Se vogliamo, possiamo realizzare qualsiasi impresa. E’ questo il messaggio che esce con forza dal libro di Candido Cannavò “E li chiamano disabili”.

In questo bel volume sono raccontate le vite di tante persone che nonostante i loro handicap hanno raggiunto vette di eccellenza nello sport, nell’arte, nella scienza.

Lo scrittore, con grandi capacità giornalistiche e narrative, pone domande ora irriverenti, ora profonde, ora con l’obiettivo di scandagliare emozioni e situazioni personali. Il noto direttore della Gazzetta dello Sport (scomparso poco più di 4 anni fa) che ha dipinto anni di sport in Italia si trova a illustrare con grande maestria il mondo delle diverse abilità.

Questo è un libro che ha avuto il grande merito di sdoganare la diversità; in Italia dopo questo testo molti pregiudizi sono caduti e altri sono stati mostrati. Un dato su tutti: quanto sia importante l’amore, dei genitori, di un compagno o di una compagna per affrontare una disabilità. Una spalla dove piangere, essere confortati, rassicurati, è fondamentale, sono importantissime le persone che ci stanno accanto e non ci fanno sentire di un “altro pianeta”. A un diversamente abile non occorrono favoritismi, ma la possibilità di potersi esprimere, in un rapporto più possibile alla pari. Ognuna delle vite narrate è drammaticamente bella, si parte da un dolore per poi passare alla ricerca della propria dimensione, arrivando a vette incredibili.

Fulvio Frisone doveva morire, gli fu data l’estrema unzione, quando aveva solo tre giorni di vita. E’ sopravvissuto ma con una terribile sentenza, soffre di tetraparesi spastica con distonie, in poche parole non ha gambe, ha rimasugli di braccia e non ha il dono della parola, ha solo un busto e una testa perfetti. La madre l’ha spinto allo studio e il ragazzo dopo tante difficoltà ora è uno scienziato tra i più apprezzati al mondo e lavora come ricercatore presso la facoltà di fisica di Catania. Un’altra storia che lascia senza fiato è quella di Claudio Imprudente, tetraplegico anche lui senza il dono della parola, comunica tramite una lavagnetta, dove indica le lettere con cui comporre parole. Claudio ha scritto libri, ha collaborato per diversi giornali, ha ideato un progetto che fa conoscere la diversità, incontra nelle scuole migliaia di giovani sia in Italia, sia all’estero.

Sconvolgente la storia di Cesare Casnedi che perde la vista da piccolo a causa di un residuato bellico che gli scoppia in mano. Da non vedente si laurea, diventa insegnante e in seguito missionario in Africa, si occupa di mandare farmaci in modo da evitare che ragazzi poveri diventino ciechi a causa di infezioni. Un impegno importante che lo porta anche a vivere con moglie e due figli piccoli per ben due anni in Africa per aiutare in una scuola che aveva 150 studenti ciechi o ipovedenti. Molto bella anche la storia di Paolo Anibaldi che perde l’uso delle gambe, ma questo non gli ha impedito di continuare la sua carriera di chirurgo, anche grazie a un marchingegno che durante le operazioni chirurgiche lo regge dritto in piedi. Avvincente la vita di Franco Bomprezzi, affetto da osteogenesi imperfetta, in parole povere ha le ossa di “vetro”, vive in carrozzina ma questo non gli ha impedito di diventare un giornalista molto bravo. Ora scrive anche per il Corriere della Sera.
E’ raccontata la vita di Simona Atzori nata senza braccia, che è diventata una grande pittrice e ballerina e anche di Felice Tagliaferri che pur essendo cieco, è diventato uno scultore bravissimo. Ci sono tante altre storie di musicisti, piloti, velisti, ognuno di loro ha lottato e seguito i suoi sogni non mollando mai.

Candido Cannavò, E li chiamano disabili, Rizzoli editore, euro 9,90

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