Se l’idea che avete di Pechino ruota attorno all’immagine di rivoluzionari maoisti vestiti con tuniche abbottonate sul davanti che fanno ginnastica in piazza Tiananmen, è bene che l’archiviate per sempre: la vecchia zitella di un tempo, ovvero la grigia Pechino di un’epoca passata, si è rifatta il trucco e oggi il volto della città assume aspetti sempre più nuovi e moderni. Al suo interno, tuttavia, si trovano ancora alcuni dei luoghi più straordinari di tutta la Cina.

Il terremoto che ha devastato la provincia del Gangsu a nord ovest del Paese non è stato percepito a Pechino non solo perché la capitale si trova a nord est, ma perché il governo ha pensato bene di non diffondere le notizie. Atteggiamento tipico cinese è se ne parla poco, la gente non deve sapere troppo, meno sa meglio è cosi si evitano futili allarmismi. La vita di sempre procede nell’indifferenza e nell’ignoranza e tutto appare sereno e tranquillo e intanto nella provincia colpita dal terremoto, si lavora duramente per recuperare corpi tra le macerie, il numero dei morti, dei dispersi e dei feriti continua a salire e la gente ormai appare più rassegnata al suo destino che in preda a panico e disperazione.
Il clima poi tra caldo torrido e piogge torrenziali non è certo di grande aiuto. Anche questa è la Cina seconda potenza mondiale.

Cina 4Il gran Khan, i Ming e i Qing
Erede di un passato imperiale, città dall’architettura affascinante, Pechino fa parte delle metropoli d’eccezione. Poche città al mondo vantano al suo pari una storia così lunga, affascinante e ricca di documenti storici. Capitale quasi senza interruzione per più di un millennio, Pechino è stata di volta in volta il quartier generale mongolo di Khubilai Khan, la sede imperiale delle dinastie Ming e Qing, il palcoscenico del teatrale potere dell’era comunista.
Pechino è situata all’angolo nord-orientale della Cina. I confini della città si estendono per circa 80 km, comprese la zona urbana, quella periferica e le nove contee sotto la sua amministrazione; in altre parole, è una città sterminata. Pur non sembrando tale nella confusione dell’arrivo, Pechino è una città dalla pianta urbana molto ordinata. Strade e viali lunghi e diritti sono incrociati da una rete di vie secondarie. I luoghi d’interesse possono essere molto facili da raggiungere se si trovano lungo le strade principali, o impossibili da trovare qualora siano invece sepolti lungo gli hutong, vicoletti alberati dal fascino decadente su cui sembra aleggiare lo spirito dell’antica capitale mongola. Gli hutong si snodano nel cuore della città e corrono da est a ovest in modo che la porta principale sia rivolta a sud cosi da soddisfare i requisiti del fengshui (l’esposizione a sud assicura la luce e la protezione dalle forze negative che provengono dal nord); essi costituiscono un  microcosmo dove sono ancora radicati il senso di appartenenza comunitaria e lo spirito di ospitalità. Le tradizionali siheyuan case a corte cinte di mura, rappresentano il fulcro di questo incantevole mondo. Molte sono ancora abitate e fervono di attività. Gli uomini si riuniscono fuori dalle porte per bere birra, giocare a scacchi, fumare e chiacchierare.
Trovare guide per una visita agli hutong non è difficile conducenti di risciò a pedali appena vedono uno straniero apparentemente disorientato si fanno avanti sventolando foglietti logori protetti da involucri di plastica che presentano gli itinerari proposti mentre ripetono a gran voce hutong hutong! ovviamente non c’è da aspettarsi di riuscire a parlare inglese!

 

Quando il cielo è alto e l’aria è fresca
La stagione migliore per visitare Pechino è l’autunno, il clima è fantastico né troppo caldo né troppo freddo e i turisti sono relativamente pochi. I cinesi descrivono questo breve periodo con l’espressione tiangao qishuang – letteralmente “il cielo è alto e l’aria è fresca” – in virtù dei suoi cieli limpidi e delle giornate piacevolmente ventilate. La primavera è meno piacevole: ci sono pochi turisti, ma molto vento e molta polvere. L’estate (da giugno ad agosto) è considerata alta stagione nonostante le piogge frequenti. È il periodo in cui gli alberghi aumentano i prezzi e la Grande Muraglia sembra sul punto di crollare sotto l’assalto dei turisti. All’estremo opposto si colloca l’inverno, che tuttavia offre paesaggi gradevoli a chi riesce a sopportare le gelide temperature e molti alberghi offrono sconti elevati. La città è affollatissima durante il Capodanno Cinese (solitamente tra gennaio e febbraio) e nei weekend festivi del 1° maggio (Festa dei Lavoratori) e del 1° ottobre (Festa Nazionale).

