Come italiano all’estero, mi capita di guardare la tv italiana. Non sono pochi gli italiani all’estero che ripongono nel satellite la speranza di ricevere notizie positive e ritrovare programmi interessanti ed educativi. Una volta spenta la tv, però, la speranza svanisce e prende il sopravvento l’angoscia.

Tamarreide: è così che si chiama l’ultima, ma non ultima, creatura televisiva che mi è capitato di conoscere per caso, brutta copia della serie “Jersey Shore” tanto famosa nella nazione a stelle e strisce quanto in quella tricolore.
Questo è l’ennesimo programma partorito dalla tv italiana per promuovere “valori” come l’ignoranza, il menefreghismo, la cafonaggine e la volgarità; insomma, le qualità principali dell’italiano medio.

Il poema dei tamarri
I protagonisti di questo show sfoggiano un lessico così… ricco da indurci a riflettere su come diamine abbiano superato gli esami di terza media, e un livello di cultura così basso da far sembrare Peter Griffin un professore di filosofia ad Oxford.
Ecco cosa viene da pensare a noi italiani all’estero e, soprattutto, ai nostri amici del Paese che ci ospita.
Convinto che non si deve criticare un programma senza conoscerlo, ho deciso di guardare una puntata del poema dei tamarri.
Un iniziale senso di fastidio, dovuto agli altissimi picchi di intelligenza dei concorrenti, si è spesso alternato a momenti di tristezza e forti risate dovute alla comparsa di psicologi, antropologi e professori vari intenti ad analizzare il comportamento dei tamarri, come se fossero animali o avessero gravi problemi al cervello (personalmente, non ho ancora deciso per quale delle due possibilità optare).
Questo è solo l’ultimo episodio della lotta alla cultura intrapresa dalle maggiori reti televisive che fanno del basso costume la loro bandiera.
Non credo, però, che snobbare questi ragazzi sia la cosa giusta.
Credo invece che il loro carattere ampiamente deficitario dipenda soprattutto dall’ambiente nel quale sono cresciuti e dagli elementi che più hanno influenzato la loro formazione sociale. Come, anzitutto, la stessa tv.
A loro serve un forte supporto sociale e non che la loro condotta ampiamente problematica venga mostrata come un punto di forza e qualità di cui vantarsi.

Ho visto cose che voi umani…
Quindi, con la curiosità di un padre che cambia per la prima volta il pannolino al figlio e che, pur non sapendo a cosa va incontro, capisce dalla puzza che non gli piacerà affatto, ho proseguito il mio viaggio ai limiti della realtà, ben oltre la follia umana.
E’ sufficiente passare cinque minuti in compagnia di uno dei più seguiti telegiornali per notare che sembra proprio un programma di gossip. Anzi, lo è.
Di riforma economica, delle pessime condizioni dei precari e della situazione politica di cui si sente parlare anche qui in Turchia, non c’è nemmeno l’ombra. Sono, invece, le modelle in topless, i matrimoni reali e l’infinità di accessori inutili per animali domestici a regnare.

Il paese del gossip
Dunque, per circa mezz’ora, l’Italia smette di essere il paese della cultura, della crisi e della disoccupazione giovanile per diventare il regno del gossip, delle veline e, soprattutto, dei seni rifatti.
Colpito da forti attacchi di febbre causati dalla vista di famosi principi mediatici (finché sono le modelle brasiliane ad essere in costume riesco a tollerarlo…), cambio canale e mi trovo di fronte a un omino fazioso che, quando non è intento a regalarci preziosi editoriali finalizzati ad infangare il nome di giornali e giornalisti che osano opporsi al Mr.X di turno, conduce un TG che, tra un mare di stupri, omicidi e tenerissimi ricci albini, ci presenta notizie di politica poco approfondite e, spesso, di parte.

Tv zero
Sono davvero pochi i programmi decenti che circolano la sera in una televisione dominata da reality di cattivo gusto e da talk show agghiaccianti dove a farla da padroni sono disgustosi ospiti di serie Z, così volgari da far sembrare Luttazzi un personaggio della Melevisione.
Sommando al tutto un mare di pubblicità ridicole ed assillanti che cercano di trasformarci in burattini del consumismo e dello sfarzo, ne viene fuori un cocktail così potente da stendere perfino Vasco Rossi.
Non venite poi a chiedermi perché i giovani di oggi hanno difficoltà ad inserirsi nella società, utilizzano un linguaggio scurrile, detestano la cultura e sono privi di aspirazioni per il futuro. Tv zero docet.

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