Ci sono due zone d’ombra nella vita di Marilyn, gli anni difficili dell’adolescenza e le cause della morte; in mezzo una vita sentimentale e professionale vorticosa e turbolenta, tanto da contribuire ad alimentare la sua immagine nello star system.

Mito, leggenda, icona. Ma anche, prima di tutto, attrice. A oltre mezzo secolo dalla scomparsa, Marilyn Monroe continua a essere l’immagine più abbagliante di un universo pop che di lei si è nutrito, facendone il simbolo senza tempo della bellezza e del fascino, in ragione di una sensualità ostentata e provocante, dolcissima ma disperata. Citata, clonata, omaggiata dall’anno della sua morte a oggi, è l’ultima grande star di Hollywood. Un fenomeno cinematografico, di cui il talento è stato forse l’aspetto meno indagato.
Dopo una distruttiva infanzia e una prima giovinezza difficile, i lavori umili e le scelte sentimentali poco fortunate, Norma Jean Baker inizia la carriera come modesta fotomodella e attricetta. Ma pochi anni dopo diventa “la Monroe”: in breve, grazie a formidabili apparizioni, esplosiva regina dello star system.
All’ombra di una clamorosa ma contorta e sofferta vita extrafilmica, tra fulminei matrimoni da rotocalco, reiterate relazioni pericolose e ossessionanti ricoveri ospedalieri – che presto ne sovrastano tragicamente i meriti – costruisce una carriera personalissima. Eccola illuminare film leggendari, diretta anche da John Huston (Giungla d’asfalto, Gli spostati), Henry Hathaway (Niagara), Otto Preminger (La magnifica preda). Al registro di attrice drammatica – raffinato anche grazie all’incontro con Lee Strasberg all’Actor’s Studio – si affiancano le indimenticabili prove nelle commedie: da Il magnifico scherzo e Gli uomini preferiscono le bionde di Howard Hawks a Come sposare un milionario per Jean Negulesco, fino a Quando la moglie è in vacanza e A qualcuno piace caldo con la direzione di Billy Wilder e a Facciamo l’amore firmato Cukor: come avrebbe dovuto essere anche il Something’s Got to Give tragicamente mai portato a termine.
Un saggio storico-critico, l’analisi mirata dei suoi maggiori film, la rivisitazione disincantata della sua biografia, oltre a filmografia e bibliografia, ne ripercorrono la parabola, alla ricerca di quello “specifico Monroe” che illumina per sempre gli schermi e la cultura cinematografica del suo secolo, e non solo di quello.

Nuccio Lodato, professore a contratto di Storia e critica del cinema e Archivi e progetti per il cinema e lo spettacolo all’Università di Pavia, coll’Assessorato alla Cultura della cui Provincia ha collaborato per un ventennio. Ad Alessandria, dove risiede ed è stato presidente del Teatro Comunale, coordina la giuria dell’ultratrentennale Premio “Adelio Ferrero” e condirige il festival della critica cinematografica “Ring!”. Collabora a «Cineforum».

Francesca Brignoli laureata in Storia e Critica del Cinema nell’Università di Pavia con una tesi sul cinema di Liliana Cavani, nel 2008 ha collaborato a un volume edito dalla Regione Emilia Romagna con un saggio sulla stessa regista a cui sta dedicando nuova attenzione in vista di una monografia. Nel periodo dal 1992 al 2003 ha curato l’organizzazione di iniziative teatrali. Dal 2004 lavora presso l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Pavia, occupandosi di spettacolo

Marilyn Monroe. Inganni
di Francesca Brignoli e Nuccio Lodato
pagg. 304
inserto foto a colori
euro 18,00
le mani editore

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