L’ira delle Compagnie ha fatto perdere loro una buona occasione per non far scoprire il volto di chi, come “ragazzi viziati”, è abituato ad averle sempre vinte (ma solo con i governi che glielo permettono). Evidentemente sono alla disperazione. Come si fa a definire giungla senza regole un piano di sviluppo unanimemente salutato come: “importante nella direzione dello sviluppo“ (Confindustria), “norme di civiltà e progresso”, “un’occasione importante per rendere il mercato assicurativo ancora più concorrenziale” (intermediari assicurativi Sna e Unapass)? E non perché la legge – 4 titoli, 12 capi , 70 articoli e 2 allegati – sia stata ben articolata, ma perché ha realmente toccato molte aree della vita civile ed economica degli italiani: dalle misure a favore del lavoro, a quelle a favore della casa e delle famiglie, al rilancio dell’edilizia, alla crescita delle imprese, al controllo dei cittadini sulla spesa pubblica, all’accelerazione dei tempi della giustizia civile, fino a toccare un settore da sempre dimenticato: il settore agricolo. Ma per le Compagnie si tratta di una giungla senza regole!


Aldo Minucci, neo presidente dell’Ania, diversamente da Squinzi (presidente di Confindustria), ha dichiarato che il decreto è “inaccettabile e penalizzante per le imprese italiane” . Però, nel comunicato stampa del 5 ottobre, si è fatto sfuggire che questo decreto: “ permetterebbe ai competitor esteri di entrare nel mercato italiano”. Forse, a loro insaputa, ha iscritto le imprese assicurative alla Lega nord…
Poi tuona una minaccia: “(questo decreto N.d.R.) lungi dal portare vantaggi ai consumatori (sic), comporterà danni in termini di aumento dei costi delle polizze”. Qui è evidente il riferimento alla Rca. Qualcuno allora dovrebbe ricordare al potente presidente Ania che, in tema di Rca, il comportamento delle Compagnie (vedi Golem ottobre), tra aumenti ingiustificati delle tariffe, truffe mai denunciate, servizio pubblico disatteso con la fuga da intere regioni italiane, col mancato rispetto dell’obbligo a contrarre ecc., non è certo dei più specchiati.

Agenti, clienti delle Compagnie?
Minucci cerca poi di ammorbidire la minaccia con un appello commovente: “Scardinando questo sistema (quello della rete agenziale N.d.R.) si mina alla base il rapporto di fiducia che intercorre tra agente e Compagnia”. Su questo argomento lasciatemi dire un paio di cose. La rete agenziale, come vi direbbe uno qualunque dei 25.000 agenti italiani, è una rete formata da semischiavi o, nelle migliori delle ipotesi, da semidipendenti. Gli agenti, cioè, devono seguire -alla lettera- le disposizioni imperative delle rispettive Compagnie, pena la revoca (licenziamento). Il sistema a cui fa riferimento l’Ania si regge soprattutto su un agente monomandatario al quale non solo vengono impediti rapporti con Compagnie diverse dalla propria, ma addirittura (fino a ieri) il rapporto con altri agenti, e questo a totale danno dei consumatori e ad esclusivo vantaggio delle imprese assicurative. L’Ania non ha ancora capito (non ha capito?) che i consumatori hanno bisogno , ci ripetiamo, di agenti indipendenti che curino solo ed esclusivamente i loro interessi e non quelli delle imprese. Il famoso e tanto sbandierato “rapporto fiduciario” si regge, sì, sulla fiducia che la Compagnia ripone nel proprio rappresentante , ma questa fiducia esiste solo se l’agente esegue gli ordini. L’auspicio è che, invece, questo sistema venga profondamente scardinato. Personalmente mi auguro che si arrivi ad un’epoca nella quale gli agenti siano clienti delle Compagnie, che, cioè, acquistino le polizze – senza provvigioni- dalle Compagnie e le rivendano caricandoci il proprio legittimo guadagno, oppure facendosi pagare solo una parcella di consulenza, come dovrebbero fare (e non sempre fanno) i broker.
A favore della mia tesi c’è un’altra frase dell’Ania pronunciata da Minucci : “L’applicazione di questa norma imporrà una revisione completa degli assetti negoziali ed economici dei contratti di agenzia nell’ambito di un più generale ripensamento delle strategie di distribuzione”. Ovviamente la frase non va letta come vorrei leggerla io, in realtà è un’altra minaccia. Ma….vuoi vedere che il Presidente dell’Ania si lasciato sfuggire un …. lapsus freudiano?

