Oggi una delegazione dei rappresentanti dell’Organismo unitario dell’avvocatura e dell’Associazione nazionale magistrati ha incontrato il ministro della Giustizia Paola Severino illustrando i contenuti del patto per la giustizia fatto tra avvocati e magistrati.
Maurizio De Tilla (Oua):  

«Dimezzare il tempo dei processi senza comprimere i diritti dei cittadini è possibile, senza ricorrere a strumenti sbagliati come il “filtro di inammissibilità” o l’attuale sistema di media-conciliazione obbligatoria. I ddl presentati da Berselli sulla magistratura onoraria, e da Benedetti Valentini e Della Monica sulla conciliazione, nonché la nostra proposta di riforma dell’appello sono tre strumenti utili, che accompagnati da altri interventi, come quelli indicati nel “Patto per la Giustizia”, potrebbero rivoluzionare il funzionamento del nostro sistema giudiziario. Basta volerlo, basta la volontà politica. Urgente, inoltre, rivedere i parametri ministeriali sui compensi degli avvocati: sono da fame, la categoria è in forte sofferenza»

 

Oggi, alle 12, una delegazione del Patto per la Giustizia, il cartello di cui fanno parte le rappresentanze degli avvocati, Oua, dei magistrati, Anm, e dei dirigenti e lavoratori della Giustizia: Uilpa – UIDAG, FLP, FP-CGIL, RDB CUB, Associazione Dirigenti Giustizia, Associazione Magistrati Corte dei Conti, ANMA, C.O.N.M.A, Associazione Avvocati e Procuratori dello Stato, ha incontrato il Ministro, Paola Severino. Erano presenti: per l’Oua, il presidente avv. Maurizio de Tilla e il componente dell’Ufficio di Segreteria, l’avv. Lucio Chimento, per l’Associazione Nazionale Magistrati, il presidente, dr. Rodolfo M. Sabelli e il vicepresidente dott.ssa Anna Canepa, per la FP-CGIL, la coordinatrice dott.ssa Nicoletta Grieco e il segretario nazionale Salvatore Chiaramonte, per la Uilpa – UIDAG, il segretario generale, dott. Antonino Nasone, per l’Associazione Dirigenti Giustizia, il presidente dr. Renato Romano e la componente del Direttivo, dr. Maria Maddalena, per la FLP Giustizia, il Segretario Nazionale, Piero Piazza e il Segretario Aggiunto, Raimondo Castellana.

Il presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, Oua, Maurizio de Tilla, alla fine dell’incontro ha dichiarato: «Il Ministro ha sottolineato l’importanza di aprire un dialogo con tutto il fronte degli operatori della giustizia, con tutti quei professionisti, magistrati, dirigenti e lavoratori che tutti i giorni si confrontano con i molteplici problemi di tribunali e uffici giudiziari, che vivono sulla propria pelle le inefficienze del sistema-giustizia. I rappresentanti del Patto hanno presentato al Guardasigilli diverse proposte al fine di aprire un confronto ampio sulla modernizzazione della macchina giudiziaria e per rendere più efficaci e rapidi i nostri processi.

Sul tavolo: l’estensione delle pratiche positive in tutti i tribunali, l’implementazione dell’innovazione tecnologica (informatizzazione) e del processo telematico. La riorganizzazione degli uffici e dei tempi di lavoro, ma anche il potenziamento del personale e delle risorse per il settore».

I sindacati dei dipendenti della giustizia hanno segnalato le disfunzioni conseguenti alle carenze di organico. A tal proposito, il segretario generale, della Uilpa – UIDAG, Antonino Nasone, che definisce la riunione come “interlocutoria” non ha mancato di indicare alcune linee di intervento immediate affinché si cambi rotta nelle politiche sulla giustizia attuate in questi ultimi anni: «Positiva l’apertura del Ministro nei confronti dei promotori del Patto per la Giustizia – sottolinea – grazie anche all’impegno dell’Oua, del presidente Maurizio de Tilla, e di tutte le altre componenti del Patto stesso. L’avvocatura ha fatto da ponte, in questa occasione, affinché tutti gli operatori del sistema avanzassero proposte unitarie e concrete. L’incontro di oggi è stato in questo senso proficuo e ricco di contenuti. Ora attendiamo che si prosegua in questa direzione con la convocazione da parte del Guardasigilli di un Tavolo permanente sulla riorganizzazione della macchina giudiziaria. Come sindacati, abbiamo avanzato alcune linee di intervento chiare: basta con i tagli concentrici (personale, risorse), servono, invece, investimenti sul personale, da valorizzare e riqualificare, ma anche sull’innovazione. Necessaria, inoltre, l’assunzione di circa 3mila funzionari, vista le evidenti carenze negli uffici (oltretutto come già previsto dagli ultimi Dpef): la situazione lavorativa (e logistica) come testimoniamo anche diverse inchieste giornalistiche è gravissima. Per fare tutto ciò basterebbe, per esempio, ridurre le spese dell’esternalizzazione di diversi servizi (notifiche.ecc) e riportarli all’interno della gestione della macchina giudiziaria: si risparmierebbero, e liberebbero per modernizzare il sistema, almeno 700milioni di euro. Ora dal Ministro Severino, attendiamo, fiduciosi, fatti concreti».

