Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la cannabis è la droga più usata nel mondo, nonostante che il consumo, ma soprattutto la cessione, sia nella gran maggioranza degli Stati, punita in modo differente a seconda delle legislazioni. Pochissimi i Paesi dove l’utilizzo e la compravendita della cannabis sono permessi o comunque regolamentati. E’ però evidente la diffusa tendenza a rivedere le proprie posizioni in modo da legalizzarne o comunque  depenalizzarne l’uso.

Sul tema dell’uso e del commercio della cannabis, è ravvisabile un’innegabile tendenza di molti Stati ad eliminare   divieti o comunque   sanzioni, (che oscillano da paese a paese, dall’illecito civile e/o amministrativo fino alla condanna penale) ed anche l’Italia non sfugge a tale movimento, tant’è che circa 200 tra deputati e senatori, in modo trasversale tra i vari partiti, hanno manifestato la volontà di proporre al Parlamento di legalizzarne l’uso.
Che la marijuana e l’hashish siano frequentemente utilizzati fra la popolazione,  per lo più giovanile, è un  dato innegabile ed evidentemente l’uso di stupefacenti è diffuso anche tra i nostri rappresentanti in Parlamento (tutti ricordiamo le inchieste effettuate da un seguito magazine-show).
Ovviamente i deputati e senatori che chiedono la legalizzazione della marijuana non ne  sono esenti dall’uso (nessuno si sognerebbe di chiedere la legalizzazione della noce moscata se non se ne servisse).
Tuttavia, a parte la diffusione anche tra alcuni politici,  la proposta, apre un prevedibile ed accesissimo dibattito sulla convenienza di un simile provvedimento che si muove sulla scia dell’utilizzazione dei derivati della cannabis per uso terapeutico.

I DIVERSI REGIMI GIURIDICI NEL MONDO

Premesso che, in un regime democratico, non debba esservi alcuna compressione della libertà del cittadino sempreché non sussista  compromissione o lesione dei diritti  dei terzi o dei diritti indisponibili di ciascuno, è sicuramente interessante esaminare le soluzioni prospettate ed adottate negli altri Stati.  
In linea molto generale si può dire che l’utilizzo è ritenuto illegale con sanzioni più o meno pesanti in quasi tutti gli Stati del mondo sia a regime democratico che dittatoriale distinguendosi però quasi sempre l’uso personale, (scarsamente o per nulla sanzionato), dal possesso di quantità maggiori o dallo spaccio (pesantemente punito).  
D’altra parte la ratio di colpire lo spaccio deriva dal presupposto che l’uso personale provoca pregiudizi rilevanti all’utilizzatore ed ai terzi (per esempio per un aumento della sinistrosità stradale).
Viceversa le correnti libertarie ritengono che, al di là dei pregiudizi personali, ciascun cittadino sia libero di disporre della propria salute e della propria vita e lo Stato non debba intervenire.
In Europa,  per esempio nei Paesi Bassi notoriamente da anni  è consentita la piccola coltivazione e la vendita dentro i Coffee Shop, mentre in Spagna è illegale avere con sé droghe leggere o fumarle in luoghi pubblici, ma non è punito coltivare in casa propria una pianta e fumare cannabis. In Belgio  la marijuana è illegale, ma la coltivazione è ammessa a patto che la pianta coltivata sia femmina.
Al di fuori dell’Europa, alcuni  Stati degli Usa hanno abrogato le sanzioni, mentre di contro altri Stati nel mondo perseguono a fondo anche il solo uso  di droghe leggere come il Giappone e la Cina. In altri ancora,  pur in presenza di divieti esiste una tolleranza notevole, come per esempio in Brasile.
Gli Stati nei quali è totalmente legale sia l’uso sia la compravendita di marijuana ed hashish, sono tuttavia ben pochi.
             
