L’atlante della crisi focalizza la propria attenzione sugli Stati Uniti e precisamente sul dodicesimo degli States per grandezza, il più settentrionale dopo l’Alaska, l’Upper Midwest da sempre fiore all’occhiello per la produzione di materie prime, rifiniti e servizi. Grandi società come Cargill e Schwan Food Company hanno sede a Minnetonka e Marshall.

Dal 2 luglio scorso lo Stato del Minnesota, pur di non dichiarare fallimento, ha decretato la propria chiusura. Dunque: stipendi azzerati, servizi chiusi, investimenti sospesi. Una panoramica su Minneapolis e dintorni che sembra una fotografia (profetica?) di ciò che potrebbe accadere allo Stato federale o ad un qualsiasi paese della Comunità europea.

 


Stile pacato e riserbo assolutoFoto_ZOPPO_02
Tutto ha inizio per un calcolo sbagliato. I soldi nelle casse dello Stato nord americano sono finiti da tempo. L’aria fresca dell’Ovest è difficile da respirare quando non si possono reperire nuove risorse e non si può emettere nuova moneta. Le strade sono due, entrambe complicate. Fare una moratoria sul debito. Operazione che l’amministrazione sconsiglia, soprattutto perché mediaticamente disdicevole e politicamente suicida. Oppure chiudere. È la scelta del Minnesota, “preziosa” soprattutto perché gestita con cautela, in uno stato famoso per il Minnesota nice (lo stile pacato ed educato degli abitanti), e fatta passare quasi sotto silenzio agli operatori statunitensi ed europei. Insomma, uno spettro che si aggira senza essere visto. Con conseguenze terribili. L’amministrazione è stata costretta a licenziare 23.000 persone su 32.000. La motivazione è diversa, si tratta di una “sospensione temporanea dal lavoro”. Quello che in gergo viene definito furlough. Il governatore democratico Mark Dayton ha dichiarato che «solo alcune attività considerate essenziali per garantire la sicurezza dei cittadini non verranno chiuse». Per attività essenziali si intende: la sanità (sarebbe dunque salvo, tra gli altri, il Minnesota Partnership for Biotechnology and Medical Genomics, partenariato pubblico-privato tra la clinica Mayo e la University of Minnesota Medical School); la sicurezza; le università statali (il Minnesota vanta oltre 30 istituti pubblici tra università e campus). I servizi sociali, le aree pubbliche, gli zoo, i parchi sono stati chiusi. La beffa tuttavia è un’altra: Democratici e Repubblicani non hanno ancora trovato un accordo per la finanziaria del nuovo anno fiscale. La scadenza era fissata al 30 giugno. Per coprire il deficit di budget servono almeno 4 miliardi di dollari. Dayton spinge per l’aumento delle tasse sulle fasce ad alto reddito (più di un milione di dollari annui) e sulla vendita delle sigarette; i Repubblicani dissentono e vanno avanti per la propria strada: taglio della spesa pubblica. Un controsenso in uno stato famoso nell’immaginario collettivo a stelle e strisce per la sensibilità al welfare. Il pensiero dei cittadini torna al 2005, quando la chiusura delle attività statati per i mancati accordi di budget aveva costretto l’amministrazione ad una paralisi di otto giorni. Il guaio è che stavolta sarà molto più lunga. E molto più dura.

 

Foto_ZOPPO_05Saint Paul, capitale della crisi
È stato proprio nella città di Saint Paul che il governatore Mark Dayton ha accolto in prima persona cittadini e residenti. I quali hanno esortato Democratici e Repubblicani a porre fine a questa battaglia del budget e a rinnovare le attenzioni e l’interesse sul mondo del lavoro. Perché si possa tornare al più presto alla normalità. I segnali sono però inquietanti: nei sette giorni successivi allo shutdown, Kurt Zellers (speaker Repubblicano della Camera dei Rappresentanti del Minnesota) e Amy Koch (leader dei Democratici al Senato) non si sono mai incontrati. Resta il gelo su molti punti ancora oscuri relativi all’essenzialità dei servizi garantiti. I furloughed percepiranno l’assegno di disoccupazione. Ma rimane avvolto nel mistero come l’amministrazione potrà far fronte a contratti di appalto, borse di studio, lavori stradali, pratiche di adozione, finanziamento dei trasporti pubblici. Per adesso, ad essere “sospesi” sono stati i musei e i parchi statali, gli asili nido e i centri di assistenza per disabili, le lotterie nazionali, le licenze e i rinnovi per la pesca e la caccia, le licenze di distribuzione per le birre nei supermercati, gli aperitivi, i vari alcolici e le sigarette. I fondi di riserva sono agli sgoccioli. La popolazione ostenta una certa tranquillità. È più esasperata che infuriata. Sui network e tra le pagine dei quotidiani si susseguono i diari della crisi, ovvero «come comportarsi in caso di shutdown». La struttura federale pare curarsi poco della cittadinanza, che d’altronde non ha per indole l’idea di scendere in strada e protestare. Almeno per ora.


