Anzitutto un chiarimento: questa è la seconda puntata di “La saga di… fuma! fuma! (scapozziando) – Come dire: “scrivi poesie!, scrivi poesia!” (sempre scapozziando). La prima puntata la trovate correlata in fondo. D’altronde, dal momento che si avvertono spifferi di aria nuova, mi è venuto naturale cambiare il titolo.

Le cose non vanno bene, si diceva.
Però sui volti di tutti si vede una specie di folle allegria, in mezzo a parenti e affini, vecchi amici e vicini di casa che si ammazzano tra loro, giusto per non perdere l’aggancio coi grandi professionisti della Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta, che a loro volta, per non perdere l’aggancio coi “ salotti buoni” e la vita pacchia, si riciclano, si alleano e si confondono con la Politica, lo Spettacolo, i Media, la Magistratura e così via; e tutti insieme, poi, si guardano bene dal perdere l’aggancio coi vari Vespa, Floris, Santoro, D’Amico, Annunziata, Lerner e compagnia bella. Quindi alè! Alla fine della fiera, guarda un po’, aveva ragione il mitico Mike: Allegria per tutti!
Fumate! Fumate!
E quelli che scrivono poesie?
Un po’ di pazienza, mò ne parliamo.

Colpo grosso al Casino
Il Governo, ormai, si è trasformato in un gran Casino (si pronunzia Casinò, alla francese), niente di meglio per gli Italiani, che, come si è accennato nella precedente puntata, amano (anche) il gioco.
Il Banco (il Governo) vince sempre, ma se ci sai fare, puoi imbroccare qualche buona puntata.
Tutti pensano di poter essere loro i fortunati e, comunque, fin quando ci sarà la possibilità di imbroccare la puntata, perché perdersela? Perché chiudere il Casino?
E’ vero che va tutto male lì dal mio amico al bar-tabacchi/ricevitoria, ma ogni tanto un terno, un’accoppiata, un premio-consolazione, c’è chi lo prende; in fondo, fin quando la lotteria c’è, si può sempre vincere, magari un premio minore… chi lo può dire?

Il Risiko del Fisco
Facciamo qualche esempio:
casino1Chi ha frodato il Fisco, o ha commesso altri reati di natura patrimoniale o contro la Pubblica Amministrazione per 100, ha la chance di trovarsi condonato o comunque esentato in pieno usufruendo di un beneficio che è nell’aria e va a fissarsi proprio fino a 100; chi ha, ahimé “peccato” fino a 150 potrà sempre sperare in un emendamento, un’interpretazione estensiva, un decreto bis, e chi molto di più? C’è sempre aperta la possibilità di una finanziaria, una leggina, una giaculatoria, che so. E se non accade nulla? Ha giocato male, starà più attento la prossima volta. Imputet sibi, come dicono i Giuristi. Da qualche parte i soldi e le sanzioni devono pure arrivare.
Va bene, ma chi non ha mai fatto nulla di male? Appunto… paga, semmai anche qualcosina in più – i Centri Servizi che ci stanno a fare? – Come s’è detto, da qualche parte soldi e sanzioni pur devono arrivare (il difficile, come si vede, è “calibrare”). E poi… chi lo può dire? Mai “nulla di male”? C’è sempre una prima volta, si dice, o potrebbe esserci un errore, una cattiva interpretazione, chi sa, e allora perché togliersi questa “via di fuga”… questa ciambella di salvataggio? Perché uscire dal Casino o darsi da fare più di tanto per chiuderlo? A fronte di che cosa, poi? Il nulla… come si vede in giro, né più, né meno che il NULLA.
Questa è l’Italia, bisogna conoscerla bene per capirla.
Conoscendola meglio la eviti! – Questo, onestamente dovremmo dire (ma siamo pur sempre sciovinisti – distruttori e sciovinisti al tempo stesso – siamo Italiani, e quindi non lo diciamo) agli stranieri.