 
La Città Proibita
La Città Proibita, così chiamata perché ne fu vietato l’accesso al mondo esterno per 500 anni, è il complesso di edifici antichi meglio conservati della Cina. L’antico mondo di bellissime concubine e leggendari imperatori, di eunuchi e di enormi ricchezze è ancora vivo tra i giardini lussureggianti, i cortili, i padiglioni e le grandi sale del palazzo.
La maggior parte degli edifici è posteriore al XVIII secolo; periodicamente, infatti, si sono verificate perdite dovute a un’infelice combinazione di incendi, vento del Gobi, invasioni dalla Manciuria, saccheggi e razzie da parte sia delle forze giapponesi sia del Kuomintang. Una squadra permanente di addetti al restauro impiega circa 10 anni per restaurate i suoi 720.000 mq, gli 800 edifici e le 9000 stanze: quando ha finito, è ora di ricominciare da capo.

La Città Sotterranea
Verso la fine degli anni Sessanta, temendo un’invasione sovietica i cittadini di Pechino cominciarono a rifugiarsi sottoterra. Ne risultò una città ombra che venne costruita da gruppi di volontari e commessi di negozio. Nel giro di 10 anni, una legione di 2000 persone armata di semplici attrezzi creò questa rete sotterranea, che oggi è occupata da magazzini, alberghi e ristoranti.
Esistono all’incirca 90 diversi punti d’ingresso, tutti nascosti all’interno di qualche negozio lungo le vie principali di Qianmen. Una cartina a muro fosforescente mostra il percorso dell’intero sistema di tunnel; potete visitarne una parte, anche se in realtà non c’è granché da vedere.

Palazzo d’Estate
Oggi preso d’assalto da gruppi di turisti provenienti da ogni parte della Cina e oltre, questo complesso di palazzi, giardini, padiglioni, laghi e vialetti, un tempo era una sorta di parco dei divertimenti della corte imperiale, che si trasferiva in questi luoghi per sfuggire all’insostenibile calura estiva che arrostiva la Città Proibita.
Circondato da acqua, giardini e collinette, il Palazzo d’Estate era una meta prediletta di imperatori e imperatrici. Durante la seconda guerra dell’oppio (1860) fu gravemente danneggiato dalle truppe anglo-francesi e il progetto di restaurarlo fu caldeggiato con entusiasmo dall’imperatrice madre Cixi, ultima testa coronata della dinastia Qing. A questo scopo furono utilizzati i fondi destinati alla realizzazione di una moderna flotta navale, ma, ironia della sorte, l’unico intervento che andò a buon fine fu la restaurazione di una scultura in marmo a forma di nave. Oggi questa nave riposa sulle rive del lago in tutta la sua immobile e non belligerante austerità. Il progetto di restauro del complesso fu interrotto dalla disgregazione della dinastia Qing e l’inizio della rivolta dei boxer. Nei mesi più caldi il Palazzo d’Estate è strapieno di gente; in questo periodo gli abitanti di Pechino approfittano della frescura del lago Kunming, che da solo occupa tre quarti del parco. L’edificio principale è poeticamente chiamato Palazzo della Benevolenza e della Longevità, mentre lungo la sponda settentrionale sorge il Lungo Corridoio, così chiamato semplicemente in virtù della sua lunghezza. Si estende per oltre 700 metri, zeppo di quadri e scene mitologiche. Se vi sembra che alcune raffigurazioni siano velate da una patina di ‘nuovo’, ciò è dovuto al fatto che molti murali furono realizzati durante la rivoluzione culturale.

Piazza Tiananmen
Macchiata per sempre dalla memoria del massacro di cui è stata teatro, Piazza Tiananmen è un vasto deserto lastricato, punteggiato di gente che passeggia o fa volare gli aquiloni. Questo era un luogo di aggregazione già in epoca imperiale, ma la sua esistenza come Piazza Tiananmen si deve a Mao. Nei giorni della rivoluzione culturale, Mao vi organizzava parate che riunivano fino a un milione di persone.
Nel 1976, un altro milione di persone si radunò nella piazza per porgergli l’estremo saluto. Nel 1989, su questa piazza i soldati dell’esercito abbatterono con i loro carri armati la folla che dimostrava in favore della democrazia. Oggi Piazza Tiananmen ha riacquistato il suo ruolo di luogo ricreativo e d’aggregazione, dove l’immagine più comune è quella dei genitori che comprano palloncini ai bambini. Attorno al suo perimetro campeggia una mescolanza di monumenti passati e presenti: la Porta della Pace Celeste, il Museo della Storia Cinese e il Museo della Rivoluzione Cinese, il Palazzo dell’Assemblea del Popolo, la Porta Anteriore, il Mausoleo del Presidente Mao (dove è possibile acquistare souvenir e vedere la salma imbalsamata – sempre che in quel momento non sia in restauro) e il Monumento agli Eroi del Popolo.