«Closed until further notice»Foto_ZOPPO_04
Tante persone si recano nel Wisconsin per comprare i biglietti della lotteria. Ai viaggiatori “costretti” a passare per il Minnesota si consiglia di evitare le autostrade e di munirsi di riserve di acqua e di cibo. Conseguenze che non piacciono ad altri governatori di stati vessati dalla crisi. Che non accennano a trovare accordi con le opposizioni. Chris Christie, controverso governatore repubblicano del New Jersey, ha tagliato di 900 milioni di dollari il bilancio statale avanzato dai democratici, per poter abbassare il budget di spesa da 30.6 a 29.7 miliardi. Il risultato è che importanti servizi al cittadino (case di riposo, consultori, cliniche, centri di assistenza all’infanzia) rischieranno la chiusura. Come affermato dalla portavoce del comune di Trenton Jennifer Morrill, «i tagli non risparmiano nessuno: dall’educazione alle classi povere, dai malati ai bambini. Chi ci rimette sono loro, non solo a Trenton ma in tutto lo Stato». Non molto diverso da quanto accade in Pennsylvania, dove un altro governatore repubblicano, Tom Corbett, ha fissato il budget di spesa a 27.15 miliardi, sforbiciando i fondi per le scuole pubbliche, la difesa dell’ambiente e i trasporti. In Ohio il governatore (sempre repubblicano) Josh Kasich, al motto di “tagliare per non tassare”, ha depennato dalle voci di bilancio 630 milioni per gli enti locali, 700 milioni per le scuole pubbliche e 340 per le case di cura. Privatizzando cinque istituti carcerari. Di segno opposto l’operato del governatore del Rhode Island Lincoln Chafee (ex repubblicano ora indipendente, già dichiaratosi favorevole alle unioni civili), il quale nel budget di spesa ha imposto nuove tasse per gli utenti di smartphone e videogiochi, per i farmaci da banco e per le visite turistiche guidate. Comunque la si voglia mettere, il 2 agosto sarà una data fatidica per gli States. Verrà discusso a Washington l’innalzamento del tetto del debito federale. Se non verrà trovato un accordo tra Democratici e Repubblicani, l’ossigeno sarà sempre più scarso. Il Minnesota è un banco di prova. E uno Stato dalle caratteristiche politiche così simili allo stato centrale da procurare notevoli inquietudini. Il governo è presieduto dai Democratici, il Parlamento dai Repubblicani. L’elettorato è spaccato in due. Le posizioni degli schieramenti sembrano fisse e distanti. Soprattutto quelle repubblicane, che proprio in Minnesota hanno generato esponenti prestigiosi del partito quali Al Franken, Michelle Bachmann e Tim Pawlenty. Quest’ultimo ex Governatore (tra i massimi responsabili dell’attuale crisi) e papabile alla Casa Bianca nel 2012…
«This is the end, beautiful friend», cantavano i Doors. Quello del Minnesota è il più lungo shutdown nella storia degli Stati Uniti. Che lo shutdown universale sia ad un passo da tutti noi?

 

In allegato, lo status dei servizi di Stato aperti, chiusi o sospesi in Minnesota durante lo shutdown (Pdf in inglese).

 

Al link, How can a government fix its debt problem?, analisi dei possibili scenari ad opera dell’editor di “Our Finite World” e Theoildrum.com Gail Tverberg: http://ourfiniteworld.com/2011/06/29/how-can-a-government-fix-its-debt-problem/

agencies shut down status

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