Non toccate i privilegi
Infine due ultime considerazioni sulle frasi pronunciate dal presidente dell’Ania:
A) Operazione “non risolutiva dell’unica criticità assicurativa nazionale, la Rca Auto”,
B) “le Compagnie italiane non possono essere considerate un interlocutore solo quando si tratta di finanziare il debito pubblico”
Sulla prima frase ci sarebbe da chiedere : sarebbe forse risolutiva la criticità se gli agenti, obbligati a presentare tre preventivi al proprio cliente a loro spese e responsabilità, vedessero poi quel cliente andare ad assicurarsi da un’altra parte? (vedi Golem 10 agosto) E’ questo che le Compagnie avrebbero voluto? Questo avrebbe rafforzato il rapporto di fiducia Impresa-agente? Quali altre cose le Imprese non vorrebbero? Per esempio non vorrebbero la scatola nera a loro spese, non vorrebbero il decreto Bersani con la sua tariffa agevolata per i giovani, la durata quinquennale dell’attestato di rischio, non vorrebbero il bonus-malus (specie se il proprio cliente, col risarcimento diretto, venisse risarcito troppo spesso), non vorrebbero il preventivatore, non vorrebbero il contratto base e soprattutto non avrebbero voluto la prescrizione a 10 anni delle polizze vita dormienti (quante Compagnie si sono intascate, approfittando della prescrizione annuale, i soldi delle polizze-risparmio dei propri clienti negli ultimi settant’anni?). Non parliamo poi delle polizze poliennali. Quelle le hanno già (ri)ottenute dal governo precedente.
Quanto alla seconda frase mi chiedo: in quale momento le Compagnie italiane sono state benefattrici della patria……..?
Perciò a Minucci che vorrebbe fermare il Decreto sviluppo dico (parafrasando la scena finale del film “L’ultima minaccia”, del 1952, che potete vedere nel video correlato): E’… IL PROGRESSO BELLEZZA, E TU NON PUOI FARCI NIENTE!

ULTIMO MINUTO

A riprova del fatto che qualche perplessità sulla posizione dell’Ania è legittima, l’Antitrust ha diffuso una nota che è stata ripresa dalla newsletter dello Sna:

“L’Agcm rimarca “l’importante effetto di incentivo alla mobilità della clientela derivante dallo sviluppo di reti in plurimandato e quindi dal divieto delle clausole di esclusiva nella distribuzione assicurativa”. Le recenti disposizioni in tema di comparazione delle tariffe Rca possono essere efficacemente attuate – secondo l’Antitrust – “solo rimuovendo le difficoltà derivanti dai vari divieti di collaborazione tra reti distributive, diretti e indiretti, che ancora risultano presenti nei contratti di agenzia. L’Autorità, infatti, ha constatato che in vari casi, il divieto di plurimandato è aggirato attraverso clausole che, di fatto, rendono quasi impossibile (o comunque estremamente oneroso) per l’agente assumere altri incarichi”.

allegati
1) Decreto Legge Misure urgenti per la crescita, testo coordinato in Gazzetta Ufficiale dell’11 agosto 2012
2) I NO dell’Ania. Sintesi
3) Decreto Legge 83/2012: cosa prevede per le assicurazioni
4) Decreto Bersani: cose prevede per le assicurazioni
5) Un articolo sul comunicato stampa Ania
6) Il testo integrale del comunicato stampa dell’Ania

DECRETO LEGGE 22 GIUGNO 2012 N. 83 COORDINATO CON LA LEGGE DI CONVERSIONE 7 AGOSTO 2012 N. 134. MISURE URGENTI PER LA CRESCITA DEL PAESE
IL NO DELL’ANIA
DECREO LEGGE 83 DEL 2012 – COSA PREVEDE PER LE ASSICURAZIONI
ASSICURAZIONI – COSA PREVEDE IL DECRETO BERSANI
ARTICOLO SUL COMUNICATO DELL’ANIA
IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO STAMPA DELL’ANIA

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