GLI EFFETTI DELLA CANNABIS

La diversa regolamentazione giuridica e l’approccio dei singoli Stati al problema è perfettamente indicativo dell’enorme incertezza che regna, sia sui possibili danni diretti che può più o meno portare l’uso di cannabis nei singoli individui (chi ne fa uso tende a minimizzarne le conseguenze), ma anche sui possibili danni indiretti nei confronti della collettività.
Per comprendere la questione sotto le varie sfaccettature è necessario partire dagli effetti psicofisici che la marijuana provoca sugli utilizzatori.
Sotto tale profilo gli effetti dell’uso, sia sotto forma di foglie, di corteccia o di altri derivati, sono piuttosto noti.
Aspirare il fumo di cannabis allevia la tensione e comporta  un marcato rilassamento con un diffuso senso di euforia, un aumento in modo anormale dell’appetito (iperfagia), e della percezione  acustica (si rilevano rumori che normalmente non si riescono ad apprezzare), permettendo per esempio di ascoltare la musica in senso più partecipativo, aumenta la loquacità e costituisce un potente afrodisiaco che aumenta il piacere durante il sesso, prolunga nei maschi l’orgasmo e comporta più orgasmi nelle femmine. Inoltre l’utilizzo di cannabis introduce  la tendenza al facile riso ed all’euforia, percependosi lati comici in ogni situazione prima sfuggenti (o inesistenti), accelera il battito del cuore, comporta l’arrossamento oculare ma, contestualmente al rilassamento generale, provoca difficoltà rilevante nell’attenzione con un contestuale senso di  leggerezza mentale.
Subentra inoltre una certa distorsione della percezione del tempo e dello spazio e nella percezione del proprio corpo, (sensazioni che in un consumatore occasionale possono determinare paura o sgomento).

MODIFICAZIONI A LIVELLO MENTALE

Apparentemente dunque sembrerebbe che l’uso della marijuana e dell’hashish, comporti sensazioni piacevoli e conseguenze per lo più positive, ritornandosi nella normalità una volta terminato l’effetto sull’apparato cerebrale.
In realtà tuttavia dai rilevamenti clinici ormai consolidati (la diffusione ha ormai permesso di conoscere molto  approfonditamente le conseguenze psico-fisiche) emerge che la cannabis determina molte modificazioni a livello mentale.
Le aree del cervello nelle quali sono distribuiti principalmente i recettori dei cannabinoidi  riguardano i gangli basali ed il cervelletto per ciò che concerne le sensazione sul proprio corpo, l’ippocampo relativamente alle funzioni dell’apprendimento, della memoria e del controllo dello stress, la corteccia cerebrale per ciò che riguarda le funzioni cognitive, il nucleus acumbens per ciò che riguarda le aumentate sensazioni di piacere, l’ipotalamo per ciò che riguarda le sensazioni anomale di sazietà (fame chimica), l’amigdala per le emozioni e le paure, il midollo spinale relativamente alle sensazioni periferiche, il tronco encefalico associato  all’eccitazione sessuale ed al sonno e molte altre.
Inoltre i cannabinoidi inibiscono transitoriamente la trasmissione dei segnali neuronici attraverso i gangli ed il cervelletto.
Accanto a questi effetti mentali vi sono altri effetti di natura fisica, laddove la marijuana modifica la struttura delle cellule dello sperma deformandole, modifica il ciclo mestruale della donna, ma cosa   più grave, le sostanze psicoattive presenti nella cannabis il THC (con effetti stimolanti allucinogeni)  ed il CBD (con effetti sedativi) comportano, soprattutto il primo, la distruzione delle cellule nervose del cervello danneggiando la memoria.
Ciò che tuttavia emerge con immediatezza è che l’uso abituale della cannabis impoverisce le capacità intellettuali venendo meno qualsiasi forma di iniziativa e di predisposizione allo studio od al lavoro.
La cannabis è una delle poche droghe che  può portare difetti ereditari  nei feti nati da donne consumatrici, laddove è emerso che in molti casi, i loro figli, risultano avere meno iniziativa, meno capacità di concentrarsi e di perseguire gli obiettivi nella vita.

GLI EFFETTI SOTTO IL PROFILO PSICHIATRICO

Fermo restando che i pregiudizi ormai sono abbastanza noti e d’altra parte se un individuo desidera drogarsi conscio delle conseguenze ben lo può fare, tuttavia  gli effetti irreversibili di carattere psichiatrico, che si possono verificare anche a distanza di  molto tempo dopo l’interruzione del consumo, non sono ben conosciuti al grande pubblico, perché colpiscono solo una percentuale dei consumatori, stimata intorno al 10%.
In occasione di una perizia del Tribunale, richiesta da una moglie che voleva impedire i rapporti padre-figlio, a causa della tossicodipendenza da cannabis del genitore, un consulente tecnico ha fatto il seguente esempio che ben rende l’idea.
Egli affermava che l’uso della marijuana a differenza di altre droghe è particolarmente insidioso perché la cannabis viene considerata una droga leggera, mentre in realtà comporta delle conseguenze anche a lungo termine.
E’ come se si decidesse di alimentare un aspirapolvere anziché a 220 volt (la corrente di rete), a 380 volt.
Attaccando la spina l’aspirapolvere diverrebbe di enorme  potenza, pulirebbe il pavimento in un baleno, aspirando anche a notevole distanza qualsiasi cosa si trova nei paraggi grazie al numero elevatissimo di giri del motore.
Staccata la spina e ricollegando la corrente a 220 volt l’aspirapolvere ritornerà allo stato normale.
In realtà tuttavia, faceva notare il tecnico, non è affatto così.
L’aver sovraccaricato l’aspirapolvere con una corrente così elevata ha comportato la bruciatura irreversibile superficiale dei filamenti del motore, i quali apparentemente sani in realtà sono interessati da una serie di microfratture.
Continuando ad utilizzare l’aspirapolvere a corrente normale, in seguito, anche dopo qualche anno, le fratture cominceranno a rompersi, dando luogo inspiegabilmente al corto circuito del motore e repentinamente alla bruciatura dell’apparecchio, pur a distanza di tempo dall’evento.