Un segreto tra di noi
Ma noi? Tra di noi? Conoscendola meglio possiamo cambiarla, l’Italia.
Scrivi(amo) poesie! Scrivi(amo) poesie!
Ecco che ci siamo!
Non me ne vogliano quelli che, come me, nella suburra, e nel semi-anonimato, scrivono poesie, ma anche quella è POESIA! Vogliamo chiamarla “poesia della Morte”? Perché no! Quanti Poeti si sono ammazzati sulla poesia? Vogliamo citare Jim Morrison, Luca Flores, Boris Vian, John Keats, George Byron, Charles Baudelaire, John Lennon? Tanto per dirne alcuni (sono un incallito citazionista, come si vede, e non distinguo la poesia in versi, dalla poesia nella vita, nelle opere, nei sentimenti).
D’altronde… non siamo molto distanti.
Se noi, nella suburra siamo (un po’) morti, ci raggiungeranno, vedrete, continuando così.
E poi? Beh non è mai finita la Storia… grandi filosofi e correnti di pensiero non considerano, forse, la Morte, cambiamento, chiusura e apertura verso una nuova vita? (A parte quella ultraterrena, rispetto alla quale non possiamo che dire, con Vittorio Gassman, “state contenti, umana gente, al quia”) Novità, ci saranno, prima o poi, novità, una nuova vita, non so come, non ho titolo per ipotizzare quale, però dovrà esserci, ne sono certo, più tono, più scuorno, più memoria di un passato glorioso.
Perché ci interessa tutto questo?
Perché la vita pubblica e la vita privata si intrecciano continuamente, a mio modesto (come dicono gli avvocati, categoria alla quale appartengo attualmente) avviso.
Ci sono più artisti in Inghilterra che non in Kenia. L’artista ha, come tutti, una vita privata, che è promossa e si esprime meglio a Londra, che non a Nairobi.
Per quanto… notizia di questi giorni: l’assistenza sanitaria vede posizionata l’Italia dopo il Kenia (fonte Affari Italiani – prof.Alberto Bencivenga), ma questo è un capitolo che appartiene alla nostra ordinaria follia: dopo il Ghana, l’Angola e la Guinea nell’amministrazione della Giustizia, dopo Santa Lucia (si pronunzia “Santalùsia” – Frattini docet), Haiti, il Gabon nella qualità e libertà dell’informazione? Secondi (evviva)! Solo la Grecia ci batte, per evasione fiscale (ai primissimi posti per criminalità organizzata e disoccupazione giovanile – Zona retrocessione Giovanni Floris Ed. Rizzoli); e il livello medio di istruzione? E il debito pubblico? E gli sprechi (se ne riparlerà ancora più avanti – non lo si fa mai abbastanza, per come siamo messi) e la sicurezza dei cittadini? E la corruzione? L’(in)efficienza della Pubblica Amministrazione? E… eccetera eccetera?
Fermiamoci un attimo, il vomito non aiuta.
Parliamo di poesia, almeno per rinfrancarci un po’.

Uccelli di rovi
Il mio ultimo libro di poesie si intitola NIDO DI ROVI.
L’ispirazione trova spunto in quei nidi che si notano in modo particolare nelle stagioni in cui gli alberi sono spogli, lungo le autostrade o le strade di campagna a lunga percorrenza, tra i rami; quasi un cancro dell’albero, una cellula impazzita dei suoi rami che lo circondano, lo proteggono amorevolmente eppure ne sentono il peso, la sofferenza; un che di spigoloso, ostico, sofferente viene fuori da tutto l’insieme, eppure di caldo e sicuro.
Strana contraddizione, per questo hanno sempre esercitato su di me un fascino particolare, e perché, contro ogni prevedibilità, resistono, imperterriti, alle stagioni, al vento, alle piogge, grandine e neve,ed anche al vandalismo umano.
Ora, in modo abbastanza immediato (poi dirò perché) viene fuori che l’Italia è il nostro “nido di rovi”, secondo il mio punto di vista, così come lo è per me, individualmente, il mio amato paesello del Sud (dove ho vissuto i miei primi 25 anni).
Si tratta di poesie prettamente sperimentali e d’avanguardia, un genere dal quale sono molto attratto e pratico, dopo un primo periodo “tradizionalista”, diciamo, con molta frequenza soprattutto da qualche anno a questa parte.

