La sera del giorno dell’Immacolata passando dalla lista delle catastrofi prossime venture elencate dal Servizio Pubblico, chi si fosse soffermato su Rai Uno, per soli tre minuti poteva trovare una rassicurante sequenza di questo tipo: Don Matteo ingiustamente incarcerato spezzava il pane davanti al suo carceriere aguzzino.

Stacco. Poi dalla scena madre alla pubblicità. Qualche cellulare e saponetta. Seguono i trailer della programmazione successiva: Porta a Porta annuncia la puntata che seguirà: “Piena di grazia”. Interamente dedicata alla Madonna. Si annunciano gli ospiti in studio: Angela Volpini che ha visto e dialogato con la Madonna per dieci anni di fila, Claudia Koll che si è convertita, Lina Sastri, interprete di “Maria” nella fiction su San Pietro, Massimo Giletti, conduttore dell’Arena Domenica In ma anche frequentatore assiduo di Lourdes, Paolo Brosio Mediaset ma anche devoto della Madonna di Medjugorje. Da ricordare che Brosio è stato anche in grado di mandare delle immagini della Madonna che giustamente in linea con la post modernità e i reality appare non solo ai veggenti ma anche in tv mentre viene vista da una veggente. Ovviamente su Rai Uno.

Dopo il promo di Porta a Porta si passa all’annuncio della programmazione per la settimana prossima: lunedì la fiction “Preferivo il Paradiso”, in cui Gigi Proietti, abbandonati gli abiti del carabiniere indossa quelli del Santo Filippo Neri. Questo in meno di quattro minuti.

Finito Don Matteo la puntata di Porta a Porta inizia dunque con un Vespa in gran forma, che va dritto alla signora delle apparizioni e chiede “allora com’era la Madonna?”. E quella ne fa una descrizione che più tradizionale non si può: “ con un abito rosa, un velo bianco e un manto celeste”. Per cui non si sa se la Madonna ha voluto rispettare la tradizione scelta in terra per lei e abbia indossato quegli abiti o se tutta l’iconografia sacra, compresa quella retrodatata alla pittura dei secoli passati, per non parlare della rappresentazione decisamente cheap, si sia ispirata al resoconto della signora Volpini. Alla quale Vespa faceva domande al limite del maleducato, tanto per fare, appunto il giornalista d’assalto scettico anche se intossica l’universo mondo da anni con madonne e modonnare. Poi la volta di Lina Sastri: “che si prova a fare la Madonna?” . L’attrice non poteva che provare gioia timore e emozione. Claudia Koll invece da vedette miscredente, un giorno in preda alla disperazione si è messa a pregare, e si è convertita. Si scoprono anche amicizie con Giletti col quale va a messa, e che poi racconta la sua esperienza a Lourdes.

Dopo questo approfondimento spirituale avvenuto in uno spazio dove spesso si parla di tette e silicone,  lunedi   prossimo andrà in onda su Rai uno la replica di “Preferivo il Paradiso” . Proietti abbandona il carabiniere per il santo che aiuta i poveri diseredati, ripetendo  così i due temi sui quali si oscilla in Don Matteo: l’arma dei carabinieri, nei secoli  fedele, e la chiesa per secoli sui fedeli.

Le due istituzioni salvifiche contro il male, dove ovviamente l’una completa l’altra.

Parla di San Filippo Neri, il giullare di Dio. I bambini straccioni “preferiscono il Paradiso” cantano. Non in terra, ovvio. Né oggi, e né domani. Ma quello che viene dopo. Va’ a sape’…

Ma attenzione, perché la fiction è una replica. Infatti è già andata a settembre dello scorso anno. La ripropongono a chi se la fosse persa. “Preferisco il Paradiso” si era già contesa l’ascolto con un attraente prodotto Mediaset dal titolo: “ Il peccato e la vergogna”. Qui, non si parlava della classe politica italiana, come i tempi del Rubygate e di Scilipoti suggerivano, ma di storie a sfondo moraleggiante per le masse da convincere a comprare shampoo e auto.

Le proteste femministe di questi ultimi anni, relative alla rappresentazione e alla miseria dei ruoli delle donne nei media e nella fiction,  quasi sempre di accudimento o seduzione di uomini potenti sono  state abbondantemente raccolte. La serie con Sabrina Ferilli su canale Cinque ne è l’ epigono: “Anna e i Cinque” produzione Magnolia , quella di Giorgio  Gori (il rottamatore insieme a Matteo Renzi), parla di una donna che la sera fa la cubista e il giorno la baby sitter da un ricco separato che poi ovviamente sedurrà.

Si era tanto attesa la donna ai vertici, Rai. E finalmente è arrivata Lorenza Lei che ha saputo capire e raccogliere. Infatti  per le uguaglianze dei sessi, in risposta a Don Matteo la Rai ha lanciato una nuova serie  con una donna protagonista. “Che Dio ci aiuti!”, protagonista Elena Sofia Ricci.  Parla di una donna lontana dalla religione che finisce in carcere dove matura la decisione di prendere i voti. Una volta suora farà la detective. Nel cast c’è anche Francesca Chillemi, la ex fidanzata del figlio del ministro La Russa che aveva già interpretato Ippolita, in “Preferivo il Paradiso”.  Nella serie si  ripropone  il solito ruolo da contendersi con lo stato. Da una parte le forze dell’ordine dall’altra quelle dell’ordine spirituale (secondo il comandamento Rai). E anche di CL. E del resto in lavorazione c’è un’altra fiction su Don Giussani, inventore di Comunione e Liberazione. Ispirata alla cronaca che ne fece il suo discepolo Renato Farina nel libro “Vita di un amico”.

Appare necessario infatti raccontare al pubblico cosa sia l’educazione religiosa e per quale strade si giunga dopo questo tripudio di santità. Ci vorrebbe poi una fiction, o un docu – reality  che spieghi a chi giova tutto questo.

E sempre per riposizionare di nuovo la donna nel suo ruolo,  prossimamente : “Maria”, sempre fiction Rai, storia della Madonna, cui il settimanale Oggi ha già dedicato un dossier (il marketing si estende anche sui settimanali, come avviene per Uomini e Donne).

Prodotta e girata in Tunisia da Tarak Ben Ammar, che del resto era al meeting di agosto di Comunione e Liberazione per dire che lui da musulmano (ovviamente nessun musulmano in Tunisia ritiene che lui lo sia) è stato scelto da Dio per fare queste fiction. Soprattutto con l’uso degli studios a Gammarth , che lo scelto da Dio e parente della famiglia dell’ex  dittatore, ha avuto in dono dal dittatore stesso e ha poi restaurato con i soldi pubblici.

L’economista Jean-Paul Fitoussi intervistato da Servizio Pubblico avvertiva gli italiani: “Non esiste Zorro, non esiste Superman!”. Difficile immaginare in un clima di sottocultura come questo un popolo che non aspetti il Salvatore. Che ovviamente non è mai quello giusto.

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