 
Il Tempio del Cielo
Massima espressione dell’architettura della dinastia Ming simbolo della capitale. In origine il tempio, concepito secondo i dettami del Confucianesimo costituiva un immenso “altare del cielo”, in cui l’imperatore in quanto figlio del cielo celebrava i riti per propiziare gli dei e per espiare i peccati del popolo.

 
Cina 8 Tempio lama.jpgIl Tempio dei Lama
Il tempio più grande di Pechino è un luogo di grande fascino, ornato da suggestive statue, straordinari affreschi, arazzi, incredibili opere di ebanisteria e da una formidabile coppia di leoni cinesi. L’elemento più sorprendente è forse la statua in legno di sandalo alta 18 m che rappresenta il Maitreya (futuro) Buddha nel Padiglione Wanfu: è stata scolpita da un unico albero.
Il Tempio dei Lama (o Tempio tibetano), con i suoi bellissimi giardini, è un luogo di memorabile suggestione. Il tempio è un monastero tibetano tuttora attivo, quindi al mattino presto è chiuso per la preghiera. C’è chi si chiede se i monaci in scarpe da tennis siano veri monaci o figuranti al servizio del governo; naturalmente, la maggior parte delle guide turistiche vi dirà che si tratta di monaci tibetani doc, che la supposta oppressione del Tibet da parte della Cina è propaganda messa in atto dal Dalai Lama, che i tibetani amano i cinesi e che l’esistenza stessa del tempio dimostra le buone intenzioni del governo cinese. Prendete tutto ciò con le pinze.

Cina tempio DongyueIl Tempio Dongyue
Bellissimo tempio taoista nascosto fra grattacieli ed edifici ultra moderni, un’oasi di pace e serenità nel bel mezzo dell’inferno del traffico della Chaoyangmenwai Dajie. Varcato l’ingresso entrerete negli inferi taoisti per ritrovarvi al cospetto di spiriti tormentati che riflettono sui misfatti compiuti.             Purtroppo la sacralità del tempio è stata oggi compromessa dallo spirito speculativo dei cinesi che hanno allestito un terribile Museo del Folklore.

 
La Torre del Tamburo
Il Big Ben di Pechino. Costruita nel 1273 al centro geografico dell’antica capitale mongola di Dadu, nel corso della storia la torre è stata distrutta e restaurata a più riprese. Affrontate i gradini incredibilmente ripidi che salgono fino alla cima per godere degli ampi panorami che si aprono sui tetti di Pechino. I tamburi della torre, che in questo caso risale alla tarda dinastia Ming, venivano suonati per indicare l’ora esatta – proprio come una sorta di Big Ben pechinese.
Questo e altri edifici simili rischiarono di andare in rovina durante la rivoluzione culturale perché considerati opere appartenenti a un passato feudale. Ma la Torre del Tamburo è sopravvissuta sia alla tecnologia svizzera sia al disprezzo maoista e oggi è un tesoro protetto.

 
L’acquario di Pechino
Se proprio dovete andate allo zoo, ammirate i panda e sfrecciate appena possibile verso l’acquario, la vera attrazione. È l’acquario in località non marina più grande del mondo, completo di una fantasiosa foresta pluviale amazzonica (piranha inclusi), barriere coralline, vasca degli squali, balene, delfini e padiglione dei mammiferi marini.

 
Cina art districtL’arte contemporanea (senza censure) alla Red Gate Gallery
Sotto l’enorme travetto di legno dell’antica Torre di avvistamento di Dongbianmen, in una sala con ampi e raffinati pavimenti di ardesia, è esposta una collezione d’arte d’avanguardia. Fondata da uno storico dell’arte australiano, la Red Gate Gallery presenta le opere d’arte moderna più innovative di Pechino.
Dopo anni di divieti e limitazioni che hanno confinato ai margini l’arte contemporanea, i 15 artisti permanenti della galleria possono riprendere in mano il pennello per esprimere idee e sentimenti in chiave moderna. Con una raccolta di quadri, sculture, origami, fotografie, litografie, serigrafie e strumenti multimediali, il contrasto tra l’opera moderna e la cornice antica è a dir poco spettacolare. Con un programma di otto diverse mostre ogni anno, potrebbe capitarvi di vedere anche esposizioni itineranti provenienti da altre parti della Cina e dall’estero.

