Dopo le piogge torrenziali dei mesi scorsi, un’altra e ben più temibile piaga si è abbattuta sul patrimonio culturale italiano: la spending review. A farne le spese questa volta sono alcuni storici musei della capitale.
A inizio gennaio aveva sconcertato la notizia della chiusura del Museo della Civiltà Romana, sito nel quartiere Eur. L’Istituto, nato a seguito della famosa mostra del 1911 e aperto al pubblico dal 1955, ha infatti una fisionomia peculiare nel vasto e articolato panorama dei Musei di Roma in quanto custodisce in massima parte riproduzioni di statue, iscrizioni, busti, rilievi, elementi architettonici e plastici che ricostruiscono monumenti e complessi architettonici di Roma e delle provincie dell’impero romano.

Tra di essi va ricordato il famoso plastico di Roma imperiale realizzato dall’architetto Italo Gismondi. Insomma, un museo delle testimonianze della cosiddetta “cultura materiale” che permettono al visitatore di capire i diversi aspetti della civiltà romana dalle origini fino all’età imperiale, quali le arti, l’alimentazione, la vita domestica, l’esercito, il commercio. Eppure il museo ha rischiato di chiudere per il mancato rispetto delle norme su igiene, prevenzione degli incendi, messa in sicurezza e barriere architettoniche. A fine gennaio è arrivata la lieta notizia dello sblocco delle risorse finanziarie necessarie per la riqualificazione di tutto il Museo. I lavori riguarderanno anche il grande plastico di Roma Imperiale, le sale storiche del museo, il Planetario e il Museo Astronomico. “Finalmente il Museo didattico per eccellenza della capitale avrà i lavori di riqualificazione ormai improcrastinabili” hanno dichiarato il sindaco Ignazio Marino e l’Assessore alla Cultura Flavia Barca, a cui va il merito di essersi subito attivati per l’ottenimento dei fondi “erano diversi anni che si attendeva lo sblocco dei fondi. La valorizzazione del nostro patrimonio culturale e di un polo come quello che ruota attorno al Museo della Civiltà Romana, frequentatissimo soprattutto dai giovani studenti, passa anche attraverso queste azioni”. Il Museo è stato immediatamente chiuso al pubblico per permettere l’inizio dei lavori.

