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Educazione dei minori e ius corrigendi

Papà trascina la figlia dal nonno? E' violenza privata

18 Novembre 2012 di  Daniele Mauro

La Cassazione conferma la condanna per il genitore che voleva obbligare con la forza la ragazzina a chiedere scusa ai nonni. Come la mettiamo con i poliziotti che in provincia di Padova hanno trascinato via il ragazzino?

Papà trascina la figlia dal nonno? E' violenza privata
Cari lettori, oggi vi devo rendere noto l’indirizzo giurisprudenziale in materia di minori relativo alla sussistenza del reato di violenza privata, previsto e punito agli artt. 610 del c.p. secondo il quale chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, a tollerare o ad omettere qualche cosa, è punito con la reclusione fino a quattro anni.

Tale indirizzo giurisprudenziale ritiene che in questo reato possa incorrere anche il genitore che pretenda, con la forza, che la figlia minore lo segua a casa dei nonni per scusarsi di comportamenti insolenti tenuti in precedenza con loro.

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 42962/2012 (il testo integrale è leggibile nei documenti allegati a questo articolo), ha confermato la condanna - sia penale che al risarcimento dei danni morali - a carico del papà che aveva trascinato per alcuni metri la figlia minore per farle presentare le sue scuse al nonno con il quale si era comportata da maleducata.

Ad avviso della Corte le modalità educative del padre sono state connotate dalla "illiceità delle modalità violente, ed esageratamente coercitive, con cui l'azione sulla minore era stata condotta".

Le regole, quindi, esistono ed a nulla valgono eventuali provvedimenti giudiziari: mi riferisco a quanto accaduto l’11 ottobre 2012 a Cittadella, in provincia di Padova, dove un minore di 10 anni è stato trascinato via dalla Polizia con l’ausilio degli assistenti sociali, al fine di eseguire un provvedimento del Tribunale dei Minori.

A questo punto, quindi, vorrei vedere applicato il principio giuridico sopra enunciato dai Giudici Supremi anche al caso in questione e vorrei veder riconosciuta la pena prevista per tale reato ai soggetti autori dei materiali comportamenti, aggravati dal concorso di persone, nonché il diritto al risarcimento del danno nei confronti del minore. A nulla vale in questo caso, a giudizio dello scrivente, la scriminante dell’esercizio di un dovere, basato su un provvedimento giudiziario.
Daniele Mauro
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Daniele Mauro
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Informazioni sull'autore

Nato a Catania, si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Palermo nel 1994. Dal 1994 al 1998 è Ufficiale di Complemento dell’Esercito. Abilitato all’esercizio della professione forense nel 2000, è a Roma dal 2004. Fermamente convinto dell’inutilità dell’esercizio professionale con rapporti di dipendenza gerarchica, tipici degli studi legali ove il mandato professionale è conferito al solo Dominus, nel Gennaio del 2011 inizia una nuova avventura in solitaria. Consulenze e patrocini giurisdizionali nelle seguenti materie: civile/tributario e penale collegato a tali materie.
avvmauro@gmail.com

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