Green Pass: il rifiuto della complessità

Isteria o buon senso? L’illusione di ritornare insieme attraverso la contrapposizione.

Vengo subito al dunque: non è una battaglia per la libertà, è una battaglia per la complessità.
La complessità della vita, degli esseri, della terra, di cui, del resto, un virus, capace di modificarsi, è testimonianza.
La complessità e la bellezza del movimento, del fluire, del cercare e cercarsi; quel qualcosa di misterioso e insieme comprensibile che sembra governare il destino degli umani su un pianeta meraviglioso.

La libertà non esiste. L’ho detto a me stesso molte volte. Esiste semmai il liberarsi… anche dalla libertà; ma allora perché non si può accettare questo green pass, questa costrizione anche ipocrita, che sembra essere per tanti l’unica possibilità per sconfiggere il Covid?

Che cosa c’è dietro il vaccino e soprattutto la costrizione che se ne vuole fare? L’interesse generale o gli interessi economici? L’isteria o il buon senso? Il controllo dittatoriale o addirittura un disegno di sterminazione graduale e occulta, fisica e morale, da consumarsi nel tempo, visto il grande affollamento che ormai c’è su un pianeta visibilmente sfiancato?
Queste cose lasciamole ai complottisti, agli ignoranti, ai paranoici… Ai fanatici della libertà o del sospetto. Nulla è dimostrabile di tutto ciò.
Del resto, se così fosse, se dietro ci fosse un disegno preciso e strategico del potere, tutti i paesi del mondo, o meglio i governi del mondo, sarebbero uniti, mostrerebbero lo stesso comportamento impositivo. Invece ci sono differenze.
E allora? Cosa c’è dietro?

Anche qui, vengo subito al dunque. Per me c’è la paura.
E la disabitudine alla complessità, alla fatica che essa implica.
Si potrebbe anche dire che, dietro, c’è il grande desiderio dell’uomo di smettere di faticare…
Una paura e una stanchezza talmente dominanti che hanno preso i corpi, le menti, i cuori e non lasciano non solo riflettere e vivere, respirando davvero l’aria che ci circonda, ma hanno pure bloccato l’immaginazione che è forse una delle qualità che ha salvato molte volte l’uomo, anche da se stesso; una di quelle risorse innate che giacciono nelle nostre profondità, sotto la pelle, in grado di disintegrare perfino o ampliare l’ordinaria percezione del tempo e dello spazio.

Ma paura di che? Di morire? Di non poter più vivere una vita “normale”, insieme agli altri?
Stanchezza di cosa? Di vivere?
Basta guardare tutti questi entusiasmi davanti a un goal dell’ultimo istante o le risate con i cocktail in mano, i ristoranti affollati e le mille ricette condivise per dubitare di questo?
In fondo voler mangiare e bere, desiderare l’abbandono e l’estasi non è un segno che l’umanità è in salute?

E se invece dietro questa catena di montaggio, che si vede di più, come diceva qualcuno, proprio nell’entusiasmo, ci fosse altro?
Chiederselo è una pratica intellettuale e cervellotica o una buona cosa? Hanno ancora le domande una funzione importante per la vita?

Quasi ogni giorno, In Italia, la stampa informa di un femminicidio o di una morte dettata dall’incapacità di accettare, di saper gestire il conflitto, quale esso sia. Un virus tremendo.
Del resto, mi sembra che sia evidente a tutti come le persone si offendano ormai per molto poco, come i rapporti tra gli esseri siano diventati difficili e faticosi… Eppure si mangia insieme e si ride…

Già prima che il virus limitasse la vita e l’abbraccio, la solitudine e la paura stavano dominando la scena sociale; infatti, francamente, io ho sperato che fosse venuto proprio per mostrare agli umani l’importanza della condivisione, del rispetto e perfino dell’amore, aldilà di quelle retoriche tanto eccessive quanto finte con cui lo si evoca.