Il Museo dell’Alto medioevo
Se per il Museo della Civiltà Romana il pericolo chiusura sembra scongiurato, almeno per il momento, a fine anno chiuderà un altro importante museo romano, il Museo Nazionale dell’Alto Medioevo. Si tratta dell’unico museo dedicato all’età postclassica, in cui sono esposti reperti datati dal IV al XIV secolo d.C. provenienti da Roma e dall’Italia centrale. Il Museo fu istituito nel lontano 1967, nel quartiere Eur, con l’obiettivo di “promuovere la ricerca su un periodo strategico per lo studio della trasformazione del mondo antico”. L’Alto Medioevo è infatti un’epoca tradizionalmente definita “buia” e “barbarica” ma che in realtà, oltre ad avere il suo fascino dal punto di vista artistico, è di importanza fondamentale dal punto di vista storico in quanto è in questo periodo che vengono gettate le basi delle trasformazioni politiche e sociali che caratterizzeranno i secoli successivi. Vi sono conservati reperti che vanno dall’età imperiale a quella longobarda, come i corredi funerari rinvenuti nelle necropoli di Nocera Umbra e Castel Trosino, nucleo di eccellenza del museo e fondamentali testimonianze dell’occupazione longobarda nelle Marche e in Umbria; sono conservati anche reperti dell’età carolingia, come gli arredi rinvenuti nelle domusculte di S. Rufina e S. Cornelia, e una collezione copta esemplificativa dell’Egitto tardoantico. Il museo ospita inoltre la straordinaria decorazione in opus sectile proveniente dalla sala di rappresentanza di una domus monumentale rinvenuta fuori Porta Marina a Ostia e per il cui allestimento, nel 2006, è stato speso 1 milione di euro. Causa della soppressione dello storico istituto è la spending review che ancora una volta colpisce spietatamente il patrimonio culturale. Vediamo cosa è successo. Il Museo, così come il Museo Pigorini, il Museo delle arti e tradizioni popolari e l’Archivio centrale di Stato, è in affitto in edifici di proprietà dell’Eur Spa, società partecipata per il 90% dal Ministero dell’Economia e dal 10% dal Comune di Roma. Il Ministero dei beni culturali e del turismo (Mibact) ogni anno paga a questa società un canone di locazione pari a 11,5 milioni di euro. Avete capito bene, lo Stato paga un affitto allo Stato. A causa del debito pubblico il governo ha deciso di risparmiare effettuando dei tagli e ha deciso di tagliare il canone di affitto del Museo dell’Alto Medioevo, pari a 370 mila euro l’anno equivalente al 3% del canone totale pagato all’Eur Spa.  Sembrerebbe inoltre che la chiusura di questo importante museo nazionale sia stata decisa senza aver progettato in maniera chiara e definita dove saranno ricollocati i suoi reperti. Si è parlato di un loro possibile trasferimento nelle sale del vicino Museo Nazionale Preistorico Etnografico Pigorini, ma “questa scelta snaturerebbe la natura di entrambe le strutture” ha spiegato Giuliano Volpe, docente di Archeologia all’Università di Foggia e membro del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici del Mibact. La Società degli Archeologi Medievisti Italiani (Sami) si è detta “sorpresa che di fronte all’impossibilità di mantenere in vita il Museo dell’Alto Medioevo non si sia pensato caso mai a impostare un opportuno progetto scientifico per un grande percorso conoscitivo in una realtà specifica come quella del Museo Nazionale Romano – Crypta Balbi.  Qui infatti vengono illustrate le trasformazioni della città tra l’età tardoantica e l’altomedioevo (V-IX secolo); inoltre il grande deposito di scarti relativi alla produzione di oggetti di lusso per l’abbigliamento e l’ornamento, da tempo, sono stati riconosciuto come pertinenti a un’officina che forniva probabilmente anche i longobardi di Nocera Umbra e Castel Trosino”. La Sami ritiene necessario che questa strategia politica, frutto di una malintesa visione mercantilistica del bene culturale, sia cambiata affinché altri musei, biblioteche o archivi non subiscano lo stesso destino. “I vantaggi di un museo sono soprattutto in termini di crescita culturale, di miglioramento del benessere e della qualità della vita”.

Le iniziative per sostenere il Museo
Numerose sono le iniziative promosse a sostegno del Museo. Un gruppo di “cittadine e cittadini che hanno particolarmente a cuore i beni e le attività culturali del Patrimonio Italiano” (i SaveMame) ha attivato una petizione on line per chiedere al neo Ministro dei beni culturali Dario Franceschini di salvare il Museo dell’Alto Medioevo perché, come si legge sulla pagina, “i nostri beni più preziosi sono i Beni Comuni, quelli imprescindibili, materiali ed immateriali, tolti i quali non possiamo pensare sia più credibile condurre una esistenza degna. Per questo innalziamo qui la nostra piccola linea di frontiera. A partire dal Museo Nazionale dell’Alto Medioevo. Difendere un tassello, per difendere l’intera filiera. Se crolla un Museo Nazionale, presto la Spendig review potrà sottrarci qualsiasi altra istituzione museale. E’ una battaglia di civiltà”. I cittadini SaveMame si domandano perché il Ministero dell’Economia non ceda a titolo gratuito il 51% della sua partecipazione in Eur SPA al Mibact, restituendo a tale Istituzione dello Stato ogni sua originaria competenza, e il motivo per cui invece di tentare di risolvere la situazione ci si sia rassegnati a chiudere. I cittadini chiedono al ministro Franceschini e al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan di “districare questo spiacevole ganglio istituzionale, al fine di reinvestire nella struttura i fondi risparmiati e restituire alla cittadinanza tutta libertà e possibilità di poter costruire finalmente una fase di rinascita per il nostro martoriato paese”. Dal 1 marzo ad oggi sono state raccolte circa 2800 firme, ma le adesioni aumentano velocemente di minuto in minuto. L’iniziativa ha il sostegno dell’Associazione Laurentes in quanto, come ha dichiarato la presidente Laura Pasetti, qui si tratta di tutelare e salvaguardare ciò che ci appartiene di diritto, affinché sia a noi che alle generazioni future non sia sottratto un patrimonio culturale che rappresenta il passato da cui proveniamo e che ci ha formato. Il nostro passato. Il tecnicismo economico non può sopprimere l’Arte. Pasetti chiede l’intervento del Municipio IX affinché non resti impassibile di fronte ad una così grande perdita nel quartiere.

