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La Pasqua dell’uovo

06 Aprile 2012 di 

È dall’epoca di Sant’Agostino che l’uovo, simbolo di vita rinnovata, comincia a rappresentare la resurrezione di Cristo. Ed ecco che, se l’uovo rappresenta la vita e la resurrezione, la vita oltre la morte, la salvezza, regalare un uovo vuol dire regalare quanto di meglio si può donare.

La Pasqua dell’uovo
È dal XII secolo che inizia a diffondersi, nell’Occidente cristiano, l’uso di regalare uova d’uccello, benedette in chiesa la domenica di Pasqua. La consuetudine, dapprima soltanto popolare, si trasmette anche alla nobiltà che, peraltro, ricorre ben presto a uova fatte con materiali preziosi e, quindi, non commestibili.

All’inizio del XIV secolo fu offerto a Francesco I, re di Francia, un guscio d’uovo contenente, al suo interno, un’incisione su legno che raffigurava la passione di Cristo. È questa, forse, la prima sorpresa… Sempre in Francia, nel XVII secolo, i cortigiani usavano regalare la mattina di Pasqua uova decorate al re Luigi XIV. Nel ‘700 l’usanza appare ormai consolidata e così, passo passo, si arriva all’uovo di cioccolato con sorpresa dei giorni nostri.

Ma perché regalare proprio uova? Una risposta potrebbe essere trovata nel fatto che siamo in un periodo che, per gli uccelli, è di deposizione delle uova, per cui queste abbondano. Senza dimenticare che l’uovo, con la sua ricchezza proteica, arrivava a proposito per riparare alla debolezza dell’organismo, provato dall’astinenza quaresimale. Non a caso l’uovo è presente in tante preparazioni della tradizione pasquale, salate e dolci, dalla torta Pasqualina ligure (che lo racchiude sodo, con le bietole) alla pastiera e al casatiello napoletani. Ma le spiegazioni non finiscono qui. L’uovo, infatti, da tempo immemorabile, appare come origine della vita, germe della creazione. Tutto quanto ha vita viene da un uovo, osservava William Harvey (che nel ‘600 scoprì la circolazione sanguigna).

E non mancano le tradizioni che fanno nascere il mondo da un uovo. Per gli antichi cinesi, l’uovo cosmico si spacca al momento della creazione e le due metà del guscio diventano la terra e il cielo; oppure è l’albume che diventa la terra, mentre il tuorlo diviene il cielo. Anche nello scintoismo, la religione nazionale del Giappone, l’uovo primordiale si separa in una metà densa (la terra) e in una leggera (il cielo). Nell’antico Egitto, poi, secondo la tradizione della città di Menfi, è il dio Thot che, sotto forma di ibis, cova l’uovo divino che contiene i germi di tutte le cose. Ancora in Egitto si narrava di Ptah, il dio vasaio, che plasma sulla sua ruota l’uovo del mondo. Ed è il cigno (hamsa) che, secondo gli indù, depone sulle acque primordiali l’uovo cosmico da cui nasce Brama e da cui ha origine tutto quanto esiste. Nella tradizione dell’antica Grecia, Eurinome, la dea madre nata dal Caos, depone un uovo e poi, mutatasi in colomba, lo cova finché da esso nascono tutte le cose. Secondo un’altra versione del mito, dall’uovo nasce Fanes (colui che appare), che infonde vita e moto al cosmo.

L’uovo, dunque, è un tutto ordinato che dà la vita. È simbolo della vita stessa. La sua superficie, senza inizio né fine, simboleggia l’eternità. Ed è un uovo che, nella tradizione ebraica, viene offerto a chi è in lutto, nel primo pasto che consuma dopo il seppellimento di una persona cara, per ricordare che solo la vita terrena ha termine con la morte, mentre l’anima è immortale. E’ dall’epoca di Sant’Agostino che l’uovo, simbolo di vita rinnovata, comincia a rappresentare la resurrezione di Cristo. Ed ecco che, se l’uovo rappresenta la vita e la resurrezione, la vita oltre la morte, la salvezza, regalare un uovo vuol dire regalare quanto di meglio si può donare.

Una leggenda russa narra che fu Maria Maddalena a donare uova decorate come testimonianza di amicizia e di pace. Ma esistono ben più lontani precedenti. Nel periodo che per noi è pasquale, ad esempio, gli antichi babilonesi celebravano il nuovo anno offrendosi reciprocamente delle uova. Uova che, anche in Persia, durante la “festa delle uova rosse”, erano il regalo specifico per l’anno nuovo. E uova rosse seppellivano nei campi i contadini dell’antica Roma per propiziarsi il raccolto. Si narrava, infatti, che il giorno della nascita di Alessandro Severo una gallina avesse deposto un uovo completamente rosso, segno considerato di buon auspicio. Siccome Alessandro era considerato un buon imperatore, il popolo prese a tingere uova con porpora e ad offrirle in segno di buon augurio. Ancor oggi, nell’Europa dell’Est, le uova benedette che si regalano per Pasqua sono rosse; così come rosse erano le uova che, sempre per Pasqua, qualche decennio fa, il re di Grecia era solito regalare ai suoi Euzones, i componenti della sua guardia personale.

Dall’uovo nascono pure, in molte tradizioni, gli antenati, gli eroi, gli dèi. Nell’antica Cina si credeva che il primo uovo fosse nato da un uovo galleggiante sulle acque primordiali. In un mito del Perù, invece, il Sole, su richiesta dell’uomo, invia sulla terra tre uova. Dal primo, d’oro, nascono i nobili; dal secondo, d’argento, escono le donne; dal terzo, di rame, esce finalmente il popolo. Nascono da un uovo anche i Dioscuri, i divini gemelli Castore e Polluce, la cui madre (Leda) è fecondata da Zeus che ha assunto forma di cigno. E nei racconti mesopotamici, un uovo grandissimo, trovato da due pesci nel fiume Eufrate, è portato sulla riva dove, covato da una colomba, dà origine alla dea Ishtar, la signora dell’amore, della vita della fecondità.

Insomma, dall’uovo che si rompe esce sempre qualche sorpresa, si tratti d’un pulcino, d’un mondo o del Cristo Salvatore che infrange il guscio-sepolcro.
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