L’egemonia globalista e l’estremismo di sinistra

Élite globalista ed estremismo politico di sinistra, questo strano connubio è stato al centro del webinar “L’estrema sinistra internazionale al servizio dell’egemonia globalista”, organizzato venerdì 18 giugno dalla rivista Incursioni. Sul tema si sono confrontati il giornalista Alessandro Sansoni, il sociologo Fabrizio Fratus, il filosofo Diego Fusaro e l’eurodeputato Vincenzo Sofo. “Il rafforzamento di gruppi estremisti, negli Stati Uniti e in Europa, impone sempre più l’agenda politica e culturale su cui viene fondato il pensiero dominante” e di conseguenza le regole del “politicamente corretto”, ha segnalato Alessandro Sansoni portando ad esempio la questione americana: “Nel corso delle ultime elezioni presidenziali i movimenti di piazza e il mainstream hanno dato vita a un attacco congiunto nei confronti della candidatura di Trump, con conseguenze ben note”. L’ideologia delle forze politiche dominanti è stata analizzata da Diego Fusaro: “Il cosmopolitismo di sinistra, ben diverso dall’originario internazionalismo socialista, è l’orientamento dominante dell’establishment. La relazione solidale tra le nazioni è distrutta dai capitalisti che mirano a superare gli Stati quali baluardo dei veri diritti”. Per il filosofo, le sinistre “fucsia” desiderano “far passare per internazionalismo socialista quello che è invece il cosmopolitismo liberista”.
Non solo le sinistre “fucsia” ma anche quelle “verdi” sono il segnale di una ideologia asservita all’egemonia globalista, rileva l’europarlamentare Vincenzo Sofo. Per l’esponente di Fratelli d’Italia la questione “pseudo ambientale” ha subito un processo di “umanizzazione” utile a modificare la scala di valori della popolazione, portando in secondo piano la promozione dei diritti dei lavoratori in favore dell’ecologia e dell’immigrazione. Un processo reso fattibile proprio grazie alla collaborazione tra establishment, informazione e deep state, secondo l’analisi che ha fatto da filo conduttore tra i diversi punti di vista dei relatori. “Gli Usa sono oggi in forte difficoltà sia sul piano interno, pensiamo agli sconvolgimenti causati da Black Lives Matters, che nella loro proiezione internazionale, insidiati dal crescente ruolo della Cina in Europa”, ha sottolineato Sofo dall’osservatorio privilegiato del Parlamento Europeo.
“Siamo in una situazione molto pericolosa: è caduto il velo dietro il quale si nascondeva l’estrema sinistra”, ha detto Fabrizio Fratus. “Con la caduta del muro di Berlino e la conseguente dissoluzione del comunismo in Europa – aggiunge – è venuta meno la visione economicistica della sinistra. I movimenti hanno intrapreso quindi la via tracciata dal liberismo, abbracciando la lotta per i diritti civili, molti dei quali creati addirittura ex novo”. “I diritti sociali sono della molteplicità mentre i diritti civili lo sono appartengono all’individuo”, ha rimarcato il sociologo autore di pubblicazioni scientifiche. Nel corso del dibattito è emerso come negli ultimi anni sia maturata un’inedita alleanza, nel mondo dell’informazione e non solo, tra radicalismo politico progressista e deep state. Il fenomeno è testimoniato in particolare da piattaforme come Bellingcat, che operano come siti di giornalismo investigativo basato sull’utilizzo di fonti in open sorce: se i principali animatori di tali iniziative editoriali provengono soprattutto dai movimenti di estrema sinistra come BLM, Antifa, gruppi anarchici o impegnati nella difesa dei diritti umani, molti collaboratori sono spesso ex elementi delle principali agenzie di intelligence americane e inglesi. Attivi inizialmente soprattutto nel reperimento di notizie provenienti dai principali teatri di guerra e tensione geopolitica (Ucraina, Siria ecc), questi siti oggi stanno focalizzando la loro attenzione sui movimenti e i partiti della destra patriottica presenti nei vari paesi occidentali, visti come antagonisti non più tollerabili dell’utopia globalista. In conclusione, dietro gli slogan dei diritti civili e della lotta all’estrema destra, i globalisti desiderano scardinare su scala mondiale i valori dell’identità e della sovranità in nome del capitalismo oligarchico.

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