Una petizione online
La petizione è stata condivisa anche dall’Associazione Nazionale Archeologi che, attraverso il presidente Salvo Barrano, ha definito “sorprendente l’intenzione espressa dai vertici del Mibact di voler chiudere il Museo dell’Alto Medioevo per esigenze di spending review”. Alessandro Garrisi, presidente della sezione Lazio dell’ANA ritiene il taglio del canone d’affitto del museo un risparmio molto relativo, a fronte dell’ingente importo versato annualmente. Inoltre, “eliminare il Museo Nazionale dell’Alto Medioevo, smembrandone e ricollocando in parte le collezioni nell’adiacente Museo Nazionale Preistorico Etnografico Pigorini, ipotesi circolata sugli organi di stampa, non ha alcuna giustificazione scientifica e denuncia la mancanza di programmazione che sottende a tutta l’operazione. Se davvero occorre intervenire sul Museo Nazionale dell’Alto Medioevo, l’unico in Italia, è necessario un serio progetto scientifico e culturale”. In alternativa, per Garrisi il Ministero delle Finanze potrebbe cedere gli immobili in questione al Mibact. Il timore è che “dietro il frettoloso sfratto del Museo nazionale dell’Alto Medieovo si nasconda la volontà di privatizzare i volumi dell’Eur a vantaggio di qualche cordata privata”. Sono in molti a pensare che la decisione di chiudere il Museo sia collegata alla costruzione del nuovo centro congressi dell’Eur, meglio conosciuto come “Nuvola”, progettato dall’architetto Massimiliano Fuksas nel 1998 ma ancora incompiuto. Un’opera il cui costo di realizzazione, in origine 272 milioni di euro, è lievitato negli anni a 415 milioni. Un’opera che riflette al meglio l’incapacità di chi governa il nostro paese nel gestire le poche risorse economiche a disposizione. E che ora è appesa a un filo perché ovviamente alle casse del cantiere mancano 170 milioni: su richiesta del presidente dell’Ente Eur Pierluigi Borghini, 100 sono stati assegnati dal Governo a fine 2013, con la legge di stabilità. Ora bisogna ingegnarsi per trovare gli altri 70. Insomma, senza troppi giri di parole, la paura è che in realtà si voglia destinare gli spazi che oggi ospitano il museo dell’Alto Medioevo per “utilizzi” più vantaggiosi, come ad esempio ospitare hotel o altri servizi funzionali al nuovo centro congressi. “Il sospetto è che ci troviamo di fronte all’ennesima speculazione” ha dichiarato Alessandro Pintucci, presidente della Confederazione Italiana Archeologi “si chiude un museo per un risparmio minimo quando solo pochi anni fa è stato investito 1 milione di euro per allestirne una sala. Senza contare le spese che andranno affrontate per spostare tutti i reperti e per costruire una nuova struttura che ospiti l’opus sectile di Ostia. E il tutto in tempi inenarrabili. Il Museo si trova sicuramente in un punto turistico sfortunato, non  collegato culturalmente con la città. Non c’è una politica museale corretta. Non c’è una volontà di investimento. Il caso del Museo della Civiltà Romana mostra come si cerchino soldi per tirare a campare. E’ necessario invece un investimento serio per rivalutare la zona e renderla fruibile ai cittadini, per trasformare il polo dell’Eur in un centro culturale di rilievo. O si chiude o si rinveste, non esistono vie di mezzo”.

Per chi è interessato a firmare la petizione on line:
https://secure.avaaz.org/it/petition/Ministro_del_Mibact_Dario_Franceschini_Ci_rivolgiamo_a_lei_per_salvare_Il_Museo_Nazionale_dellAlto_Medioevo_Rm/?cphxybb
A sostegno dell’iniziativa è stata aperta una pagina Facebook su cui è possibile seguire l’evolversi della situazione:
https://www.facebook.com/nocloseMNAM?fref=ts
E’ stato creato anche un account twitter a nome @saveMame
E’ stata organizzata una giornata di visite gratuite al museo per promuovere la conoscenza dei suoi tesori: domenica 30 marzo

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