1, 2, 3, 4… Numeri in fila. Una serie ordinata di numeri; caratterizzata dall’incremento – volta per volta – di una unità. In effetti, se ci poniamo dal punto di vista della quantità, ciascun “membro” della serie si accresce di una unità rispetto al “membro” precedente: il 2 deriva, per così dire, da 1 + 1; il 3 scaturisce da 2 + 1, e il 4 è originato da 3 + 1. Ma pure si potrebbe dire che se il 2 è 1 + 1, il 3 viene da 1 + 1 + 1; e il 4 viene fuori da 1+ 1 + 1 + 1. Siamo sempre, però, su di un piano quantitativo; un piano in cui il 2 è “di più” rispetto all’1; il 3 è “di più” rispetto al 2 e così via. E va pure sottolineato che la serie numerale di cui sopra ha un inizio imprescindibile rappresentato dall’1, primo numero della serie stessa.

Ma poniamoci ora da un altro punto di vista. Il numero, dicevano i pitagorici, è il fondamento dell’universo. Il fatto è, però, che per i pitagorici e per il pensiero tradizionale in genere, il numero non esprime soltanto una quantità, bensì un’idea, una forza, una qualità. L’Uno (1), cioè, non indica solo un oggetto o un altro oggetto, ma l’idea, il principio di Unità; Il Due (2) non si riferisce solo quelle due o quelle altre due cose, ma esprime il principio di Dualità; il Tre (3) è la Trinità e via dicendo. In questa ottica, poi, a ben vedere, c’è, esiste, soltanto un numero: l’Uno. E il Due, continuando su questa linea, non è costituito dalla somma di due uno, ma è un uno spezzato in due. E’ l’Uno-Tutto che si divide e crea “estraendo” da sé stesso, e si divide ulteriormente in tre, in quattro e così via. Non abbiamo un incremento, ma una frammentazione che potrebbe continuare senza fine.

L’1, come accennavamo, è il Principio di Unità; è simbolo di verticalità, di assialità, come il bastone (il palo, l’asse cosmico) indica anche l’uomo in piedi, l’uomo diritto (e retto). Ma è anche il Principio, l’Uno con la U maiuscola che, allo stesso tempo, è il Tutto (en to pan, cioè “Uno è il Tutto”, per dirla in greco).
Il 2 diviene, in questo quadro, simbolo di dualità, di opposizione e di conflitto, numero “diabolico” di divisione, fonte appunto di ogni dualità (bianco-nero, maschio-femmina e via dicendo). E’ anche tuttavia indicatore di riflessione, di dialettica. Nella simbolica, peraltro, il raddoppiamento (con sfumatura quantitativa) può fungere anche da rafforzativo, moltiplicando il valore dell’immagine (aquila due teste, doppio leone ecc.) e diviene indice di fecondità e ricchezza.

Il 3 sintetizza la tripartizione dell’essere umano (tradizionalmente inteso come composto da corpo, anima e spirito) e risulta dalla congiunzione dell’uno e del due. Richiama pure, evidentemente, il mistero cristiano della Trinità del Dio Uno e Trino: Padre, Figlio e Spirito Santo. L’Uno (Padre) pone sé stesso come oggetto di riflessione, come altro rispetto a sé; e ne nasce il Due (Figlio); e la riflessione dell’Uno sul Due come oggetto (e del Due, reciprocamente, sull’Uno) è il Tre (Spirito Santo, che, come si dice, “procede dal Padre e dal Figlio”). Come si intuisce, i tre sono uno solo; e l’uno in tre è ben raffigurato, ovvio il dirlo, da un triangolo.  
Con il 4, ecco poi l’archetipo della quaternità, la cifra che caratterizza l’universo nella sua totalità materiale. Ma si tratta anche di un principio ordinatore, organizzatore. Quattro sono i punti cardinali; quattro le braccia della croce; quattro gli Elementi (Acqua, Aria, Fuoco, Terra) che, tradizionalmente compongono l’Universo, quattro gli evangelisti ecc. ecc. ecc.

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