Ora, si dice che il vaccino è l’unica maniera per ritornare a stare insieme… Può essere…
Intanto ha diviso in maniera fanatica e violenta le persone favorevoli con quelle contrarie.
Le une pensando che gli altri sono degli opportunisti e degli ignoranti e le altre pensando che gli uni sono conformisti ed egoisti.
Senza riuscire quasi più ad ascoltare le ragioni degli uni e degli altri, per allargare il dibattito e la riflessione, invece di chiuderli. Qualcosa che forse potrebbe essere fertile, potrebbe rinvigorire la cosiddetta democrazia piuttosto che angosciare le anime chiamate a crederle.
Così, di fatto, il clima è diventato terribile e lo sarà sempre di più, mentre il potere sembra godere di questo stato

Ora, come scrive Cacciari, io non sono contrario in assoluto ai vaccini, ho dei dubbi su questi che sono stati creati così velocemente e sul fatto che, invece, si sarebbero potute prendere, con la stessa convinzione, anche altre strade per combattere il virus. Il punto per me non è pensare che essi siano pericolosi o che nascondano chissà cosa, ma rispettare che qualcuno possa preferire di non farseli, per vari motivi.
D’altra parte se si suggerisce o si decide di farsi un vaccino perché si ha paura, sarebbe legittimo rispettare anche altre paure, no? O altri coraggi.
La considerazione che, con tutti vaccinati, si risolve il problema, si raggiunge l’immunità di gregge, sembra seriamente essere smentita dai fatti. Così come che il vaccino non abbia dei rischi. Dunque, perché ci si ostina a vedere solo una soluzione possibile?

Non sarebbe meglio preoccuparsi di informare bene su quali siano i reali rischi e vantaggi dell’una come dell’altra ipotesi e rispettare la libertà di scelta, il diritto della persona, che anche la nostra costituzione riconosce?
Del resto se non si spiega bene, se si occulta anche solo qualcosa, non solo si prende in giro o si violenta la libertà della persona, ma, forse, si rende vana quell’assunzione. So di spingermi in un territorio molto arduo ma intendo dire che, se l’uomo non capisce bene cosa fa, se non è convinto profondamente (anche nell’inconscio), il comportamento che adotterà non funzionerà del tutto. Col tempo questo emerge in ogni attività umana… Troppa fede nel cervello umano? Forse.

All’inizio di questa storia sentivo dire che a monte c’era il sistema immunitario, il suo funzionamento. Questo virus forse poteva essere l’occasione per studiare di più qualcosa che la scienza non ha ancora compreso bene.
C’è stato questo studio? Questo studio generale intendo? O la ricerca si è limitata a trovare il sistema per fronteggiare il covid? Forse non il primo e non l’ultimo tra i virus che possono colpire la salute umana.

Il sistema immunitario.  E se fosse, come qualcuno ha intuito (la scienza procede anche attraverso questa facoltà) che esso sia collegato allo stato di salute del cervello umano?
Ai suoi pensieri perfino.
Sarà che io penso, come la scienza riconosce, che lo usiamo ancora troppo poco questo cervello rispetto alle sue possibilità, alle nostre potenzialità.
Poi, certo, il fatto che l’uomo non sappia usarlo, che abbia forse smesso di evolversi, di cercarsi, denota purtroppo a suo sfavore e fa, cioè, che noi, tutti, stiamo riducendo ormai al lumicino (o lo abbiamo già fatto) la fiducia proprio nell’uomo. La cosiddetta autostima.

Non c’è stata altra epoca nella nostra storia così dominata dalla sensazione della fine, la sensazione di essere vicini a un confine e di non aver, forse, portato tutte le chiavi con noi.
Eppure queste chiavi stanno, starebbero, dentro di noi. Le tasche sono lì, in testa.

Saremo noi italiani, caput mundi e capaci proprio nelle difficoltà di dare il meglio, a ritrovarle?
Saremo noi il primo paese a rendere obbligatorio il vaccino e così risolvere le divisioni, ad annientare questo virus e ripristinare l’ancienregime? Saremo gli Ulisse del XXI secolo capaci del rischio di perdere la democrazia per ritrovarla?
Noi che abbiamo dominato e conosciuto la dominazione, il fascismo, il terrorismo, la forza dello stato e la sua dissoluzione?
Noi che abbiamo voluto l’Europa e l’abbiamo provocata, che porgiamo lo stivale all’Africa e al Medioriente per sostenere o calpestare ancora non è chiaro?

Insomma la complessità, la nostra complessità, sconfiggerà la paura della complessità?
La nostra capacità empatica e immaginativa, che tutto il mondo ci invidia ancora, servirà a mettere il sole nell’ombra e superare quella paura della solitudine (forse ancor prima della morte) così angosciante?
Troveremo il vaccino diverso che vale davvero per tutti? Aldilà del genere e dell’appartenenza?

Paolo De Falco
www.paolodefalco.it

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