Punto di partenza è: lo spirito umano è solo intelligenza? No, poiché l’uomo non cerca di sapere solo per sapere, bensì cerca di sapere per agire, per fare. L’uomo è desiderio di “essere io”, desiderio che si esprime in progetti: l’uomo intende fare per essere.

Il desiderio, quindi, oltre che all’atto conoscitivo spinge all’atto volitivo. Fare qualcosa, fenomenologicamente, significa mirare ad un fine ed in ciò è implicita un’intenzionalità, quella di raggiungere un oggetto come fine. L’atto di agire implica il prendere una decisione e, successivamente, l’impegnarvisi. Ma a sua volta la decisione implica la volontà e l’impegnarsi un essa, la libertà.

Ma che cos’è la volontà? Richiamando Rosmini possiamo definirla come la potenza per la quale l’uomo tende ad un bene conosciuto a lui gradito. Quanto alla libertà, nella decisione intervengono moventi e motivi che, a persone diverse, di fronte ad uno stesso problema, fanno prendere decisioni diverse. C’è qualcosa che dà ai moventi ed ai motivi un peso decisionale e questo qualcosa è la libertà dell’io. Il motivo diventa valido perché io l’ho voluto e, in definitiva, l’ho voluto perché l’ho voluto: non posso spiegare perché un motivo, per me, appare (a me) più decisivo di un altro. E’, come dice Gabriel Marcel, il “mistero” della libertà. In effetti, la libertà non può essere dimostrata, si può solo mostrare, mettere in luce come situazione radicale dell’essere uomo, in quanto essere uomo è essere libero. E l’esser libero è innanzitutto esenzione da vincoli esteriori (libertas a coatione) e facoltà di scelta: di fare o non fare, di fare in un modo o in un altro. E questo può definirsi libero arbitrio: facoltà di scelta nell’esecuzione (oppure no) di un’azione, e nella specificazione di tale azione (così o non così).

Vero è, peraltro, che, in rapporto col mondo, l’uomo appare in una situazione di determinismo. Appare determinato a livello fisiologico (deve mangiare, dormire, altrimenti muore) come pure a livello psico-fisiologico (ereditarietà, dati temperamentali). Ed è qui che, volendo, potrebbero farsi rientrare  eventuali condizionamenti o determinismi astrali. E ancora, è evidente un determinismo biologico di genere (maschio o femmina) come pure è evidente che l’uomo è inserito in un certo tipo di società e non è pensabile al di fuori di una lingua, dell’appartenenza ad un gruppo etnico, sociale ecc. E però, in presenza di tali determinismi, ci si può chiedere in cosa consista la libertà. Si può rispondere che essa non è assenza di determinismi, ma superamento di essi. La libertà come libero arbitrio non è perciò un vuoto di determinismi e condizionamenti, ma consiste nell’integrare, nel far propri questi determinismi. E, innanzitutto, va tenuto presente che la libertà non è mai “solitaria”: non si può essere liberi “soli”.  La libertà di scegliere si esprime in funzione degli altri. Io non sono io senza te

Ampliando la prospettiva, si può poi osservare che, se libero arbitrio è facoltà di scegliere, l’esperienza rivela, tuttavia, che non tutte le scelte che l’uomo opera sviluppano il suo essere uomo; anzi, egli spesso finisce col divenire schiavo dele sue stesse scelte (passioni, droga…). Non  ogni scelta libera, quindi, è anche liberante. E il passaggio per arrivare alla vera libertà è nella liberazione. La libertà come liberazione è la libertà da ogni necessità interiore (libertas a necessitate), cioè la facoltà di essere se stesso (pienezza dell’essere uomo). Ora, diventare uomo significa progredire nella direzione cui l’uomo è ontologicamente finalizzato. E l’uomo è un essere polarizzato nella direzione del bene e della verità, cui tende con la volontà guidata dall’intelligenza. L’uomo può scegliere di andare in questa direzione che lo rende sempre più uomo, dando così “senso” al suo essere. Diventare libero è diventare persona. E la scelta in questo senso riguarda l’essere nel mondo, è la scelta della liberazione fisica e spirituale (attraverso la medicina, la cultura ecc.); ma riguarda anche l’essere con gli altri a livello di sessualità (riconoscendo l’essere sessuato come un tu, senza farsi dominare dall’istinto e dalle passioni, nella libertà che si chiama amore) e a livello di promozione della giustizia (col riconoscimento dei diritti dell’uomo).

Libero è allora colui che è veramente se stesso, libero da superstizioni, passioni, egoismi; capace di fare scelte “personali” nel riconoscimento degli altri. La libertà come liberazione è così allo stesso tempo il principio e il fine dell’agire: il principio perché alla base di ogni decisione umana e di ogni impegno c’è la libertà, che dà valore ad un motivo dell’agire invece che ad un altro; e il fine perché lo scopo cui l’uomo tende con le sue scelte è quello di essere sempre più libero, cioè sempre più se stesso, sempre più persona.

In questo quadro, allora, può inserirsi e riconoscersi, come già accennato, anche l’eventuale determinismo astrale. Ma proprio attraverso il suo riconoscimento se ne può operare il superamento: si sa che c’è e se ne prende atto, se ne tiene conto. L’astrologia, d’altro lato, come mezzo di conoscenza, ben può porsi come mezzo di liberazione, di elevazione intellettuale e spirituale, che rende l’uomo sempre più uomo.

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