invece confermata la visita del segretario della Lega Araba, Nabil al Arabi, per sabato prossimo a Ramallah finalizzata a trovare una soluzione alla crisi economica dell’Anp.

Una delegazione della Lega araba visiterà sabato Ramallah, sede dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) in Cisgiordania. Secondo quanto riporta l’emittente araba “al Jazeera“, obiettivo della visita sarà quello di discutere la questione degli aiuti finanziari all’Anp, in grave crisi dopo la decisione di Israele di impedire lo stanziamento degli introiti fiscali per il governo di Ramallah. La notizia è stata riferita da fonti della Lega araba ed è stata confermata dal ministro degli Esteri dell’Anp, Riad al Maliki. Da due mesi, infatti, i funzionari e gli impiegati palestinesi non percepiscono il loro stipendio a causa della mancanza di liquidità nelle casse dell’Autorità di Ramallah, che è a rischio default.

La crisi colpisce però anche il governo della striscia di Gaza, guidato da Hamas, che ha annunciato che pagherà il 50 per cento dello stipendio del mese di dicembre agli impiegati pubblici. Secondo quanto ha reso noto il vice premier di Gaza, Ziyad al Thatha, il governo inizierà a pagare la metà dello stipendio del mese di dicembre dopo un accordo con i sindacati dei circa 5 mila impiegati pubblici di Gaza. Anche il governo della striscia, come quello dell’Anp che amministra la Cisgiordania, è investito da una forte crisi economica mitigata dall’aiuto inviato dal Qatar e da altri paesi arabi.

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