La polizia contro il decreto carceri, gli avvocati contro quello sulla giustizia civile, l’Antitrust chiede vivamente a Governo e Parlamento nuove misure per liberalizzare il paese. Sembra il gioco del “tutti contro tutti” invece sono in ballo le misure per poter salvare veramente l’Italia.

 Le discussioni in Parlamento

La commissione Giustizia del Senato sta discutendo i due decreti “natalizi” presentati dal Ministro della Giustizia, Paola Severino il 23 dicembre scorso e su tutti e due i provvedimenti durante le discussione sono state avanzate diverse critiche.

La Polizia contro il decreto carceri

In audizione presso la commissione Giustizia del Senato, il prefetto e vice capo della Polizia Francesco Cirillo ha criticato le disposizioni contenute nel decreto perché le Camere di sicurezza non sarebbero in grado di soddisfare alle esigenze chieste dalle nuove disposizioni e che il braccialetto elettronico risulterebbe molto dispendioso come soluzione al sovraffollamento. In commissione a dare man forte al prefetto è stato l’ex prefetto di Roma, Achille Serra, oggi senatore Udc, che ha sottolineato come il decreto legge, così come formulato, “finirà per scaricare la soluzione del problema sulle Forze di polizia”. Da parte sua, il Guardasigilli Paola Severino, anche in commissione Giustizia ha sottolineato come la relazione consegnata dal prefetto Cirillo all’Ufficio di presidenza della commissione riconosca che il decreto-legge sia stato adottato dal ministro della Giustizia di concerto con quello dell’Interno e con quello della Difesa “dopo un attento confronto con le Forze di Polizia e dopo che era stata verificata l’impraticabilità di altre soluzioni a cui pure si era pensato”. Per quanto riguarda poi il braccialetto elettronico, il Guardasigilli ha anche affermato che dovrà essere valutato attentamente il rinnovo della convenzione con la Telecom, soprattutto alla luce del fatto che in questi dieci anni l’operazione è costata allo Stato una cifra enorme a fronte di un’utilizzazione minima. Sul fronte delle camere di sicurezza, poi, ha aggiunto ancora il Ministro Severino, sempre la stessa relazione consegnata da Cirillo, parla di 1057 camere di sicurezza che presentano caratteristiche di idoneità; il Guardasigilli, comunque, si è detta disponibile ad un confronto su tutte le proposte di miglioramento del testo.

Il dissenso sul decreto giustizia civile

Il Consiglio nazionale forense in audizione proprio al Senato ha illustrato le ragioni del dissenso nei confronti di un provvedimento definito “l’ennesimo concentrato di norme-tagliola adottate in spregio al diritto costituzionale di difesa”. Il presidente del Cnf Alpa ha chiesto chiaramente di cambiare registro sul processo civile “perché mettere le mani al Codice di procedura ogni mese crea confusione e incertezza”. Diversi i punti contestati: dall’eliminazione della difesa tecnica nei giudizi davanti ai giudici di pace con valore fino a 1000 euro alla non impugnabilità dell’ordinanza con la quale si condanna la parte che non si sia presentata senza giustificato motivo in mediazione, fino ala procedura di composizione delle crisi da sovra-indebitamento che, secondo il Cnf, pur rispondendo alla sentita esigenza di fronteggiare fenomeni sempre più diffusi, richiederebbe per assicurarne migliore funzionalità, diverse integrazioni e modifiche, a cominciare dalla fissazione di rigorosi requisiti di professionalità dei componenti degli organismi di composizione delle crisi.

Il Cnf ha quindi convocato per il prossimo 14 gennaio un’assemblea plenaria di tutta l’avvocatura per avviare una mobilitazione permanente contro le iniziative del Governo in materia di liberalizzazione e di giustizia civile, senza escludere manifestazioni di protesta.

Il presidente Alpa ha confermato che quella del 14 gennaio sarà solo la prima di una serie di iniziative che porteranno al congresso straordinario di primavera (si è già riunito il comitato organizzatore) durante il quale dovranno essere discussi i temi nodali del ruolo dell’avvocatura nel processo di crisi economica e di rinnovamento del paese. Non vengono escluse, inoltre, manifestazioni di protesta in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario e, se necessario l’avvocatura chiederà anche un incontro al Presidente della Repubblica “quale garante della Costituzione”. Qualche mente maligna ribatte che sia ormai troppo tardi per le manifestazioni di protesta, forse si sarebbe dovuto “combattere” di più quando ad esempio la riforma forense era all’esame – davvero – del Parlamento, senza accontentarsi di qualche votazione dell’ultima ora in vista dei vari congressi (vedi Bologna e Genova). Troppi anni persi e troppo poche contestazioni quando ancora si era in tempo.

Chi le manifestazioni di protesta le aveva messe in calendario sin dall’inizio è il presidente dell’Organismo unitario dell’Avvocatura, Maurizio De Tilla, che chiama a raccolta gli Stati generali dell’avvocatura per il 20 gennaio prossimo e promette manifestazioni sotto Palazzo Chigi.  Promessa che il presidente De Tilla non faticherà a mantenere, essendo già stato da presidente della Cassa Forense, promotore e fautore delle manifestazioni a via del Corso contro le liberalizzazioni di Bersani.

La segnalazione dell’Antitrust

Abolire qualsiasi forma di tariffario, cancellare la norma che prevede che in caso di mancata determinazione consensuale del compenso, quando il committente è un ente pubblico, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi che siano applicate le tariffe professionali stabilite con decreto dal ministro della Giustizia.

Togliere agli Ordini la funzione disciplinare “prevedendo espressamente che negli organi indicati nella norma per l’esame delle questioni disciplinari entrino a far parte anche membri non iscritti agli albi e, limitatamente ai consigli locali, iscritti ad albi diversi da quello territoriale di competenza”.

Limitare i poteri dei Consigli degli ordini alla fissazione di requisiti minimi dei corsi di formazione senza alcuna necessità di autorizzazioni o riconoscimenti preventivi, prevedendo forme di autodichiarazione da parte degli organizzatori con meri controlli a campione.

Rivedere la pianta organica dei notai e aumentare “significativamente il numero dei posti previsti”.

Togliere agli ordini professionali il controllo sulla trasparenza e veridicità dei messaggi pubblicitari veicolati dai professionisti.

Resta ovviamente da vedere che cosa vorrà recepire il Governo e che cosa passerà in Parlamento. Certo è che, almeno per la parte riguardante le professioni, non è detto che quanto suggerito dall’Antitrust possa essere inviso da tutti: i vertici protestano ma la base sembra proprio di no…

Segnalazione_concorrenza_testo_5_gen_2012_copia.pdf

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