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Polizze Rca, Ivass contro il ‘razzismo’ assicurativo

12 Dicembre 2014

A parità di condizioni, gli stranieri in Italia pagano polizze Rca più care. Ivass chiede la soppressione del fattore “nazionalità di nascita”

Polizze Rca, Ivass contro il ‘razzismo’ assicurativo
I costi salatissimi delle polizze Rca mettono paura ai guidatori di casa nostra, ma ancora di più ai nostri ospiti. Gliautomobilisti stranieri di alcune nazionalità che sottoscrivono assicurazioni auto in italia, infatti, sono costretti a pagare, a parità di tutti gli altri parametri, tariffe più care dei nativi italiani. Così, quando uno straniero si trova nelle condizioni di dover scegliere la compagnia a cui legarsi, nel porre le polizze Linear a confronto con quelle di Diret Line, Genialloyd ecc., deve tenere in considerazione anche il peso che ognuna di esse dà al fattore “nazionalità di nascita”.
Si tratta, in effetti, di un vero e proprio atto di discriminazione. Due profili identici per ogni altro parametro, dall’età al luogo di residenza, dal veicolo guidato alle garanzie accessorie selezionate, si troveranno a pagare due polizze Rca differenti a seconda della propria nazionalità. Ivass, Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, si è scagliata contro questo malcostume Made in Italy, chiedendo l’abolizione di tale parametro.

Le direttive europee, in effetti, vanno verso la direzione di un’assegnazione più socialmente e politicamente corretta dei parametri, cancellando, ad esempio, la differenziazione di sesso. L’italia, d’altronde, è il Paese in cui tra un guidatore napoletano e un valdostano possono ballare differenze di prezzi fino a mille euro per polizze Rca identiche e profili di guidatore del tutto sovrapponibili.

Il disseno dell’Ivass fa leva su una Raccomandazione generale promossa da Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) il 31 gennaio 2012, la quale disponeva pari trattamento assicurativo per automobilisti italiani e stranieri.

D’altra parte, però, sarebbe scorretto accusare le compagnieassicurative di xenofobia. I parametri da esse adottati sono figli di valutazioni statistiche confortate da numeri. Non si può negare, in effetti, che guidatori che hanno imparato a guidare in realtà economicamente arretrate, si sono misurati con ambienti del tutto differenti dalnostro, spesso sono del tutto inesperti di autostrade o traffico tipico delle metropoli nell’ora di punta. Così la questione si fa più complessa, con entrambe le parti a esprimere le proprie sensate motivazioni. In effetti, nessuno ha torto. Ma chi ha ragione?

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