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Ora si può (tirando le fila del discorso)

06 Giugno 2011 di  Alberto Liguoro

Si chiude la saga di “Fuma! Fuma! (scapozziando) – Come dire ‘Scrivi poesie! Scrivi poesie!’ (sempre scapozziando)”

Ora si può (tirando le fila del discorso)
Mi piange il cuore ogni volta che mi trovo di passaggio per la centralissima e alberata via Monti a Milano, dove è una notevole villa, modesto pied-à-terre del nostro Premier; balza all’occhio soprattutto perché c’è la macchina della Polizia, proprio lì, sempre in agguato.



Ma si ha una vaga idea di che cosa vuol dire una vigilanza (2 uomini - una autovettura) 24h/24 tutti i giorni, compresi festivi, vacanze ecc.? Diciamo 36 uomini, 4 macchine? (Parliamo solo del suo modesto pied-à-terre; di tutto il resto… meglio che non parliamo).
D’altronde il Questore e il Prefetto di Milano, vogliono fare carriera (o quanto meno non essere trasferiti) sì o no? Va da sé che, naturalmente, ciò vale per ogni altro personaggio politico, di qualsiasi area politica, si avvicendasse; e questo è il male italico.
Bisogna riconoscere che tenere a balia asciutta un Berlusconcino costa molto, ma molto di più, di chiunque altro… e non rende, non rende nulla, proprio lui che parla di “Stato-Azienda”, di “Politica del Fare” e barzellette varie, sottrae, sottrae a tutto spiano.
Ogni volta che, più o meno illusoriamente, si parla di ripresa dell’economia, ritorna il bubbone, il ritornello dell’eccesso incontrollabile della spesa pubblica, come se si cascasse dal pero. Allora siamo matti davvero!
Questa è l’Italia. - Si diceva, e si dice spesso, con un vago senso di malinconia e di rassegnazione. Ma la Storia continua (come dicevo nella precedente puntata, e dico sempre per darmi coraggio), per fortuna continua e non si ferma mai.

Il fuscello, la spina e l’incognita
Già il fatto che, ormai correntemente, anche nella pubblicistica in generale, si parla di “staccare” o “non staccare la spina” al Governo, fa capire che, se non siamo di fronte ad un malato terminale, ci siamo prossimi. E il Capo stesso del Governo, che parla di avere contro giornalisti, magistrati, opposizione, Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale, ex alleati, comunisti, sindacati, una buona parte della confindustria... ci fa capire che ondeggia come un fuscello in mezzo alla buriana, e quando è buriana di popolo che vuol dire? C’è del marcio in lui, non già in Danimarca, pardon… negli altri.
Certo solo in Italia può accadere che uno conciato così abbia (ancora) in mano tutte le leve del potere; in un altro qualsiasi Paese – escluso, forse qualcuno di quelli da cui importiamo banane o esportiamo mine antiuomo e aiuti umanitari scaduti – sarebbe stato buttato fuori dalla tolda della nave a calci in culo da un pezzo.
Pessimi segnali. E dopo? C’è qualcuno che se la sente di suggerire una parola diversa da INCOGNITA?
A questo siamo ridotti.

In maniche di Governo
Però….se avessimo un Governo che si rimboccasse le maniche e desse il segnale di rimboccarsi le maniche, per mettere il Paese in linea con gli altri Paesi di riferimento, invece di sparpagliare in giro i lacchè del Gran Capo… gli eccessi anche televisivi, lo squallore, la pornografia, la spazzatura mediatica?… non ci faremmo neanche caso, probabilmente, o giusto quanto necessario.
Altrettanto se avessimo un Parlamento, espressione autentica dell’elettorato… se avessimo un Premier investito di credibilità e di autorità dal popolo, un Capo dello Stato che fosse il vero rappresentante dell’Italia nel Mondo, una Magistratura preparata ed efficiente in un sistema giudiziario moderno ed equanime, una Stampa pronta ad informare l’opinione pubblica, e non a manipolarla, se avessimo un’Opposizione decisa e costruttiva, non in preda a crisi di identità ed asfissia spirituale, comportamentale, relazionale.
Che cosa avremmo? Buona vita esistenziale e sociale, buona arte, scienza, letteratura, si farebbe del buon cinema, del buon teatro, la gente sarebbe serena, motivata, progettuale; venderemmo molto caro lo stile di vita italiano, l’inventiva, l’originalità ad altissimo livello nel Mondo (non sarà forse per questo che tutto sommato si glissa in giro all’Estero, sui guai nostri, dal baciamano a Gheddafi, alle numerose gaffe nei discorsi e negli incontri ufficiali, agli sbarchi a Lampedusa ecc., ci lasciano così, a mezz’aria, siamo osteggiati, magari temuti, tenuti al palo?).

