Il governo dell’Arabia Saudita è ancora disponibile al dialogo con i ribelli sciiti in Yemen, purché depongano le armi e rispettino le risoluzioni internazionali e gli accordi presi.

A tre settimane dall’avvio dell’operazione militare “Tempesta decisiva” in corso in Yemen, Riad dimostra ancora di preferire la via diplomatica a quella militare ed incolpa i ribelli sciiti dell’attuale crisi in Yemen. Non si esclude infatti la possibilità che i seguaci dell’imam Abdel Malik al Houthi possano ancora, nonostante tutto, partecipare al dialogo con le altre forze politiche di Sana’a.
 
Questa disponibilità al dialogo emerge chiara in una nota firmata dall’ambasciatore saudita in Italia, Rayed Krimly, il quale spiega che “se gli Houthi deporranno le armi, potranno unirsi al dialogo nazionale inclusivo tra tutti i cittadini yemeniti, sostenuto dal Consiglio di Cooperazione del Golfo e dalle Nazioni Unite”. Il diplomatico di stanza a Roma ha rilevato infatti come “l’obiettivo dell’operazione militare in corso ‘Tempesta Decisiva’ è di porre fine alla minaccia militare della milizia settaria degli Houthi e ripristinare l’ordine e la legittimità nello Yemen”. Krimly ricorda infatti come solo pochi giorni fa sia stata approvata dai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ”la risoluzione n.2216 che prevede sanzioni contro le milizie Houthi. Durante gli ultimi 36 mesi tale milizia ha rinnegato oltre 60 accordi firmati nell’ambito del quadro del dialogo nazionale yemenita, sotto la supervisione delle Nazioni Unite e del Consiglio di Cooperazione del Golfo”.
 
L’ambasciatore saudita, giunto da pochi mesi in Italia, ricorda inoltre come i ribelli sciiti ”insieme al deposto presidente dello Yemen, non godono del sostegno popolare e non possono pretendere di rappresentare la larga maggioranza del popolo yemenita. La milizia Houthi ha iniziato ad occupare gli edifici governativi e le basi militari al fine di imprigionare i ministri e il presidente nonché ostacolare unilateralmente il processo politico”. ”Le milizie settarie e i gruppi terroristici sono – aggiunge – due facce della stessa medaglia. Entrambi abusano e strumentalizzano la religione per uccidere i civili e portare distruzione e caos.”.
 
Facendo riferimento all’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, deposto nel 2011 dopo la rivolta avvenuta nel suo paese in concomitanza con la primavera araba, si legge in conclusione che “gli Houthi si sono alleati con il deposto e corrotto presidente dello Yemen per usare brutale violenza contro la società civile tra cui i leader politici, civili, parlamentari e religiosi e giornalisti”. L’Arabi Saudita e i suoi partner del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) sono di gran lunga i maggiori donatori e fornitori di aiuti e assistenza allo Yemen.

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