“Scusate: la sigla ve l’ha mai firmata un filippino?”… Detto fatto. Quark Henares ha posto una firma Made in Manila nella storia del Far East: il suo cortometraggio sarà infatti il festival trailer che accompagnerà le proiezioni della 14° edizione in programma a Udine dal 20 al 28 aprile. “This is Udine!”, urla a gran voce il protagonista, il comico Ramon Bautista, che ironizza su un diffuso fenomeno noto come “poverty porn”, da cui il capoluogo friulano è immune, ma che invece colpisce molti film del Terzo Mondo che sfruttano l’immagine della povertà per accattivarsi la critica.

L’impronta pop con cui si apre l`edizione Feff 2012 (il trailer è visibile sul sito http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=aoHWsB1tfRg) lascerà poi spazio a una sessantina di pellicole, tra anteprime europee, anteprime internazionali, eventi speciali e riscoperte di film, invisibili in Occidente, che hanno sfidato la censura degli anni Settanta. The Darkest Decade: Korean Filmmakers in the 1970s, sarà il titolo della retrospettiva firmata da Darcy Paquet, che offrirà l’opportunità di raccontare fuori dai confini sudcoreani la storia della lotta per la libertà espressiva condotta da alcuni registi le cui carriere furono drasticamente interrotte a causa di un sistema politico duro e repressivo: Lee Jang-ho fu arrestato nel 1975 per uso di marijuana e riuscì a girare un nuovo film solo dopo l’assassinio del Presidente Park Chung-hee; Shin Sang-ok (ritenuto l’Orson Wells del cinema orientale), figura principale dell’industria cinematografica nella Corea del Sud, fu rapito e costretto, per otto anni, a vivere in Corea del Nord per volontà del dittatore Kim Jong-il il quale, nutrendo una grande passione per i suoi film, voleva obbligarlo a girare pellicole di propaganda rifondando in tal modo il cinema nazionale. Alla consueta programmazione, la rassegna di quest`anno affianca una vera chicca. Si tratta di una mostra fotografica realizzata dal giovane regista cinese Zhang Yuan, già prenotato dal prossimo festival Cannes. Tra gli ospiti ci sarà anche Johnnie To che arriverà in occasione dell’Opening night e rimarrà fino al 24 aprile per presentare il suo nuovo film, Romancing in Thin Air, e quattro corto/mediometraggi del Fresh Wave Short Film Festival che lui stesso dirige per conto dell’Hong Kong Arts Development Council.

 

Grande, piccolo schermo e dvd
C’è dunque grande attesa per questo Far East Film organizzato dal Centro Espressioni Cinematografiche, che si terrà al Teatro Nuovo e al Visionario di Udine e che coinvolge contemporaneamente altre strutture, come il piccolo schermo per esempio. Numerosi titoli troveranno spazio in prima serata su Rai 4 grazie a “Missione: Estremo Oriente”, un ciclo di film curato da Carlo Fraccero che, dal 20 settembre ogni martedi sera, propone gli action movies. Alla Tv si aggiunge la nuova collana di dvd e blu-ray nata dalla collaborazione tra la friulana Tucker Film e la Cecchi Gori Home Video, che presenta i film più interessanti mostrati al Far East Film Festival ma inediti per il mercato. I primi due titoli sono Ip Man di Wilson Yip e A Hero Never Dies di Johnnie To. Inoltre, grazie alla collaborazione tra la Tucker Film e il Festival, lo scorso 8 marzo è uscito nelle sale italiane A simple life della regista hongkonghese Ann Hui, già in concorso alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia e vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Non bisogna poi tralasciare il settore della produzione. A tal proposito, per la quarta volta, visto anche il grande successo del 2011, dal 22 al 26 aprile si terrà la prima sessione del workshop Ties That Bind – EAVE, il workshop di coproduzione Asia – Europa che si articolerà in due sessioni, la prima a Udine nell’ambito del Far East e la seconda dall’8 all’11 ottobre durante il Busan International Film Festival in Corea del Sud. Ties That Bind riunirà cinque produttori orientali e cinque europei nell’intento di realizzare un film in coproduzione fra i due continenti.

Le (delicate) coproduzioni
In occasione del dialogo interculturale tra il Vecchio Continente e la Nuova Cina, a Bruxelles l`Unione europea ha organizzato di recente un incontro sulle Prospettive per un rafforzamento della cooperazione Europa-Cina a cui hanno preso parte il presidente del Far East, Sabrina Baracetti, e Gary Mark, direttore dell’Hong Kong Asian Film Festival e della Broadway Cinematheque di Hong Kong e Pechino, unico esempio di multisala d’essai in Cina. La Cina pone rigide limitazioni all’ingresso di pellicole straniere con un sistema a quote per ogni Paese e non ammette più di due prodotti l’anno per Paese ad eccezione di Hollywood che rimane invece l’esportatrice di punta con venti pellicole per stagione. In questo modo il Paese sostiene fortemente la produzione interna, peraltro in forte aumento negli ultimi anni. Ogni giorno vengono inaugurate tre sale e gli incassi servono per finanziare nuove pellicole: un giro che non ha eguali nel mondo. Per quanto riguarda invece la quota di pellicole asiatiche in Europa, benché non vi siano vincoli governativi che ne limitino la distribuzione, essa risulta ugualmente svantaggiata – ad esclusione di quella d`autore che trova spazio ai festival di Venezia, Berlino e Cannes. Questo è dovuto alla difficoltà dei film asiatici di incontrare il gusto del pubblico europeo che va ad aggiungersi al fatto che la censura bloccando tutto ciò che potrebbe essere politicamente sgradito al governo limita in gran numero le uscite. Per Hollywood invece la questione è diversa. Gli Stati Uniti infatti guardano ai registi asiatici con ammirazione e mettono spesso a punto coproduzioni di alto lignaggio, come dimostrato dal caso di John Woo o da Zhang Yimou che ha arruolato un attore come Christian Bale per il suo Flowers of War.

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