Dalla botte piena alla moglie ubriaca
Ma qui c’è solo QUELLO scempio, lo squallore, nullità, eccessi anche pornografici a cui accennavo… altro che non farci caso, o giusto quanto necessario! Quella è Legge, quella è Religione (con l’incoraggiamento della Chiesa, o meglio del suo braccio secolare, come già fatto cenno qui e in altre occasioni).
Eppure siamo stati Grandi. Un Leonardo, un Dante, Michelangelo, Raffaello, Petrarca, Giotto, Machiavelli, Galilei, Colombo, Vespucci, Marco Polo, Giordano Bruno e tanti altri sono personaggi chiave di una civiltà che ha insegnato al Mondo, che ha dato ad esso geni dell’arte, della scienza, della letteratura, della musica; come non ricordare i grandi artisti dell’Opera, per cui in tutte le parti del Mondo, dire “Opera” vuol dire “Opera Italiana”? Per non parlare dei fasti dell’epoca dell’Impero Romano, mille anni, un’epopea verso la quale è in debito di civiltà l’intero Mondo, e poi sì la decadenza, ma anche l’affacciarsi di nuovi valori, arricchimenti culturali e spirituali, l’ampio respiro del Medio Evo (oggi diffusamente rivalutato), il Rinascimento, la grandezza del pensiero e delle opere dell’Uomo, che ha le sue radici e la sua massima espressione proprio in Italia; ancora la decadenza delle successive epoche, altri secoli di sofferenze, di drammatiche contese, ma anche di grandi intelletti, originalità e raffinatezza del pensiero. La forza e la libertà custodite dentro l’animo degli italiani sono sempre state indiscusse, almeno fino all’800, all’unità d’Italia e anche dopo, si può dire, almeno per un bel pezzo.

La sfortuna di essere figli d’arte
E dopo ancora che cosa è accaduto? Cos’è… di punto in bianco ci siamo rincoglioniti tutti? Perché… come è possibile? Secondo qualcuno (come mia moglie) è perché siamo come quei rampolli che, provenendo da famiglie i cui fondatori o personalità di spicco sono stati particolarmente importanti, in vari campi, le scienze, come le arti, particolarmente famosi, ricchi o potenti, quasi sempre sono e si sentono minusvalenti, ancora di più quanto più cercano di emulare i loro avi o i loro punti di riferimento, perché in cuor loro sanno che non riusciranno mai ad avvicinarsi ad essi, alla loro eccelsa grandezza; inoltre sono sfiancati avendo molto spesso, come si dice “la mangiatoia bassa”.
Conseguentemente, come gli estremamente fortunati e sfortunati insieme, rampolli menzionati, cincischiamo, ci arrabattiamo, facciamo cappellate una dietro l’altra per emergere; qualcosina si fa, qualcosina fa pensare che proprio sfigati non si è, ma in linea di massima non combiniamo gran che, in molti campi sprofondiamo sempre più, o dimentichiamo o, viceversa, ci rifugiamo in vaghi ricordi.
La tesi non è peregrina. Ma se così fosse, c’è da chiedersi: potrà mai essere in eterno? Una condanna, una maledizione? Io dico di no. E allora quando finirà? Quando se ne uscirà? Eh… chi lo può dire? Anni…. mesi… secoli?

La realpolitik dell’Ici
Certo… se avessimo risolto tutti quei “se”… se, almeno, a capo della Roma sacra ai Cristiani, avessimo un Papa austero, col quale fare i conti, senza ammiccamenti, ricatti e trattative sottobanco. Dovremmo approvare ed aspettarci, forse, da chi si assume essere Vicario di Cristo sulla Terra, parole, pensieri ed opere ispirate non alla sua missione ecumenica, ma a real politik come una qualunque Angela Merkel, per una finalità superiore? E quale di grazia? Non voglio credere l’esenzione dall’ICI e il controllo delle famiglie, delle scuole religiose a danno della pubblica istruzione e il potenziamento dell’insegnamento di religione. Non lo crederò mai. Questo si rifletterebbe poi, ovviamente, avendo la Chiesa Apostolica Romana una struttura piramidale, sulle nomine dei Cardinali, dei Vescovi, dei Parroci, delle organizzazioni come la C.E.I.

