“Le storie di sesso e politica sono come il Tour de France. Vanno seguite”. Sostiene un ragazzo francese sulla sua bacheca facebook.

Malgrado l’aspetto feuilleton e ovviamente spettacolare, i recenti scandali sessuali che hanno travolto Francia e Italia sono la fotografia di nuovi regimi occidentali frutto delle deformazioni estreme del neocapitalismo, senza che questo sistema, peraltro fallito, abbia trovato valide alternative. La pornografia è di massa. Soprattutto si tratta di eclissi del desiderio che sarebbe poi, per dirla con Freud, libido canalizzata e reinvestita ad esempio per la costruzione di un bene comune, o per la costruzione di relazioni umane. Un simile sfruttamento politico e mediatico delle pulsioni al grado zero è proprio di tutto il pianeta, ma  è maggiormente evidente in Francia e in Italia. Anche il Censis nel suo ultimo rapporto ha messo ben in evidenza, dati alla mano, che gli “italiani di oggi sono senza desiderio”. E quindi senza speranza, senza la quale non si può prevedere una rinascita economica.

Frédéric Miterrand, attuale ministro della cultura francese ha affermato candidamente in un libro “La Mauvaise Vie” (Robert Laffont, 2005), di fare turismo sessuale con ragazzini:“i soldi, il sesso, ero nel mio sistema” . Protetto dalle élites culturali (alcune) e dai media, nell’ impeto letterario intimista si era scordato del suo ruolo di ministro, ruolo che ricorda molto bene invece quando denuncia ad esempio il pericolo per la democrazia che viene dai blog. Cioè da quei luoghi che portano lo story telling lontano dalle linee guida del potere, e ne possono incrinare la finzione.

Esattamente come per Berlusconi l’ossessione è ciò che raccontano i media al di fuori della storia inventata che vuole imporre a ogni costo, e soprattutto a prescindere da quello che fa lui.
Non solo scrivono brutte storie, ma non vogliono neppure che si cambi canale.

Così è stato anche per la squallida vicenda del sindaco dell’ Ump, Georges Tron, massaggiatore di piedi e violentatore con tanto di assistente che gli dava il cambio nelle operazioni di stupro: “Monsieur Tron mi ha alzato la gonna e mi ha messo le mani nelle mutande… Io ero rimasta pietrificata. Avevo gli occhi chiusi ma sentivo che Brigitte praticava una fellatio a Tron”. Denunciava qualche mese fa una ragazza caduta nelle maglie della ricerca del lavoro e del pornopolitico impotente.

A conferma del quadro generale francese che richiama per molti versi quello italiano, c’è l’attuale sviluppo in patria, della storia DSK.

Tristane Banon ha 25 anni, fa la giornalista e è scrittrice. Ha appena pubblicato un libro dal titolo “J’ai oublié de tuer ma mère” . Ho dimenticato di uccidere mia madre.

Tristane dopo 8 anni, alle soglie della prescrizione del reato, ha deciso di denunciare DSK per violenza carnale avvenuta durante un’intervista che la ragazza avrebbe fatto all’ex presidente dell’ FMI, nel 2003. La rivelazione c’era già stata qualche anno fa in un salotto televisivo. Forse perché l’interessata la raccontava come un pettegolezzo mondano, la cosa era passata più o meno inosservata.
Dopo i recenti fatti di cronaca, quella dichiarazione è rimbalzata ovunque : “uno scimmione in calore. Mi è saltato addosso… Ci siamo buttati per terra e presi a schiaffi” . E, ha aggiunto Tristane, rivelando l’infernale alchimia di narcisismo, leggerezza, e ferite profonde che la animano : “Capite, nessuna vuole lavorare con lui. Oggi c’è giusto una segretaria di sessant’anni, mezza obesa”.

Una leggerezza e un tentativo di trarre vantaggio dalla propria storia che però non la rendono per questo meno plausibile vittima, esattamente come la cameriera del Sofitel. Si può essere leggeri, sciocche, manipolatrici, immigrate bugiarde e ladre e essere ugualmente vittime di stupro. Così come per Patrizia D’Addario: ci può anche essere qualcuno che le ha suggerito di parlare con la stampa, ma non per questo Berlusconi non frequenta prostitute.

