Facebook, Twitter, LinkedIn, Quora e decine di altri social network sono ormai diventati una fetta fondamentale del sistema web di oggi; i primi due, in particolare, si rivolgono a un pubblico più vasto e variegato, e generano una quantità di contenuti impressionante, ogni giorno, ogni ora, ogni secondo.

Una grande rete di persone, il grafo sociale di cui tanto si parla, aumenta costantemente di dimensioni: le linee di collegamento fra gli utenti sono sempre di più, i contenuti condivisi e resi disponibili ai propri amici o followers raggiungono livelli mai visti prima.
In un panorama di questo tipo i motori di ricerca, Google prima di tutti, non possono restare a guardare, l’opportunità di analisi dei dati e di miglioramento dei risultati è troppo grande; obbiettivo: continuare a essere competitivi, offrendo ai propri utenti non solo contenuti scelti in base a parametri generali, ma anche testi e links messi in risalto grazie a ciò che dicono e fanno gli amici sui social network.
La social search diventa così parte fondamentale del più generale segmento della ricerca: dall’anno scorso Google include infatti direttamente in SERP (Search Engine Results Pages, le pagine dei risultati che appaiono quando si cerca una parola o una frase) gli aggiornamenti di stato ottenuti da twitter per hashtags particolarmente attivi in un determinato lasso di tempo; nella barra laterale che appare nelle ricerche è inoltre possibile selezionare i risultati in tempo reale, che provengono proprio dai social network!
I dati ottenuti dai social non interessano solo gli aggiornamenti immediati; la community SEO italiana e internazionale discute da tempo sull’influenza che questi fattori possono avere sul posizionamento dei normali risultati, anche a seguito di dichiarazioni positive in merito, da parte di vari rappresentanti del motore di ricerca di Mountain View.
Sembra infatti che le condivisioni e i likes su Facebook, così come i retweet su Twitter, possano far salire sensibilmente una pagina nelle SERP.
Le notizie di questi giorni invece riguardano la personalizzazione dei risultati delle ricerche, in base alle condivisioni delle proprie connessioni nei social; inserendo nel proprio profilo Google gli indirizzi dei vari account i risultati delle ricerche si modificheranno, dando maggior risalto a quelli apprezzati dai propri contatti.
Google ha inoltre da poco introdotto il pulsante +1, una sorta di sistema di votazione sul modello del “Mi Piace” di Facebook, che ha l’obbiettivo di rendere le SERP ancora più orientate alla ricerca sociale; già da qualche giorno blogger e webmaster sono invitati a inserire tale pulsante nei loro articoli, e da ieri è stato reso disponibile direttamente nelle ricerche di google.com, in lingua inglese.
Ovviamente non sono mancati i grandi flop, come quello di Google Buzz, che doveva emulare Twitter, aggiungendogli delle funzioni da aggregatore di notizie e linee temporali estrapolate dai social.
Microsoft intanto non sta a guardare. È del mese scorso la notizia di una pesante integrazione con Facebook, che mira a mostrare direttamente nelle SERP i “Mi Piace” e le condivisioni, abbinandoli alle foto degli amici interessati.
Il futuro sta nella ricerca sociale e nei social network? O è un fenomeno che presto si avvierà al declino? Tutti i grandi del web non sembrano pensarla così, staremo a vedere.

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