CAMERA
AULA

L’Aula di Montecitorio è stata presa d’assalto dai parlamentari e dai grandi elettori accorsi a Roma (tranne Renzi, non lo hanno voluto) per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Di questo evento sappiamo ed è stato detto tutto: dal numero di caffè della bouvette, al colore dei calzini di ogni singolo deputato per passare a quanti insulti hanno ricevuto i vari onorevoli o senatori entrando a Montecitorio (Formigoni su tutti).
Per il resto inutile ripetervi i voti più strani: uno al giornalista Claudio Sabelli Fioretti, uno al mitico Giancarlo Antognoni, uno all’attore porno Rocco Siffredi, uno al conte Mascetti della supercazzola, fino a Veronica Lario.
Ma da lunedì non si gioca più, in Aula inizia la discussione del Documento di economia e finanza…
COMMISSIONI
In commissione Speciale per la conversione degli atti del Governo si sono svolte diverse audizioni, dai rappresentanti della Ragioneria generale dello Stato, ai comitati degli Ordini e dei collegi professionali.
Il quadro che è emerso è più che allarmante: ormai siamo oltre ogni limite, oltre ogni preoccupazione ma non sembra interessare a molti (soprattutto a quelli che devono prendere decisioni importanti come eleggere alla svelta un Capo dello Stato e fare un Governo).
L’ispettore Capo del bilancio presso la Ragioneria generale dello Stato ha detto che servono coperture per nuove spese, perché siamo al limite del 2,9% del Pil rispetto al quale andiamo oltre i vincoli europei. “Occorre – ha detto – ricorrere alle normali procedure di finanziamento in termini di copertura”. In definitiva, la Ragioneria generale dello Stato ha chiuso all’estensione del meccanismo di compensazione delle pendenze fiscali incluso nel decreto. (E cambiare radicalmente sistema e amministratori?).
Le rappresentanze sindacali, nel frattempo hanno sottolineato che la capacità di resistenza delle imprese è allo stremo. E questo è sotto gli occhi di tutti perché basta aprire una pagina di cronaca e contare quanti suicidi al giorno ci sono.
Ha concluso il ciclo il ministro Grilli, che ha garantito sul rispetto del deficit al 3%; per quanto riguarda il pagamento dei debiti della Pa, il ministro ha affermato che verrà fatta una fotografia completa della situazione debitoria, quindi potrebbero essere programmate ulteriori tranche nei prossimi anni.

SENATO
AULA
L’Assemblea di Palazzo Madama è stata ancora una volta alle prese con le dimissioni della senatrice Mangilli, eletta nelle liste del Movimento 5 Stelle. La senatrice è intervenuta in Aula ha ribadito che le sue dimissioni sono dovute a motivi personali ma contro le sue dimissioni hanno votato e si sono dichiarati Pdl, Pd e Scelta Civica, quindi dimissioni respinte. Il presidente del gruppo M5S ha dichiarato che il comportamento della Mangilli è tanto più apprezzabile a fronte della mancata soluzione della questione delle incompatibilità e ineleggibilità di alcuni eletti.
Nelle loro dichiarazioni, comunque, i rappresentanti degli altri gruppi hanno ribadito il divieto di mandato imperativo (quando si inizia un gioco, bisogna conoscere le regole e avversari…).

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