Cari Lettori, durante le ferie d’Agosto il “Legislatore Illuminato” ha pensato bene di portare avanti il progetto di riforma dell’intero sistema In-Giustizia, modificando radicalmente uno dei principi cardine del nostro sistema giudiziario.
Giusto o sbagliato che sia, si va sempre più affermando il principio dell’unicità del grado di giudizio.

Mi spiego meglio: nel nostro ordinamento vige un principio secondo il quale tutti siamo soggetti al doppio grado di giudizio, ovvero abbiamo una seconda chance.

Con l’introduzione dell’art. 348 bis al codice di procedura civile, introdotto con il decreto recante misure urgenti per la crescita del Paese, si stabilisce che: fuori dei casi in cui deve essere dichiarata con sentenza l’inammissibilità o l’improcedibilità dell’appello, l’impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta.

Con tale sistema in buona sostanza il legislatore consente al Giudice d’Appello di tagliare corto e rigettare tout court l’appello tutte le volte in cui lo stesso “appare” non supportato da convincente motivazione, alla luce di un giudizio prognostico… Mi chiedo: ma tale giudizio su cosa è basato?

La norma si applica a tutti i processi che verranno incardinati a far data dall’11 settembre prossimo (a proposito di 11 settembre…).

Lo scrivente per la verità non è del tutto contrario all’abolizione nel nostro sistema giuridico del doppio grado di giurisdizione, soltanto che tale radicale sovversione andrebbe discussa in Parlamento e dovrebbe essere adottata attraverso il procedimento legislativo e non mediante un decreto dell’Autorità Governativa.

La Magistratura si è subito lasciata andare in commenti negativi, in quanto avrebbero voluto un potere molto più ampio, in modo tale da poter essere più penetrante il potere di sindacato “sull’apparente” inammissibilità dell’appello.

La dottrina, al contrario, oscilla tra coloro che ritengono che i Collegi delle Corti non hanno la capacità concreta di poter verificare quale dei giudizi meriti di essere accolto e quale invece vada immediatamente bollato con il marchio della “improbabilità di essere accolto”; e coloro i quali ritengono che i Magistrati faranno tamquam non esset della norma in questione, e quindi, come spesso accade, concretamente non l’applicheranno.
Per altri ancora, infine, rimanendo possibile ricorrere direttamente in Cassazione contro la sentenza di primo grado, c’è da aspettarsi una congestione dell’attività processuale presso la Suprema Corte, con la conseguenza, quindi, che la sperata decongestione delle Corti d’Appello porterà inesorabilmente alla congestione del ruolo della Suprema Corte di Cassazione.

Io rimango del parere che certe decisioni e certi argomenti debbano essere discussi in Parlamento e se l’obiettivo è veramente quello di de-mansionare la Magistratura, cosa che sta effettivamente e concretamente accadendo, attraverso sia la media-conciliazione che l’illustrato inizio dell’abrogazione tacita del principio del doppio grado di giudizio, tale rivoluzione non può passare attraverso un decreto legge, emesso nell’ambito di “misure urgenti” per la crescita del Paese…

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