 
Il Libro di Giada e la Wan Fung Art Gallery
Questa galleria occupa un magnifico edificio con cortile annesso al palazzo imperiale e fa parte dei vecchi magazzini dove venivano conservati registri imperiali, decreti e il Libro di Giada (con l’albero genealogico imperiale). La Wan Fung Art Gallery ha dato nuovo impulso all’arte contemporanea, operando un’efficace transizione estetica tra la Cina di ieri e quella di oggi.

 
798 Art District
Fondata in origine grazie all’aiuto della Germania dell’est, l’ampia e caotica fabbrica elettronica ormai in disuso nota come 798 Art District è da anni il fulcro delle attività dell’irrequieto mondo dell’arte pechinese. Tra le gallerie più famose sono da segnalare Long March Space che propone quadri, fotografie, installazioni e video interessanti. Se siete interessati all’acquisto di libri di arte architettura e design fate un salto a Timezone 8 e strada facendo gustatevi uno degli squisiti hamburger in vendita. Quando si è stanchi di camminare non c’è che l’imbarazzo della scelta tra i caffè in cui concedersi una pausa.

La Grande Muraglia
“Colui che non ha scalato la grane Muraglia non è un vero uomo”, sosteneva Mao Zedong. Meta imprescindibile per chi visita la Cina, la Grande Muraglia è la piu’ straordinaria opera ingegneristica del Paese. Le sezioni più famose serpeggiano maestose sulle alture della municipalità di Pechino ma molte province della Cina ne custodiscono alcuni tratti facilmente accessibili. La sezione più visitata e anche la più vicina alla capitale, 40 km, è Badaling, seguita da Mutianyu, Simatai e Jinshanling, tutti tratti restaurati che richiamano numerosi turisti.

Tempo libero e vita notturna
Non sarà come nella briosa Shanghai o nella stellare Hong Kong, ma oggi anche la gente di Pechino – cinesi e immigrati – lavora sodo e si gode la vita. Depositi sempre più ingenti di denaro liquido stanno alimentando un’autentica rivoluzione nell’ambito del tempo libero e delle attività ricreative e l’industria dell’intrattenimento procede col vento in poppa.
In poco più di vent’anni Pechino, un tempo roccaforte di sobrietà e morigeratezza si si è trasformata in una capitale ricca di locali. Le zone della città che vantano una vita notturna animata sono l’area di Sanlitun, Nanluoguxiang, un hutong costeggiato da una sfilza di vivaci bar, la sponda meridionale e settentrionale del lago Houhai disseminate di locali tutti molto simili tra loro. Non mancano i ritrovi studenteschi che pullulano nella zona di Wudakou o altri locali sparsi qua come il Maggie’s Bar, noto anche col nome di “consolato mongolo” all’interno del Parco Ritan nel distretto di Chaoyang, dove signorine mongole prendono e offrono “consumazioni”. Diffidate dei locali che vendono alcolici a prezzi eccessivamente bassi, potrebbero essere contraffatti.
Ritrovo molto popolare nel weekend è la cosidetta Via dei Fantasmi che presenta una sfilza di ristoranti aperti a qualsiasi ora del giorno e della notte. Illuminata da lanterne rosse dal tramonto all’alba la via è presieduta non da fantasmi ma da procacciatori di clienti che invitano a gran voce i passanti a fermarsi nei vari ristoranti e locali.
Se poi si è in vena di novità e si ha un discreto spirito di adattamento, si può trascorrere una serata all’opera, o (Jingju). Si assisterà a spettacoli di danza, canto e acrobazie, ma è bene sapere che le performance di questo genere, spesso in dialetto cinese arcaico, possono durare fino a cinque ore.