Il minimo comune denominatore, rimane comunque sempre che scrivono tutte un libro che poi vanno a presentare con gran clamore.

Dunque, dopo l’ affaire Sofitel Tristane vuole che sia fatta giustizia scatenando difese, dibattiti, nuove confessioni che coinvolgono figure politiche di primo piano nelle prossime presidenziali.

Su France 2 la ragazza si giustifica: “dicono che io voglia visibilità, ma non è così. Prima mi era stato sconsigliato di denunciare. E anche io avevo creduto che si potesse dimenticare. Ma il solo modo per mettere la parola fine dentro di me, è fare giustizia. Del resto è per questo che il Legislatore prevede una prescrizione del reato dopo dieci anni”.

In Francia ognuno sembra avere il suo tornaconto da questa storia di sesso potere e violenza. E così si tracciano le linee per un’ immensa disgustosa e altrettanto attraente telenovela porno- claustrofobica sullo stile Beautiful, che non ha davvero nulla da invidiare alla nostra.

Tristane nel frattempo continua a presentare il suo libro ovunque si accenda una telecamera. Nella trasmissione popolare “Tout le monde en parle” racconta: “mio padre faceva figli come altri fanno qualche scemenza. Ne deve avere diversi sparsi per il mondo. Quindi è già molto che mi abbia riconosciuto. Mia madre invece non sopportava i bambini. Mi lasciava dalla babysitter marocchina, Amira, che mi portava sempre con sé. Solo che un giorno la marocchina uccide una sua amica in un incidente d’auto e da allora diventa alcolista e violenta. E mi picchiava senza ragione”. Dettagli su dettagli nel suo grand déballage (grande confessione): “Vedevo da mia madre un défilé di uomini che lei riusciva a gestire perfettamente”.

La madre di Tristane, Anne Mansouret, figura di rilievo della comunicazione per l’industria di lusso, e poi consigliera socialista della Haute Normandie, ha dichiarato prima ai magistrati, e poi ovunque: “Ho avuto una relazione sessuale brutale, ma consenziente, con DSK”.  

La figlia stessa ignorava il segreto materno fino a qualche giorno fa. Del resto l’ obiettivo dichiarato di Anne è distruggere l’immagine di Strauss Kahn che vogliono far passare come un semplice “inveterato seduttore”. Che corrisponde poi precisamente a quanto disse Mara Carfagna, e diverse altre donne del Pdl a proposito del premier e delle veline: “è un gran seduttore”.

Dunque capi di governo o aspiranti tali, gran seduttori, che obbligano nazioni intere a occuparsi della loro oscena intimità. Giacché i media applicano precisamente lo stesso criterio populista applicato da loro. E siccome il sesso funziona, e anche i soldi… se fanno i “seduttori”, se ne parla.

Un altro interessante parallelo antropologico si può fare tra le madri italiane che offrono le figlie al potente come la madre di Noemi e le orrende madri delle invitate alle “cene” da Berlusconi, e la madre di Tristane (o Triste Anne) che compete in un rapporto sado masochista con la figlia abusata dal potente. Dove la figlia ha il ruolo di quella che soccombe e lei quello   vincente di chi controlla e gestisce.

In entrambi i casi siamo di fronte a modalità relazionali regredite, di clan chiusi che si accoppiano e riproducono tra di loro.

Il disegnatore satirico Hervé Baudry titola la sua vignetta “L’ affaire si complica, la madre di Tristane è andata a letto con Dsk” . Raffigura Strauss Kahn negli abiti di Star Trek davanti a una fanciulla innocente in abito bianco: “Tristane, io sono tuo padre!” . La ragazza è disperata: “nooo!!”

Anne Mansouret rilascia i suoi ricordi anche all’ Express, magazine politico che titola però come un tabloid: “Les secrets de Anne Mansouret” (I segreti di Anne Mansouret). Anne dice che fu lei a dissuadere la figlia a denunciare il tentativo di violenza. Per questo si era consigliata con diverse persone tra cui François Hollande, ex marito di Ségolène Royal e padre dei suoi quattro figli, entrambi candidati nelle prossime primarie del Ps. Tanto per fare tutto in casa.

