Metà giornata a lavorare dal commercialista, l’altra metà ad accudire le sue mucche: perchè in Italia è difficile realizzare i sogni di un ragazzo, tra quote latte e politica “distratta”.

«Si nasce alla vita in tante forme: alberi o sasso, acqua o farfalla…o donna. E si nasce anche personaggi», scriveva Luigi Pirandello in Sei Personaggi in cerca d’autore. Se si nasce in un modo difficilmente si potrà cambiare la propria natura.
Diego la sua professione la intravedeva da bambino quando aiutava il padre nella stalla tutti i giorni per qualche ora e poi nei fine settimana a tempo pieno. La sua passione per le mucche non è mai venuta meno, col passare degli anni si è solo rafforzata fino a trasformarla in una vera e propria professione.
A 19 anni, dopo la Ragioneria, si è iscritto alla facoltà di Economia indirizzo aziendale a Bergamo, ha fatto l’Erasmus a Maastricht, ha viaggiato, si è arricchito con le amicizie fatte nel corso degli studi e si è laureato in regola con ottimi voti, ma nel suo cuore sapeva già che il suo destino non sarebbe stato quello di fare un Master per poi trascorrere intere giornate davanti al pc, a occuparsi di numeri.
La vita che gli è sempre piaciuta è quella all’aria aperta, quella semplice ma anche unica, secondo la sua testimonianza, in cui potersi occupare delle mucche, della mungitura e di tutto ciò che ruota intorno al mondo dell’allevamento.
Oggi Diego ha 33 anni e vive in un paesino in Brianza, a 40 km da Milano, nel profondo nord ricco e industrializzato dove non manca nulla. La pianura, il verde, le aziende agricole sempre di più lasciano il posto a fabbriche e nuovi stabilimenti. E la piccola azienda di suo padre a fatica sopravvive.

«Fare l’allevatore non è un lavoro così redditizio – ci dice Diego -. Nella nostra azienda abbiamo in tutto 50 capi di bestiame, tra vitelli, manzi e mucche gravide. Attualmente mungiamo 20 mucche. Ogni mucca produce circa 20-25 litri di latte al giorno che vendiamo alla centrale del latte a 40 centesimi +iva a litro. Sommando il prezzo del mangime e il mantenimento del bestiame, il ricavo non è sufficiente per poter pensare di metter su famiglia».

Per di più Diego ci racconta le ulteriori difficoltà dei piccoli allevatori come lui che, avendo sforato le quote latte stabilite dall’Unione europea, si trovano adesso a pagare a rate, un tot al mese, la multa (che corrisponde a 28 centesimi al litro, quindi più della metà del guadagno per ogni litro di latte).

«Anch’io ho sforato la quota, ma inizialmente noi allevatori non capivamo da quando sarebbe entrata in vigore la direttiva, per anni non ci hanno fatto pagare e poi, all’improvviso, ci hanno chiesto il balzello. Noi piccoli allevatori siamo stati quelli più penalizzati perché, avendo aderito alla rateizzazione della multa, abbiamo cominciato a pagare da subito mentre i grossi allevatori, che poi sono stati quelli che producendo di più hanno fatto sforare la quota dell’Italia, ancora sono in sospeso e non pagano. La Lega sta dalla parte loro, non certo dalla parte nostra di piccole aziende familiari».

E così Diego, non potendo sostentarsi di solo allevamento, si occupa per metà giornata di contabilità per uno studio di commercialista, con la testa però sempre alla stalla.

«Per me è un pensiero fisso, la cosa che mi dà in assoluto più soddisfazione è stare nella stalla e dedicarmi alla mungitura». Colpisce la sua passione smisurata per le mucche. La vita agricola richiede fatica fisica quotidiana, anche se parte del lavoro è meccanizzato, ma soprattutto tanta costanza.