 
Cina cucina 1Tutto quello che cammina, nuota o vola con la schiena verso il paradiso è commestibile
Rimboccatevi le maniche e inforcate le bacchette: non vi è posto più adatto della capitale cinese per avere una panoramica completa della variegata tradizione culinaria nazionale. Infatti non solo la 京菜jingcai la cucina di Pechino rappresenta una delle quattro grandi scuole gastronomiche cinesi ma la città è anche una mecca dove giungono cuochi provenienti da ogni angolo del paese, in altre parole potete partire per un viaggio culinario attraverso la Cina senza mai muovervi dalla capitale. La cucina cinese è in genere sconsigliata agli schizzinosi. Un detto cantonese recita: “Tutto quello che cammina, nuota, striscia o vola con la schiena rivolta verso il paradiso è commestibile”. Per averne un’idea basta farsi una passeggiata nella via gastronomica di Wangfujing, è un vero e proprio zoo gastronomico. Sarete accolti da spiedini di cavallucci marini, stelle di mare, calamari, scorpioni, cicale, cavallette e altri insetti vari ed eventuali.                 
Tuttavia non fatevi scoraggiare da questa visione. Questa via è anche ricca di ristorantini dove poter assaggiare deliziose pietanze di cucina uigura come spiedini di montone e pane non lievitato. o gustare ottimi spiedini di frutta caramellata. La via gastronomica di Wangfujing è ormai una tappa turistica per cui preparatevi a prezzi più alti della media.
Da non perdere la kaoyā (anatra alla pechinese), in realtà un’oca arrosto servita con la pelle croccante e accompagnata da sottili crespelle servite in un cesto di bambù, cipolline novelle e una salsa speciale. La carne, tenera e succulenta, e la pelle vengono tagliate a lamelle che vanno intinte in questa salsa prima di arrotolarle nelle crespelle con un pezzo di cipolla affettata. Un consiglio: la vera leccornia è intingere le sottili lamelle di pelle nello zucchero.
Altro piatto forte della cucina pechinese e comunque della cucina della Cina settentrionale in generale, sono i jiaozi, ravioli cotti al vapore nei tipici cestelli di bambu e ripieni di carne, verdura, o altri ingredienti a seconda dei gusti. Il tutto inoltre può essere reso ancora più gustoso aggiungendo salse tipiche orientali.
Merita menzione anche il cosiddetto 火锅huoguo, hotpot. Si tratta di un pentolone di brodo bollente dotato di un fornellino che serve a mantenere l’acqua in ebollizione; questo viene posto al centro della tavola in modo che i commensali possano mettervi a cuocere sul momento vari alimenti. Ma preparatevi, il primo assaggio potrebbe incendiarvi la bocca munitevi di scorte d’acqua o avvisate per tempo il cameriere di limitarsi nell’aggiunta di peperoncino nel brodo! 

 
I retroscena delle tavole rotonde
In Cina trovare un locale accogliente e suggestivo può essere una vera impresa a meno di non trovarsi nelle grandi città e pagare cifre stratosferiche. In genere arredati con enormi tavoli rotondi e luci elettriche da migliaia di watt, i grandi ristoranti per banchetti sono anonimi, privi di intimità e romanticismo. Il personale di servizio è invadente e scortese e raramente è addestrato su come comportarsi con gli avventori. Non stupitevi quindi, se il cameriere rimarrà vicino a voi, fissandovi mentre consultate il menu o cercate di utilizzare le bacchette. Non stupitevi neanche nel vedere commensali che mangiando il pollo ne sputano gli ossi e li lasciano sul tavolo, risucchiano rumorosamente i noodles (spaghetti cinesi), fumano come ciminiere e urlano quando parlano al cellulare. D’altronde i cinesi non considerano importante l’ambiente, è il cibo la parte importante del pasto ed è per mangiare che la gente va al ristorante. Alcuni locali consegnano ai clienti fazzolettini umidificati confezionati: non si tratta di un servizio incluso nel prezzo, pertanto se non intendete pagare non accettateli. Controllate sempre il conto, perché spesso gli stranieri si trovano a pagare più del dovuto.

 
Lo shopping del “falso”
Pechino è ricca di aree commerciali animate dove troverete articoli di vario genere a prezzi ragionevoli. Per fare shopping nei negozi più esclusivi della città potete esplorare le zone delle ambasciate Jianguomenwai e Sanlitun e dare un’occhiata ai centri commerciali degli alberghi a 5 stelle. Ma l’esperienza da non perdere è fare acquisti in mercati come quello di Xidan o il Silk Market, noto per il commercio di marche contraffatte. Generalmente questi mercati, all’interno di edifici a più piani, sono animati da venditori invadenti che spesso non si limitano a urlare a gran voce ma acchiappano i visitatori per le braccia trascinandoli letteralmente nel loro stand.
Contrattate fino allo sfinimento, senza mai pagare quanto vi viene inizialmente richiesto!   
Se invece andate a caccia di antiquariato non potete lasciarvi sfuggire una passeggiata lungo la Liulichang Xijie, la principale strada dell’antiquariato dove, sebbene i numerosi oggetti d’epoca in vendita siano falsi, tuttavia quell’atmosfera tanto suggestiva quanto artificiale da borgo antico merita una visita.

 

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