Il presidente di Anm ha messo in rilievo l’importanza di intervenire decisamente sui processi. Sulla questione il Ministro Severino ha annunciato che nei prossimi mesi saranno insediati 600 nuovi magistrati a seguito dell’espletamento di due concorsi.

Il rappresentante dell’Avvocatura dello Stato ha rappresentato il forte carico di lavoro di ciascun avvocato dello stato per la sopravvenienza di ben 160 mila processi all’anno.

Il Ministro Severino nella sua lunga replica ha preannunciato che convocherà il Patto per la Giustizia, con altre presenze, per esaminare riforme incisive e sulla task force per lo smaltimento dell’arretrato.

Sempre sul piano delle proposte il presidente dell’Oua ha aggiunto: «Serve la riforma della magistratura non togata (laica, qualificata e valorizzata), in questo senso partendo, per esempio, dal ddl presentato dal senatore Berselli. Importante, la richiesta di modifica dell’attuale sistema di media-conciliazione, ora obbligatoria, e che deve essere facoltativa e di qualità. Anche in questo caso al Senato giacciono due ddl, quelli dei senatori Benedetti Valentini e Della Monica che recepiscono le proposte degli operatori del settore».

«Come Oua – continua de Tilla – abbiamo, inoltre, illustrato una proposta contro il filtro in appello, perché è una norma “autoritaria” e inutile per i fini che vuole raggiungere, cioè la riduzione dei tempi del contenzioso. È indubitabile che un intervento sul processo di appello fosse necessario ed ineludibile, tenuto conto che la durata media (7-8 anni) del gravame si sta rivelando negli ultimi anni il principale collo di bottiglia che ritarda la definizione dei giudizi civili, esponendo il Paese alle frequenti condanne per violazione della Legge Pinto, nel cui ultimo rimaneggiamento (contenuto dei medesimi strumenti normativi innanzi indicati) si è codificata in due anni la durata massima del secondo grado di giudizio.

Ma entrambe le disposizioni modificate dal Legislatore comportano gravi difficoltà interpretative e applicative e ha incontrato un dissenso generalizzato, non soltanto da parte del ceto forense, ma anche dalla massima parte dei processualisti italiani».

«La più agevole soluzione – spiega – senza alterare gli equilibri processuali e le garanzie dei cittadini, che potrebbe seriamente ridurre i tempi di svolgimento del giudizio di appello, soprattutto se accompagnata da un serio (e adeguatamente sostenuto sul piano finanziario) programma di smaltimento dell’arretrato è quella di anticipare alla prima ed unica udienza di trattazione non tanto l’esame di ammissibilità dell’appello sotto il profilo della sua probabilità di accoglimento (che altro non è che manifesta infondatezza), ma quanto la decisione nel merito sotto il profilo della fondatezza o meno dell’appello».

alla fine dell’incontro Il presidente dell’Oua ha denunciato lo stato di sofferenza in cui versano migliaia di avvocati per i parametri dei compensi stabiliti dal Ministero: «Sono inadeguati e ingiusti, con dei ribassi di oltre il 50% rispetto alle tariffe del 2006: sono da fame. Ne chiediamo, quindi, come Avvocatura una revisione urgente».

«Oggi – conclude de Tilla – è stato un incontro storico, gli altri Ministri del precedente Governo non avevano mostrato uguale sensibilità. Servono gesti forti per dare una forte inversione di rotta e un segnale al Paese: ne ha bisogno la nostra malandata giustizia, lo chiedono i cittadini e le imprese».

 

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