Anne sostiene di aver parlato, all’epoca dell’accaduto, oltre che con Hollande, anche con Brigitte Guillemete, ex moglie di Strauss Kahn nonché madre di Camille Strauss Kahn. Brigitte avrebbe chiamato subito l’ex marito che avrebbe confessato e detto:“non so che mi ha preso, ero già andato a letto con la madre, e quando ho visto la figlia mi è partita la testa” .

Ma l’incesto metaforico non finirebbe perché Brigitte Guillemete è stata anche madrina di battesimo di Tristane, e quest’ultima a sua volta amica della figlia Camille.

La dichiarazione di Anne è stata però smentita non solo da DSK e dai suoi avvocati ma dalla stessa Brigitte tramite un’intervista su Nouvel Observateur: “E’ vero che ci siamo conosciute. Ho incontrato a qualche cocktail Anne Mansoureh-Riahi (così si presentava all’epoca la donna di origine iraniana). Fu lei a avvicinarmi e chiedermi se volevo fare da madrina al battesimo di sua figlia Anne-Caroline (il vero nome di Tristane), giacché Tristane che all’epoca aveva 18 anni, si doveva battezzare per sposare un giovane molto credente, e io ero la sola persona battezzata che lei conoscesse. E è vero che mia figlia Camille conosce Tristane. Infatti l’ha voluta incontrare dopo la famosa intervista con Dominique. In quell’occasione le ha raccontato del tentativo di violenza. Camille tornò da me disperata. Allora feci due cose. Prima chiamai Dominique che ha smentito totalmente . La seconda fu di chiamare Anne che mi disse : “non importa, tanto io sono l’amante di Dominique”.

Anche François Hollande ha smentito con fermezza ogni implicazione (“ Hollande alza i toni” titola Libération) con Anne Mansouret.

Del resto nella sede Ps di rue Solférino che si prepara alle primarie, l’agitazione sulle grandi questioni politiche,   regna sovrana. Martine Aubry ha dovuto presentare a Paris Match suo marito dopo le accuse rivoltegli di essere “un avvocato islamista” (ha difeso delle ragazze che volevano portare l’hijab) e a lei di essere: “alcolizzata, omosessuale e malata di cancro al cervello”.
Una ammucchiata di oscenità occidentali: accettare l’islam, essere omosessuali, bere (che è la più ipocrita), ma soprattutto essere malati. Osceno, è proprio quello che deve restare fuori dalla scena. E se si vuole, corrisponde perfettamente alle angosce del centro destra che Sarko mostra appena può di essere in grado di gestire: fitness, guerra all’Islam e affermazione del gallo d’Oltralpe con Carlà, casualmente incinta giusto per le presidenziali.

E questo dà il peso a quello che viene liquidato con fastidio “ gossip”.
L’intimità, oscena proprio perché è tale, di donne e uomini politici corrisponde e condiziona la politica di un pezzo di Europa.

Il filosofo Dany Robert Dufour nel suo recente volume “La Cité Perverse” (Éditions Denoël, 2010)   ha elaborato, prima ancora dell’ affaire DSK, un quadro di sesso potere e oppressione, letto alla luce di Sade, autore da reinserire decisamente nel dibattito politico contemporaneo. Il Divino Marchese aveva ben descritto nelle “120 giornate di Sodoma” (1785) e in “Justine o le sventure della virtù” (1787) le estreme conseguenze del liberismo. Secoli dopo, anche Pasolini con il film “Salò, e le 120 giornate di Sodoma” (1975), intuisce l’immenso potenziale dei testi di Sade per capire l’epoca contemporanea, la mercificazione dei corpi, la pornografia imposta ai consumatori dal capitalismo attraverso l’industria culturale (tv, stampa, libri etc), e poi rivissuta e cavalcata dalla politica, quasi questa, ottusamente, ci vedesse una qualche possibilità di consenso popolare.

In realtà non è che la strada maestra per l’autodistruzione e per generare disgusto dal quale non è escluso che stia nascendo una nuova politica che l’attuale classe dirigente non è in grado neppure di intuire e di decifrare.

Sulla stessa linea di Dufour è anche il filosofo e psicanalista sloveno Slavoj Žižek. In un’ intervista per L’Infedele dice: “Quello berlusconiano è un nuovo autoritarismo permissivo edonista. Non accadrà che una mattina vi sveglierete e sentirete Berlusconi parlare come Mussolini. Ma il messaggio di fondo è : “ Vi potete togliere tutte le vostre voglie”. Il potere sta cambiando il suo modo di funzionare, prima pretendeva dignità e rispetto. Oggi può assumere forme sempre più clownesche. Sono forme di dominio mascherate dietro il permissivismo.”

