Il primo punto fermo è che Bruno Contigiani è un uomo di buon senso, il secondo è che è un esperto della comunicazione di scuola bocconiana, il terzo è che da alcuni anni ha messo il suo enorme bagaglio professionale al servizio della società, quella del vivere civile, degli ideali condivisi, della solidarietà, dello scambio, della crescita culturale, della tutela ambientale, del capitale paziente e della finanza rispettosa, del riconoscimento del lavoro e delle professionalità.
È vero che in tempo di crisi si sperimentano con maggiore facilità modelli alternativi, ma è altrettanto vero che da tempo Contigiani sta predicando la lentezza come elemento base della convivenza e delle relazioni. Dopo Vivere con lentezza, un saggio con tanto di comandalenti (dieci, come nella migliore tradizione) e Chi va piano. Per amare con lentezza, è arrivato ora in libreria Lavorare con lentezza. Per l’economia che verrà. In questi anni, Bruno Contigiani e gli amici dell’associazione Vivere con lentezza capitanati dalla grintosa e sorridente Ella, hanno dato vita a centinaia di iniziative che vanno dalle Giornate Mondiali della Lentezza alle passeggiate nel verde, alle letture dei libri nei bar. La rivoluzione sta nel prendersi cura di sé e degli altri nella quotidianità, nel non correre ad accumulare in prospettiva di maggiori consumi, ma nel procurarsi il necessario ed evitare sprechi che finiscono per alimentare cicli viziosi. E ancora, nell’essere qui e ora, responsabili di un habitat che ha bisogno dell’attenzione di ognuno per essere migliorato e preservato, coscienti che si deve recuperare il tempo dell’attesa, quello delle idee, della conoscenza, della cultura, dei progetti a lungo termine.

Uno scoglio tutt’altro che metaforico
Figlio del dopoguerra e di quell’Italia che volle rimboccarsi le maniche per risollevarsi e scrollarsi di dosso in un solo colpo i disastri del conflitto e il peso del ventennio fascista, Contigiani cresce e si forma a Milano, il vertice del triangolo industriale; è il capo ufficio stampa di Ibm Italia e poi di Telecom Italia Corporate. Conosce a fondo la vita aziendale, l’etica del lavoro, le leggi del profitto, le carriere manageriali. Poi, un giorno, “grazie” a quella che lui stesso definisce “una spinta gentile del destino” si imbatte in uno scoglio non metaforico e decide di cambiare vita. Un cambio radicale, fatto di allontanamenti e di recuperi, di rielaborazioni. Ed ecco che dinanzi al rischio di perdere il bene più prezioso che ogni uomo possiede – la vita – tutto può improvvisamente assumere un altro significato. Hanno ancora senso i ritmi vertiginosi di lavoro, lo stress, a scapito di una vita più sana ed equilibrata fatta di riflessioni e di rapporti migliori? L’edonismo reaganiano e i sogni clintoniani sono ormai lontani, spazzati via da crisi e recessioni che non conoscono confini. Eppure anche in questa stagione difficile, caratterizzata dalla perdita del lavoro, persiste la stessa mentalità di capitalismo sfrenato che aveva connotato gli anni del boom e che ora sostiene la paradossale prospettiva di un incremento dei consumi per aumentare i posti di lavoro.

L’articolo 4 della Costituzione
Serietà e buon senso non sempre convivono, ma quando si ritrovano assieme si ottiene lungimiranza, curiosità intellettuale e acutezza. E allora ecco che Contigiani rispolvera il secondo capoverso dell’articolo 4 della Costituzione: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Quell’articolo, ricorda Contigiani, “sovverte l’approccio al lavoro. Come ammaliato dall’equazione lavoro : guadagno = spendo : sono felice (si legge, lavoro sta a guadagno come spendo sta a sono felice) per un po’ di tempo avevo dimenticato questo principio dell’economia del lavoro, il cui oblìo credo fermamente sia una delle cause principali della crisi dei nostri giorni”.