CONSEGUENZE IRREVERSIBILI

Il problema sottostimato è proprio quello delle conseguenze psichiatriche irreversibili   che però si verificano solo in una parte dei consumatori e con effetti diversi (più modesti con attacchi di panico, più gravi con fobie di vario genere,  fino alla schizofrenia per i soggetti predisposti). Conseguenze che comunque riducono, anche nelle forme meno gravi, la serenità e la tranquillità della vita.
Un recentissimo studio universitario dell’Harward Medical School ha confermato che l’uso di cannabis, anche solo una volta a settimana provoca l’alterazione definitiva di alcune aree cerebrali.
Mediante l’utilizzo della risonanza magnetica e confrontando il cervello di ragazzi fra i 18 ed i 25 anni che facevano uso di marijuana almeno una volta a settimana, con quello di chi non fumava, sono risultate alterazioni in zone cerebrali collegate all’emotività ed alla dipendenza in misura direttamente proporzionale al grado di consumo della droga.
In sostanza è emerso che la cannabis oltre che non essere affatto una droga sicura, comporta, anche solo con l’uso saltuario, danni irreversibili  al cervello e pregiudizi a carattere psichiatrico per i soggetti più sensibili.

MALATTIE MENTALI E FAMILIARITA’

Tali conseguenze pur culturalmente accettate, in genere sono sottostimate, laddove la marijuana, a differenza della cocaina o dell’eroina che danno luogo ad effetti lesivi immediati, può scatenare in seguito, con alto indice di probabilità, nei soggetti predisposti,  soprattutto se esiste una familiarità, gravi malattie mentali.
Rilevano tali studi infatti come  i soggetti  familiarmente predisposti alla schizofrenia od alle  malattie mentali, molto frequentemente, con l’uso della marijuana piombano nel disturbo psichiatrico, che diversamente avrebbero evitato.
La natura  ogni volta che nasce un bambino cerca di migliorare la generazione successiva, “scartando” le carte di più basso valore, mischiando le altre ed estraendo da queste quelle del DNA che formerà le caratteristiche  del nuovo soggetto.
Quando la natura si trova in presenza di  una malattia ereditaria, alza un diaframma per evitare che nelle generazioni successive il disturbo si ripresenti.
L’effetto della cannabis è esattamente quello di spezzare per sempre tale diaframma, comportando la caduta di molti soggetti, che diversamente avrebbero avuto una vita serena e tranquilla, in malattie gravissime come psicosi, schizofrenia, stati allucinatori, paranoie e simili.
Aggiungono i ricercatori universitari che tale effetto è ravvisabile di recente con maggiore frequenza in quanto lo spinello di oggi è molto più potente di quello di dieci o vent’anni fa.
Infatti negli anni ’70 una sigaretta conteneva il 3,5% di DHC, negli anni ‘90 ne conteneva il 10% e negli ultimi anni la percentuale è salita al 25%.
Il fatto che tuttavia, conseguenze irreversibili così marcate, tali da distruggere una vita, colpiscono solo una parte dei consumatori di marijuana, fa sì che vi sia una tendenza alla minimizzazione degli effetti correlati, anche perché in genere chi ne fa uso insiste nel tentare di convincere gli altri a farne parimenti uso, al fine di far rientrare un fenomeno che è percepito come deleterio ed illegale, nella normalità.