Cita, giustamente, il film di Terry Guilliam “Brazil” che descrive una società del futuro autoritaria, ma in cui allo stesso tempo il potere ha i tratti di Groucho Marx. “Brazil” si ispira a “1984” di Orwell. Ma il titolo è frutto dell’ azzeccato contrasto tra la canzone leit motiv , melodica e leggera “Aquarela do Brazil” e gli accadimenti claustrofobici del film. Esattamente quanto accade sia in Francia che in Italia, su uno sfondo di crisi per niente rassicurante il potere anziché guidare e risolvere si perde in una pornografia di massa, sullo stile mediatico, tanto ridicola quanto claustrofobica e arretrata.

Dufour in la “Cité Perverse” ne mostra le cause facendole risalire appunto alle teorie del ‘700 quando si è puntato tutto sul self love di cui il pensiero liberale ha fatto il suo credo centrale, presentandolo paradossalmente come virtuoso. Con il risultato di creare un individuo contemporaneo schizofrenico perfetto, estremamente indulgente nelle sue azioni e profondamente moralista con quelle degli altri. L’individuo di oggi, secondo Dufour è il “moralista perverso”.

Osserva Dufour nel suo libro: “Queste lezioni di perversione, costantemente distillate, mirano a creare una sorta di repertorio di gesti sessuali di base che si presuppone che siano comuni a tutti gli esseri “normali”. Ne risulta una crociata pornografica che mira a un pubblico tanto più ampio quanto più si alternano gli stili (rozzo, pulito, alla moda, umoristico, politico, scientifico…). E così in nome di una liberazione sessuale libertaria si costruisce una nuova normativa in cui il collettivo non smette di intervenire nel privato. Dal momento in cui la pornografia diventa pubblica e collettiva, ogni soggetto è fermamente invitato a praticarla come se si trattasse di esercizi di ginnastica, buoni per la salute. Come se ogni sessualità presupponesse un orgasmo, come se ogni piacere supponesse un’ eiaculazione, preferibilmente facciale. E via di seguito. E’ voler dimenticare che la vera libertà , in materia sessuale, è sempre stata di poter inventare, o di credere che si potesse inventare, la propria pornografia con il proprio compagno. L’ incitazione pornografica di massa che corrisponde a una intrusione di poteri con la loro normatività fintamente “libertaria” nell’incontro sessuale privato, non è altro che una volontà di codificare e formattare la pulsione in vista di un suo sfruttamento si grande scala. E precisamente per questo che il godimento degli altri non deve essere esibito, perché allora questo sconfina sulla mia libertà assoluta in questo campo. Questa banalizzazione della pornografia sta producendo altrettanta se non peggiore sofferenza della sua riprovazione nelle epoche anteriori”.

Ma ancora meglio e perfino profetica è una commedia sexy del 1975 di Pasquale Festa Campanile dal titolo “Conviene far bene l’amore”. Finiscono le riserve energetiche e un discepolo di Williem Reich scopre che durante l’atto sessuale gli uomini sprigionano una notevole quantità di energia, a condizione che chi lo compia non sia innamorato. Così il papa viene convinto a rivoluzionare la morale cristiana. L’ Amore è visto ora come il Peccato. Ogni coppia deve andare in un grande centro per copulare due volte a settimana, ma non si devono mai innamorare. Osserva ancora Žižek : “il godimento, il piacere, la soddisfazione stanno diventando un perverso piacere etico. Viviamo in una società dove ti devi sentire colpevole se non godi abbastanza. L’idea è quella di inventare se stessi continuamente: “Prova a diventare bi sessuale” ; “ prova un ‘orgia”; “ non ti legare troppo con nessuno”. Il nemico non è l’autorità patriarcale. Berlusconi non è certo l’esempio di modello patriarcale. Attenzione perché rischiamo di combattere la battaglia sbagliata: il vero problema è la menzogna del permissivismo capitalista. Sei libero di godere. Di divertirti. E la conseguenza è il tasso più alto di impotenza e di infertilità che sia mai stato registrato”.

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