Nello scorso articolo abbiamo parlato della fame emotiva, annoverando tra le soluzioni il comprendere se si tratti effettivamente di questa, o piuttosto di fame reale. Ma come fare per capire di che fame si tratta? Ecco alcune linee guida per chiarirsi le idee.

Oltretutto non dimentichiamoci che alcuni cibi portano ad una dipendenza vera e propria, che non è collegata all’appetitoso gusto dell’alimento o alla personale golosità. Insomma la gola sarà anche un peccato, ma dove finisce la debolezza e dove comincia la chimica?

E’ fame emotiva o sono affamato?
Comprendere la propria fame è un passo essenziale, ecco i principi guida per comprendere se la nostra fame è autentica… o autentica golosità.
La fame emotiva a differenza della fame normale è improvvisa e particolarmente intensa, ma nonostante la sua intensità ciò che stupisce è che non si accompagna ai classici gorgoglii di stomaco. Infatti questa fame non si sente nella pancia, ma si sente nella mente. Per questo motivo essa non viene soddisfatta dalla sazietà; l’individuo ingurgita senza rendersi conto di quanto sta mangiando, cosa che non accade quando si mangia semplicemente per nutrirsi: la persona potrebbe non terminare di mangiare finché non ha un deciso mal di pancia o finché non compaiono i sensi di colpa.
Infatti un’altra differenza tra la fame fisica e quella emotiva è proprio il provare sensi di colpa alla fine del pasto, cosa che non avrebbe senso se ci si limita a nutrirsi. Proprio per questo motivo non sarebbe sbagliato, sia per comprendere se siamo di fronte a fame emotiva, sia per fare fronte all’ingordigia che essa causa, scriversi tutto quello che si mangia di volta in volta.
Oltretutto i sensi di colpa aumentano durante la soddisfazione della fame emotiva perché questo tipo di fame fa indirizzare l’individuo verso le sostanze grasse, come ad esempio il cioccolato, in quanto questi alimenti spesso sono composti da sostanze chimiche con proprietà eccitanti o analgesiche. La fame emotiva si lega spesso alla dipendenza da cibo in senso chimico.

La dipendenza da cibo
Oltre alla fame emotiva (e spesso legata proprio a questa) non dobbiamo dimenticarci che esistono dipendenze vere e proprie dal cibo, soprattutto verso cibi grassi; molto nota è ad esempio la dipendenza da cioccolata, ma vediamo esattamente cosa accade.
I cibi grassi attraverso i lipidi stimolano la produzione di endocannabinoidi, naturalmente presenti nell’uomo, ma introdotti e stimolati tramite la dieta, i quali creano dipendenza vera e propria al cervello che ne richiede ancora. Gli endocannabinoidi sono le stesse molecole a cui si lega il principio del THC (principio attivo della cannabis), da qui si spiega anche perché gli individui che fumano gli spinelli successivamente hanno desiderio di cibi grassi (la così detta fame chimica). Gli endoccannabinoidi hanno la capacità di ridurre lo stress, ridurre l’ansia e la depressione, oltre a far sentire l’individuo più energico.
Tra gli endocannabinoidi vi è l’anandamide presente nel cioccolato e nel latte, l’anandamide è capace di portare addirittura ad una sensazione di beatitudine, proprio come dice il suo nome, infatti ananda in sanscrito vuol dire proprio beatitudine, quindi il cioccolato è letteralmente un attivatore di beatitudine!
Ma oltre alla beatitudine il cioccolato provoca anche piacere vero e proprio, esso infatti contiene un ormone chiamato feniletilammina (PEA) che è lo stesso ormone prodotto da cervello quando si provano esperienze piacevoli quali ad esempio l’innamoramento: si può quindi sostenere che del cioccolato ci si può letteralmente innamorare. Inoltre il feniletilammina stimola la serotonina e la dopamina, neurotrasmettitori implicati nel buon umore e nella sensazione di piacere.
Essendo una dipendenza non si avrà mai una soddisfazione di questa richiesta, il cervello continuerà a mandare il messaggio di volerne ancora. Cosa fare in questo caso? Coscienti di tale effetto di taluni cibi, quando ne sentiamo il desiderio darsi un limite massimo prima di iniziare a mangiare non sarebbe sbagliato, e nel momento in cui viene raggiunto  il limite per non indursi in tentazione sarebbe utile bere un bicchiere d’acqua.
Però è giusto che si faccia attenzione a non demonizzare i cibi che se consumati in basse quantità non creano tale dipendenza, essere golosoni occasionali non è cosa sbagliata.

Golosoni occasionali
Detto questo si vuole qui sottolineare che quando il cibo non è il centro della nostra vita e quando non abbiamo problemi di salute a causa di questo, lasciarsi andare ogni tanto a questo peccato non è sbagliato, anzi concedersi degli strappi alla regola e soddisfare qualche piccola voglia fa addirittura bene alla salute: allevia lo stress causato dal controllo di ogni nostro comportamento, dandoci sollievo.
Oltretutto è indiscutibile che concedersi uno strappo alla regola per festeggiare con gli amici non può che migliorare i nostri rapporti sociali. Quel che conta è non trasformare la deroga in abitudine, in tal modo infatti si perderebbe tutta la piacevolezza e la particolarità della situazione.
Ma attenzione perché la grande abbuffata anche se discontinua non è sempre un sano strappo alla regola: può addirittura trasformarsi in un disturbo alimentare difficile da controllare. Sto parlando del Binge Eating Disorder disturbo poco noto eppure molto diffuso del quale parleremo nel prossimo articolo.

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