I SUICIDI GIOVANILI

Questa presenza di disturbi psichici più o meno rilevanti e comunque irreversibili, è l’aspetto più grave dell’uso della cannabis e pur se colpiscono una parte ridotta della popolazione, con conseguenze rilevanti.
In Lombardia,   regione che detiene il primato del più elevato numero di suicidi tra i giovani fra gli 11 ed i 24 anni, è stato rilevato che, nella popolazione di Milano e dintorni, valutata in circa mezzo milione di giovani nella fascia di età fra i 10 ed i 20 anni, sussiste una percentuale di possibile suicidio molto elevata correlata spesso all’uso di droghe.
In un solo anno a Milano vi sono stati 15 adolescenti suicidati e 150 tentativi di suicidio circa.
Nell’80% dei casi, alla base vi era un disturbo psichico,  mentre nel 20% vi era un uso di cannabis ed altre droghe.
Mentre prima i reparti psichiatrici erano pieni di anziani, ora vi è un abbassamento dell’età media dei ricoverati con una diagnosi di malattie mentali estremamente gravi derivanti o addebitabili quasi sempre all’uso di sostanze stupefacenti, in genere marijuana o extasy.

LA PERDITA DI STIMOLI

Se tuttavia i disturbi psichiatrici colpiscono solo i soggetti predisposti e quindi un numero ridotto di utilizzatori, vi sono effetti che invece sono generalizzati soprattutto tra i giovani.
Facciamo riferimento alla caduta degli stimoli, alla perdita  di interessi, alla sopravvenuta mancanza di ogni capacità di studio e quindi all’impossibilità di portare a termine il percorso scolastico al quale si era predestinati o peggio.  
Mi capita di ritornare con la mente agli  inizi degli anni ’70 ove nel quartiere in cui vivevo,  l’uso della marijuana o dell’hashish era diventato diffusissimo tra i giovani bene, in quanto non vi era alcuna forma di repressione o di compressione del fenomeno, laddove l’unica droga che era considerata punibile era data dall’ LSD degli hippies .
Diversamente l’hashish non veniva neanche preso in considerazione. Ricordo perfettamente giovani del quartiere che si recavano in Olanda e tornavano con sacchi della spazzatura dal 15 litri pieni fino all’orlo di hashish o marijuana, senza alcun controllo di alcun genere.
Ben presto però tutti gli interessi dei giovani bene di quel periodo finirono con il ruotare nell’incontro serale a casa di qualcuno di loro ove si riunivano per  fumare la marijuana, rimanendo in stato di intorpidimento e risa senza controllo, per tutto il pomeriggio fino a sera inoltrata, con una perdita totale di qualsiasi altro interesse e con una caduta a picco dei rendimenti scolastici.
Gli effetti sono stati ben visibili, laddove quasi tutti non sono riusciti più a portare avanti gli studi ai quali si erano avviati, quasi nessuno è riuscito a laurearsi, salvo coloro che avevano compreso rapidamente la pericolosità del fenomeno e dell’uso dell’”erba”.

I SINISTRI STRADALI

L’uso di cannabis dunque, se da un lato riduce  le capacità intellettuali ed in taluni casi favorisce disturbi psichici rilevanti, è pacifico , anche tra i fautori della liberalizzazione,  che comprometta in modo notevole  l’attenzione alla guida.
Il conducente di un veicolo dopo aver fumato marijuana, statisticamente, raddoppia le probabilità di avere un sinistro stradale, per non parlare del caso in cui  il consumo di marijuana viene associato al consumo di alcol.
Non è necessario ricorrere a particolari statistiche in quanto basta leggere i giornali per verificare quanti incidenti stradali vengono provocati da soggetti che erano sotto l’effetto di cannabis o di altre droghe.
Singolarmente la cocaina aumenta l’attenzione e la tendenza a sottovalutare i rischi, mentre la cannabis crea uno stato di torpore ed incapacità di reagire adeguatamente alle insidie della strada.
L’ultima statistica del 2009 dell’ Istat parla di 6.000 sinistri accertati per alcol e droga.

LA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS
 
Al di là della decisione legislativa che verrà assunta e che dovrà porre sul piatto della bilancia da un lato il diritto dell’autodeterminazione e dall’altro i pregiudizi per i singoli e la società, l’importante è avere la consapevolezza del problema sotto tutte le angolazioni.
Certamente ciò che appare fuorviante è la pretesa dei consumatori, nell’ottica di una legalizzazione del proprio comportamento, di considerare la cannabis quasi come una “droga buona” o una “droga leggera”, paragonando falsamente l’uso al tabagismo, che seppure comporta come la marijuana il pericolo di tumori o di ictus, non ha conseguenze sul cervello.
Certamente   se avverrà la legalizzazione, l’utilizzo di cannabis diverrà indiscriminato  soprattutto tra i giovani ed i giovanissimi, con l’effetto di un  numero rilevantissimo di  costoro (è semplicistico ritenere che basti mettere un limite di età per inibirne l’uso ai minori) che  finiranno per farne l’oggetto stesso della loro vita con tutte le conseguenze per le loro vite e per la collettività.

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