La rivoluzione silenziosa di 4 milioni di piccole aziende e 8 milioni di partite Iva
La logica dei massimi profitti in tempi minimi ha sempre caratterizzato una visione individualista e aggressiva che oggi, con la globalizzazione dei mercati e delle bolle speculative, non trova più illimitati margini di applicazione. Anzi, anche la filosofia che la sottende è andata in crisi e conta sempre meno adepti. E allora quali possono essere le vie di uscita? Numerose, innovative e fantasiose (non fantastiche), suggerisce con dovizia di causa Contigiani. Iniziamo dagli imprenditori. Occorre, scrive Contigiani, “un capitale paziente, che non è necessariamente quello di un privato, disposto a investire su iniziative di impatto sociale o ambientale aspettando un ritorno inferiore e in un periodo più lungo. Esistono il low profit o il cosiddetto attivismo for profit di aziende che vogliono migliorare il benessere sociale senza rinunciare agli utili, in gran parte reinvestiti o di cooperative che magari fatturano 33 milioni con una forza lavoro che per un terzo è composta da disabili”. Sono le imprese sociali di cui parlano e seguono gli sviluppi economisti come Giorgio Fiorentini e Claudio Baccarani e studiosi come Giovanni Lanzone e Francesco Morace; aziende numericamente in crescita in Italia. Sono 4 milioni le piccole aziende e 8 milioni le partite Iva che all’insegna della creatività e dell’invisibilità stanno di fatto aprendo nuove strade e configurando nuovi scenari. Si tratta di un vero e proprio patrimonio – ancora più prezioso se si considera che i soggetti sono molto diversi gli uni dagli altri – che resta però sostanzialmente ignorato dalla maggioranza degli economisti nostrani – a quanto pare privi persino di strumenti per analizzare il fenomeno – e quindi dai politici. Il risultato che ne consegue è che questa forza vitale per il Paese ha sempre la sensazione di remare “contro”.

Come finanziare i progetti e non i consumi
A livello internazionale, ricorda Contigiani, sono invece numerosi gli economisti che seguono con attenzione questi ambiti. Muhammad Yunus con il microcredito ha finanziato i progetti e non i consumi e – seppur criticato – è riuscito a estendere la sua visione anche ai Paesi industrializzati; Noreena Hertz punta sul capitalismo Coop, un paradigma imperniato sui valori della collaborazione e dell’interesse collettivo; Mihaly Csikszentmihalyi è un convinto assertore dell’impresa come un creativo esperimento umano che mira a migliorare la vita, ossia il profitto aziendale non può prescindere da parametri come ore lavorate e benessere dei lavoratori. A rafforzare quest’ultimo punto di vista ci pensano, aggiunge Contigiani, “gli studi accademici come quello del sociologo-matematico Clifford Nass della Stanford University e le ricerche di consulenti illuminati come quelle dell’americano Tony Schwartz che dimostrano scientificamente come un lavoratore stressato, obbligato a produrre sempre di più e sempre più in fretta, sia ad alto rischio di stanchezza, errori, depressione, malattia e bassa produttività”. Vale a dire che un aumento della qualità lavorativa comporta spesso una diminuzione di costi aziendali e sociali. Attenzione però, soprattutto in Italia dove, fa notare Contigiani con giusta preoccupazione, il concetto di lavoro viene spesso svilito, svuotato delle sue valenze. Un esempio lo fornisce lo stesso autore che, in cerca di un sostegno per l’associazione Vivere con lentezza, ha trovato facilmente la disponibilità da parte di enti e istituti di credito a un finanziamento per l’acquisto di un automobile o per la ristrutturazione della sede, ma a pari importi nessuna possibilità di ottenere una borsa di studio per neolaureati.

I nuovi “comandalenti”
In un capitolo non privo di una buona dose di umorismo, Contigiani esamina mestieri e professioni. Ce n’è per tutti: avvocati, commercianti, commesse, imprenditori, manager, capi, economisti, giornalisti, pubblicitari, insegnanti, medici, editori, ma anche pubblici impiegati, disoccupati e giovani in cerca di occupazione. Il libro si conclude con gli immancabili comandalenti, ovviamente in questo caso, del lavoro.

Lavorare con lentezza
di Bruno Contigiani
Dalai Editore
pagg. 112
13 euro

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