Le logge e i papillon
Il contenuto del libro consta quasi esclusivamente di fotogrammi e fotomontaggi corredati sporadicamente da frasi, didascalie, commenti, più un’appendice di poesie scritte (anche se non proprio tradizionali), più che altro una dedica, un riconoscimento ai miei amici.
Ora, a parte cartoline, fotografie, ricordi che riguardano prettamente la mia vita privata, dove l’interesse del lettore può essere riferito unicamente ad un che di sentimentale e di nostalgico (come eravamo), le altre descrivono, appunto, la nostra Italia-nido di rovi, ed altre ancora il Mondo (il nido di rovi di tutti?).
Berlusconi_1984Alcuni flash: LE LOGGE, gli interessi occulti, uccidono il Paese, affacciandosi solari e verdeggianti su di esso, il caimano se la ride, qualcuno col megafono urla “vota Antonio… vota Antonio!” e poi i pirañas, la palude infestata di caimani, pirañas, pesci velenosi, il papillon di Prodi (più piccolo di quello di Zapatero), bellezze al bagno sui nostri affollati lidi e balene spiaggiate, i tempi delle vacche grasse e delle vacche magre, e così via. Tutto questo, come si può ben comprendere è inquietante, grottesco, a volte ridicolo, più spesso tragico, ma sempre con un che di strapaesano e ridicolo.
Ed ecco la GUERRA che devasta mondi reali e mondi illusori, le vacanze tra la siccità e la fame, la nobiltà inglese e di alcuni altri Paesi e la plebe di tutti i Paesi, la musica che fagocita le folle del Mondo e così la Religione, le tragedie ricordate come quella degli ebrei, e quelle dimenticate, come l’inferno di fuoco del bacino carbonifero di Charleroi, dove, l’8 agosto del ’56, perirono 262 minatori, di cui 136 italiani, contrasti drammatici, incredibili; forse proprio in questo c’è un fascino che non può che definirsi perverso, tuttavia è tale. Quale è il fascino del Dottor Jekyll e Mister Hyde, e del ritratto di Dorian Gray? E qui mi fermo, non voglio certo autorecensirmi il libro.

Viva le differenze
Balza all’evidenza la differenza dei toni, secondo il mio pensiero, ovviamente, nella vita, nella letteratura, nella scienza, nell’arte, nel cinema , nel teatro, per come è l’Italia oggi.
Un mio amico fiammingo mi diceva, qualche tempo fa, che in Olanda si legge di tutto, in modo quasi maniacale ed ottuso, dai giornaletti più banali ai messaggi pubblicitari, alle grandi opere classiche, ai libri più in voga, agli scrittori emergenti, tutti, talento o non talento, i ragazzi leggono mediamente un libro al mese, c’è una qualità della cultura e dell’informazione altissima e poi gli eccessi anche televisivi, nella pornografia, nell’idiozia dei programmi. “Sono tutti pazzi” concludeva.
E noi? Che cosa concludiamo… magari fosse qui così?
I nostri ragazzi, mediamente un libro all’anno? Sottoscriverei. E la pornografia e l’idiozia? Ce ne è di più nella vita pubblica o nei programmi televisivi? Nel cinema, poi, basta guardare gli incassi ai botteghini. E la cultura, l’istruzione? Che dicono i preposti, le scuole private, i “padri-presidi” e le “madri-presidi”? Si fanno salve, ovviamente, le sporadiche eccezioni. Ogni eccezione ha la sua regola – ci ricordava saggiamente l’amato Totò al quale (anche) è dedicato il mio libro.
Come dicevo, qui da noi manca (tra l’alto) lo scuorno, la dignità, il ricordo di un passato (ormai sempre più “passato”) che non ha nulla da invidiare agli altri, anzi: gli altri ci invidiano.

(fine della II puntata)

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