Alle radici di un Baobab, nel centro di Agrigento, scopriamo la bellezza della Tanzania. Il Baobab è realizzato in cartapesta ed è il fulcro di Muetàn, il museo etno antropologico dell’Arcidiocesi di Agrigento, dedicato alla Tanzania.

Il Baobab in Africa è il centro della vita; gli alunni si mettono ai suoi piedi e la corteccia si trasforma in lavagna e la sabbia alle sue radici diventa il “quaderno”. All’ombra del Baobab si tengono anche regolari processi dove il giudice cerca di mettere pace tra i contendenti (come il nostro giudice di pace). L’istruttoria e relativa sentenza si elabora entro la sera, poiché la tradizione vuole che non ci siano screzi tra le persone dopo il tramonto. In poche parole buona parte della vita degli abitanti della Tanzania si svolge intorno a questo maestoso albero, infatti, il museo riproduce questo scenario, dove c’è un Baobab (in questo caso di cartapesta realizzato dai volontari di vari paesi) dove tutto intorno ci sono tanti pezzi della tanzania 1cultura e inventiva africana, immagini e storie di vita. Questo museo africano è costituito da poche stanzette, ma molto accogliente e pieno di oggetti: strumenti musicali, giocattoli, piccole opere d’arte.

Le voci delle esperte guide ci raccontano storie personali di missione, della vita quotidiana di questo stato molto povero. Una storia fatta di tanta dignità, di un’indipendenza dalla colonizzazione passata attraverso una “ rivolta” pacifica dove il presidente Jilius Kambarage Nyerere (1922-1999) ha regnato sullo spirito degli “Atti degli Apostoli” facendo tante cose belle per il suo popolo.  Il capo dello stato soleva dire: “Vorrei accendere una candela e metterla in cima al monte Kilimangiaro affinché illumini al di là delle nostre frontiere, dando speranza a quanti sono disperati, portando amore dove c’è odio e dignità dove prima c’era umiliazione”. Un capo di Stato che voleva bene alla gente per cui è in corso un processo di beatificazione. 

Uno dei pezzi forti di questo museo sono i giocattoli costruiti dai bambini, realizzati con materiali riciclati e con grande maestria e inventiva. Da noi riciclare è una moda (e in parte un modo un rispettare l’ambiente), per questi bambini (ma anche per gli adulti) è un’esigenza, poiché sono molto poveri. E’ veramente bello un autobtanzania 2us realizzato con un’anima di filo di ferro, con le ruote ricavate da pezzi di sandali usati, che a loro volta erano stati realizzati da copertoni. Un tappo è utilizzato come balestra per fare girare le ruote e delle stringhe, che di solito servono per allacciare le scarpe, occorrono per mettere in moto il meccanismo. Il bus, infatti, oltre ad essere molto carino e curato nei particolari, ha anche sedili e specchietti retrovisori e le ruote girano muovendo il volante. In questo giocattolo c’è tutta la bellezza dell’Africa: l’inventiva, la bravura, il sapersi adattare ed essere felici con poco. 

Ogni gioco è una piccola opera d’arte, realizzato da materiali riusati numerose volte. Anche un pallone è una spesa ardua per un bimbo di un villaggio e allora è costruito con sacchi di farina bucati arrotolati e legati con stracci. Gli strumenti musicali, ce ne sono diversi esposti nel museo, sono ricavati da elementi nattanzania 3urali: zucche, pelle di animali, conchiglie. Dallo strumento si capisce anche da chi è stato prodotto, se da un pescatore, un contadino, un pastore, secondo il materiale usato. Un altro elemento espressivo sono le “vesti parlanti” che indossano.

Per la grande povertà nessuno acquista giornali, né ha tv, PC manco a parlarne, nei villaggi non c’è neanche corrente elettrica (nemmeno acqua se non a chilometri di distanza) e allora l’unico sistema per fare conoscere una notizia sono i vestiti. Se il governo vuole sapere di un provvedimento, mette in commercio un Kanga (una sorta di pareo) o un Kitenge (simile al sarong asiatico) con dei disegni, dei simboli, che fanno capire di cosa si parla (non parole, perché l’analfabetismo è molto diffuso). Questi vestiti servono anche per fare sapere di uno stato d’animo, di una promessa di matrimonio, di un lutto, in particolare sono usati dalle donne che spesso non possono esprimere il loro pensiero direttamente. Nel museo ci sono esposte tante “stoffe parlanti” dal fascino infinito.

C’è una parte dedicata anche agli splendidi animali che popolano la Tanzania, dall’elefante al ghepardo, dalla zebra all’ippopotamo: un’esplosione di vita. Muetàn ha tanti motivi per esistere, per fare conoscere la bellezza della Tanzania, per sognare l’Africa, per conoscerla, per sostenerla con progetti di aiuto, comprando i tanti oggetti realizzati dai bimbi accolti in missione o dalle ragazze madri. Ci sono giocattoli di pezza, portachiavi di legno, collane e tanto altro. Si possono anche adottare bimbi a distanza, ma la cosa bella di questa realtà è che andando in via Duomo  ad Agrigento, ( sito www.muetan.com) , dove c’è Muetàn, ci si tuffa in una straordinaria avventura e viene voglia di partire per L’Africa.

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