Da Peppone a Don Camillo
In una Chiesa, a sua volta attraversata da inquietanti sintomi di decadenza, di lontananza dal cuore e dalla mente degli uomini, via via più potente in Italia, quanto meno tende ad esserlo nel Mondo, se avessimo un Papa austero, dicevo, peraltro carismatico e lungimirante sui principi etici: no secco alle orge, no alla pedofilia da perseguire e denunziare sempre, no all’inganno dei fedeli che versano l’obolo, l’8/1000 ignorando che i loro soldi servono, in gran parte, per operazioni di alta finanza spesso di scarsa trasparenza e liceità, no alla corruzione che sfibra e sfianca i più deboli, un Papa lealmente equidistante in ambito politico (anche gli oppositori, i contestatori, gli anarchici, persino i comunisti – una volta si diceva volgarmente, e qualche anima pia ancora dice, che il primo comunista fu Gesù Cristo – sono figli di Dio); non parlo di un “santo” alla Wojtyla (lui era “santo”, gli andava bene tutto), né di un accomodante e motteggiante alla Ratzinger (che fa il duro per non andare alla guerra, diciamo così).

Figli di un Dio minore
Un Papa illuminato, riformatore sul celibato dei preti, sul divorzio, sull’aborto, sulle ricerche scientifiche, senza alcuna esclusione, sulle libere decisioni di ciascuno circa il proprio destino in particolari casi di gravissime patologie, sulle discriminazioni di qualsiasi tipo; si diceva dei comunisti, ma i gay, i musulmani, i divorziati sono, forse, meno figli di Dio degli altri?
Ho sentito con le mie orecchie dire gentilmente ai conviventi more uxorio di non accostarsi all’altare per la comunione, proprio il giorno della Prima Comunione dei loro bambini; irricevibile per loro in questi casi, carta bollata alla mano – o carta inchiodata, non mi ricordo bene – ho sentito con le mie orecchie richiamare alla recitazione dell’Ave Maria, con piglio anche caporalesco – da cappellano militare? – una folla vociante come atto di ordine pubblico, non preghiera quale atto di fede; a parte le cose che abbiamo sentito dire tutti, ultimamente, dal Cardinale Tettamanzi, da Radio Maria. E ricordate i preti-operai, i contestatori, i “famosi” catto-comunisti degli anni ’70? Che fine hanno fatto? Non ce ne è più uno in giro; non sono riusciti a riformare la Chiesa (del resto… il Femminismo, la “Rivoluzione Culturale” che cosa hanno riformato della condizione femminile, della Società?); e perché dai fogli domenicali distribuiti per seguire le letture durante Messe, sono spariti i riferimenti storici, di grande interesse? Per mischiare le carte alle spalle e all’insaputa dei fedeli? O per conferire artificiosamente una connotazione magica, insondabile, a quello che si legge? In ambedue i casi niente di buono, solo mistificazione. Se avessimo un Papa di larghe vedute sulla famiglia, compresa quella di fatto e, perché no, creata tra partners dello stesso sesso, una famiglia che, come plasma, circoli nella società, migliorandola, evolvendola, e non si isoli, non sia una cellula chiusa su se stessa ed ostile, disposta ad unirsi ad un’altra solo attraverso un’eccezione, un prolungamento di protoni e neutroni, a beneficio del conformismo, dell’egoismo, dell’ignoranza, della soggezione a chi poi ha il controllo del “laboratorio chimico”…

La vera rivoluzione
Beh… se avessimo tutto questo, il nostro Stato avrebbe davvero una collocazione di prestigio nel Mondo, come merita, e verrebbero probabilmente da tutto il Mondo, qui da noi, a bella posta per studiare i rapporti tra Stato e Chiesa, per abbeverarsi alla fonte di tanta qualità, tanta saggezza, un così elevato TONO nella vita pubblica e, conseguentemente, in gran parte, come si diceva, nella vita privata. E questa sì, sarebbe davvero rivoluzione, avremmo così superato la fase dei “rampolli sfigati” e, comunque non si potrebbe più, o mai più, dire questo di noi.

Condizionale e congiuntivo
Ma… e se tutti quegli “avessimo” diventassero “abbiamo”?
Ecco, proprio questa è la scommessa, e nel frattempo...
Fumiamo! Fumiamo!
Scriviamo poesie! Scriviamo poesie!
E se smettessimo davvero di fumare e continuassimo a scrivere solo poesie?
(fine della terza e ultima puntata)

Alberto Liguoro
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Alberto Liguoro
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