Ce la siamo fatta raccontare da Diego la giornata tipo di un allevatore.
«Il lavoro comincia alle 7 con la mungitura (meccanica, non a mano) delle vacche, fino alle 8 e un quarto circa, con lavaggio finale dell’impianto; alle 8.15 diamo fieno alle vacche e fieno e mangime alle manze e ai vitelli (le vacche mangiano il mangime da un alimentatore automatico).
Alle 9 comincia la pulizia col trattore degli spazi dove gli animali camminano e dormono; alle 10.30 viene rifornito il distributore del latte portando la cisterna piena e riportando in azienda quella vuota per il lavaggio, nel frattempo si fa il controllo degli animali per rilevare stati di calore e quindi praticare la fecondazione artificiale, durante i mesi estivi (maggio – settembre) la fienagione, e si fanno eventuali riparazioni e manutenzioni a impianti, trattori e macchinari agricoli. Alle 17.30 si di nuovo una razione di fieno alle vacche, e di nuovo mangime e fieno per manze e vitelli, alle 18.30 circa la mungitura della sera e alla fine di questa la nuova razione di fieno alle vacche».
E così tutti i giorni dell’anno, 365 giorni su 365!
La domanda sorge spontanea. Diego, non sarebbe meglio andare a lavorare a tempo pieno dal commercialista? Guadagneresti di più e sarebbe meno stancante…

«Il pensiero che faccio, costantemente, è semmai quello opposto: ma perché non posso fare l’allevatore a tempo pieno e sono costretto ad arrotondare lavorando in uno studio?».

In realtà nel 2008 Diego aveva finalmente intravisto la possibilità concreta di potersi dedicare soltanto a quello che gli piace veramente e a viverci dignitosamente, grazie alla distribuzione diretta del latte.

Nel 2005 sono stati brevettati in Svizzera dei distributori del latte crudo alla spina. «Quando sono stati istallati nel mio paese nel 2008, – ci racconta Diego – pensavo che avessi finalmente svoltato. Per sei mesi la vendita andava a gonfie vele e i guadagni erano concreti: 1 euro per ogni litro di latte. Così sommavo la vendita del latte alla centrale a quella del distributore. Noi allevatori eravamo felicissimi e anche gli abitanti che ritrovavano nel latte non pastorizzato il sapore di una volta».

Ma a dicembre di quello stesso anno, sulle reti televisive e le testate nazionali, si è diffusa la notizia che il latte crudo potesse fare male ai bambini a causa di un batterio (che la bollitura aiuta a sconfiggere). Per settimane il tam tam mediatico ha gettato discredito sulla distribuzione diretta del latte con effetti immediati per gli allevatori e un crollo delle vendite inizialmente del 30% che poi si è ampliato fino al punto che «oggi non conviene più vendere il latte ai distributori, il guadagno si è più che dimezzato».

Secondo Diego, la notizia è stata gonfiata dalla lobby delle centrali del latte che infatti hanno cominciato ad abbassare i prezzi temendo di perdere profitti.

«Tutte le mattine mi piange il cuore – dice Diego -. La disinformazione e la paura collettiva, immotivata (corriamo un minimo rischio mangiando qualsiasi cosa) ha troncato questa possibilità per noi piccoli allevatori, schiacciati sempre di più dalla grande distribuzione, e ha privato le famiglie di una cosa veramente sana come il latte fresco non pastorizzato».

Diego è tornato quindi a vendere quasi esclusivamente il latte munto alla centrale che tutti i giorni, con i camion, fa il giro per le aziende a ritirarlo.

A fatica continuano a fare gli allevatori, lui e il padre, ma sempre con grande entusiasmo. «C’è un momento che più di altri mi emoziona – racconta- : la nascita di un vitello. Inviterei tutti i giovani a provare un’emozione del genere, non ha eguali! Nessuna esperienza è paragonabile ad assistere a tale evento. Sulle nascite mio papà ha un intuito incredibile, azzecca l’orario del parto: una sera mi ha detto: “Andiamo a casa a mangiare, poi torniamo subito perché questa vacca prima delle otto e mezza partorisce”. Così abbiamo fatto, alle otto e mezza il vitello, anche grazie al nostro aiuto, era già nato».

 

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