Più lo vedi e più avresti voglia di rivederlo, “Tommaso Maestrelli, l’ultima partita”, lo spettacolo della Compagnia del Teatro Giovane, l’anno scorso al Teatro Ghione e quest’anno al Parioli di Roma, che andrà in scena fino al 9 novembre.

Avresti voglia di rivederlo, ricominciando dalla prima scena, per riviverne le sensazioni, le emozioni, ricordarne ancora meglio la storia e gli avvenimenti. Uno spettacolo che emoziona e che rappresenta una storia, bella e maledetta, così come solo un destino, bello e maledetto, può essere. E’ la storia di Tommaso Maestrelli, il Maestro, l’allenatore della Lazio dello scudetto del ’74, che ripercorre i due anni successivi allo scudetto, la sua malattia, il rapporto, quasi paterno, con Chinaglia e Re Cecconi, la nostalgia di quei tempi. La sceneggiatura di Roberto Bastanza e Pino Galeotti, la regia di Giorgio Serafini Prosperi ed il talento degli attori, che si sono calati così bene nella parte quasi da incarnare i protagonisti, hanno fatto rivivere quei momenti così importanti e così drammatici, tanto da strappare a più riprese gli applausi del pubblico del Parioli.

L’impareggiabile Nello Mascia nei panni del Maestro è stato il protagonista principale e ha dominato il palco come se fosse negli spogliatoi. «Io non sono un grande allenatore. Siete voi che mi avete reso grande. E ora Pino, Felice, Renzo, Vincenzo, tornate in campo e dimostrate che siamo ancora una squadra, quelli che hanno vinto lo scudetto e non ce lo porterà mai via nessuno. Per me, questa partita, vale più di tutti ». Lo spettacolo è tutto qui, in queste sue ultime battute, che fanno sembrare Mascia veramente Maestrelli. La malattia sta fiaccando il Maestro nonostante le cure di Renato Ziaco, interpretato magistralmente  da Gino Nardella. La radio gracchia. Tutto il calcio minuto per minuto racconta la rimonta della Lazio, che ha bisogno di pareggiare per evitare la serie B. Chinaglia è volato a New York. Ci pensa Giordano, il ragazzino di Trastevere, a dimezzare lo svantaggio. E poi Badiani firma il gol del 2-2 e della salvezza. Il biondissimo Carlo Caprioli interpreta con spontaneità la dolcezza, il vigore e l’umiltà di Luciano Re Cecconi. Massimiliano Vado ha i tempi, la fisicità e l’esuberanza incontenibile di Giorgio Chinaglia. E poi la figura dominante della signora Lina, la moglie di Masino, così come lo chiamava lei, una grande donna scomparsa all’età di 91 anni il 3 settembre scorso, nella bellissima interpretazione di Teresa Federico.

Alla fine dello spettacolo, un video con le foto della famiglia Maestrelli e della Lazio dello scudetto, sulle note di «Quanta strada Tom», l’ultima canzone di Toni Malco dedicata al tecnico nato a Pisa nel ‘22, amante del mare, ex centrocampista della Roma che Valentino Mazzola avrebbe voluto nel Grande Torino. Maestrelli non salì sull’aereo per andare a Lisbona solo perché non fecero in tempo a rilasciargli il passaporto. Così scampò alla tragedia di Superga. Il destino lo voleva alla Lazio per vincere uno scudetto irripetibile, il 12 maggio ‘74, mandando in B il suo Foggia. Struggente il finale, tutto concentrato sulla parziale ripresa dopo l’intervento, la convalescenza al mare, ed  il ritorno in panchina per provare a evitare la retrocessione in B nell’ultima drammatica partita a Como, il 16 maggio ‘76, con la squadra biancoceleste sotto di due gol nell’intervallo, ma con il finale della partita che decreta la salvezza della Lazio. L’ultima partita, appunto.

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