“Quando il treno lasciò la stazione di Tokyo, Tengo tirò fuori dalla tasca il libro che aveva portato con sé, e si mise a leggere. Era un’antologia di racconti di viaggio”. Murakami Haruki, 1Q84.
Il protagonista dell’ultimo romanzo di Murakami compie uno dei gesti più naturali per chi deve ingannare il tempo trascorso in viaggio.
D’altra parte, quello tra lettura e mezzi di trasporto è un legame forte e antico. Se ancor prima dell’invenzione della stampa esistevano già gli antenati dei libri tascabili, cioè i cosiddetti “libri bisaccia”, caratterizzati da formato ridotto, testo su due colonne, privi di miniature e prodotti con carta e non con pergamena, il merito dell’invenzione ufficiale del tascabile va ad Aldo Manuzio con l’edizione del 1501 delle Bucoliche di Virgilio.

Ma il vero boom dei libri di formato (e contenuto) adatto al viaggio si ha intorno a metà Ottocento. Nel 1841 l’editore tedesco Bernhard Tauchnitz mise a punto una collana di volumetti per viaggiatori, mentre, in Inghilterra, nel 1848, W.H. Smith, un venditore di giornali della Euston Station, cominciò a noleggiare per un penny libri ai passeggeri diretti al capolinea di Birmingham, che, una volta arrivati a destinazione, avrebbero potuto restituire il volume al chiosco di Mr. Smith.

Così nacque una letteratura molto standardizzata, il giallo economico, la letteratura d’appendice, che si piazzò accanto alle edizioni economiche dei romanzi popolari. L’idea piacque anche all’editore francese Louis Hachette, che ripropose la formula nel suo Paese, ma su scala più vasta; e ben presto fiorirono case editrici, in Francia e in Inghilterra, specializzate in quella che fu ribattezzata “letteratura da treno”. Il soprannome, per gli eruditi più reazionari, ha un che di dispregiativo, poiché include soprattutto romanzi d’evasione, facili, leggeri, insomma la maggior parte dei best seller di oggi, che, non a caso, in anni recenti hanno invaso le edicole di stazioni e aeroporti.

A seconda del periodo storico l’asticella del valore culturale si sposta e se per Jean-Luc Godard anche i libri di Moravia erano “letteratura da treno”, noi potremmo fornire infiniti esempi di libri da non leggere, neppure per ammazzare il tempo in viaggio. Quel che preferiamo fare, però, è consigliarvi i titoli che meritano di essere messi in valigia. Novità o romanzi poco conosciuti, che hanno come unico minimo comune denominatore un numero di pagine contenuto, così che il libro possa essere letto in poche ore. Giusto il tempo di arrivare a destinazione, o quasi. Come ai tempi di Mr. Smith.

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