Ricordate il barone di Münchhausen (o Munchausen, come più comunemente ma sbagliando viene scritto)? Quel nobile tedesco che visse tra il 1720 e il 1797 che dopo aver combattuto contro i Turchi, a fianco dei Russi, si ritirò nel suo castello in cui era solito intrattenere gli ospiti con racconti decisamente fantasiosi e inverosimili, relativi ai suoi viaggi?

Al nobile Münchhausen, per l’esattezza Freiherr Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen, Rudolf Raspe nel 1875 dedicò anche un libro, “Baron Münchhausen’s Narrative of his Marvellous Travels and Campaigns in Russia”conosciuto anche come“Le fantastiche avventure del Barone di Münchhausen” in cui racchiuse alcuni dei suoi incredibili racconti.

A tale personaggio tuttora vengono dedicate diverse opere letterarie, teatrali e cinematografiche e non solo, infatti il barone di Münchhausen, fu di ispirazione anche per una sindrome psicologica scoperta nel 1951 da Richard Asher, appunto la Sindrome di Münchhausen. Ovvero quella malattia, più che altro psicologica, che induce le persone a farsi ricoverare in continuazione negli ospedali inventando sintomi inesistenti e talvolta autoindotti, o esagerando smisuratamente sintomi di una malattia presente.

Richars Asher la nominò sindrome di Münchhausen sulla rivista medica The Lancet nel febbraio del 1951 proprio perché trovò in esse analogie con il modus vivendi del sopracitato barone, non perché egli fosse solito a inventarsi malattie inesistenti, ma piuttosto perché i suoi racconti risultavano fantasiosi e drammatici propri come coloro affetti, se così si può dire, dalla sindrome di Münchhausen, e oltretutto anch’essi si trovano spesso a viaggiare come il barone tedesco, ma più che altro da un ospedale all’altro.

Dalle fantastiche avventure del Barone di Münchhausen al malato immaginario di Moliere
Per comprendere esattamente cosa sia la Sindrome di Münchhausen va prima di tutto fatta una distinzione con l’ipocondriaco, spesso paragonato al malato immaginario di Moliere. Quest’ultimo, l’ipocondriaco, al contrario del malato di Sindrome di Münchhausen, è realmente convinto di essere ammalato, ed è molto preoccupato per la sua salute. Esso è fondamentalmente fobico ha grande paura delle malattie, della sofferenza fisica e della morte e ha un bruttissimo rapporto con gli ospedali, i quali vengono visti come simbolo della sua debolezza umana.
In pratica l’ipocondriaco si ritiene debole e talvolta sfortunato, ad ogni piccolo segno di lieve malessere pensa al peggio ed è convinto che la malattia sia sempre dietro l’angolo e che ad essa probabilmente seguirà la morte.
Al contrario il portatore di Sindrome di Münchhausen non crede realmente di essere ammalato, la sua è una menzogna lucida, che mette talvolta in atto con masochismo, soprattutto nel suo tentativo di auto prodursi i sintomi. Costui sente il bisogno di farsi credere ammalato perché in tal modo sente l’attenzione degli altri su di sé da un lato, e dall’altro lato sente di poter sfuggire alle proprie responsabilità.
Colui che riporta la Sindrome di Münchhausen, proprio per i motivi appena descritti ha un buon rapporto con i dottori e con gli ospedali, esso dipende da questi perché in questi si sente “coccolato”, come l’ipocondriaco è informato su questioni mediche, ma mentre il primo si informa nel timore che si verifichino, il secondo si informa per documentarsi così da poter in qualche modo simulare i sintomi.
Anche a livello di personalità questi risultano molto differenti agli occhi dei dottori, l’ipocondriaco è solitamente agitato, preoccupato per il suo malessere, preoccupato per come stiano procedendo gli esami e le cure, in poche parole è il classico paziente insofferente e pessimista; il “Munchhausiano” è invece molto collaborativo, e molto preparato, stranamente ottimista e indifferente al dramma che gli sta accadendo, è di piacevole compagnia per il personale medico, tranquillo e simpatico, all’apparenza un martire che affronta col sorriso il suo triste destino, cercando a parole di non pesare sugli altri e sentendosi in colpa per le cure che necessita.

Quali simulazioni
E’ stato stimato che 5 pazienti su 100, di quelli ricoverati, soffrano in realtà della Sindrome di Münchhausen. I disturbi più frequentemente simulati sono infarto del miocardio, emesi emorragica (rigurgiti con sangue), emottisi (sangue nelle vie respiratorie che si manifesta con colpi di tosse), dolori addominali acuti, stati febbricitanti di origine sconosciuta, convulsioni, svenimenti, e problemi psicologici fittizi.
Per simulare al meglio i sintomi tali persone sono disposte addirittura a provocarseli realmente ingerendo veleni, feci, sangue, urine; iniettandosi batteri; assumendosi farmaci inappropriati come gli anticoagulanti, i farmaci per il diabete e quelli chemioterapici; manomettono i test di laboratorio, contaminando i campioni e nel caso venga loro misurata la temperatura, scaldano i termometri; tenendosi informati sui sintomi da dover mostrare (anche in merito alla simulazione di malattie psicologiche).
Nella maggior parte dei meccanismi appena elencati si nota particolarmente la loro vena masochista, del resto i “Münchhausiani” esattamente come i masochisti, hanno come scopo finale le attenzioni altrui, e sono convinti che per poterle ottenere debbano soffrire mostrandosi vulnerabili a chi si dovrà poi prendere cura di loro.
Proprio nel rispetto di quanto appena detto i “Münchhausiani” non solo sono disposti a fare esami invasivi e inutili interventi chirurgici pur di convincere del loro stato, ma taluni arrivano anche crearsi gravi ustioni o ad amputarsi parti del corpo per rilegarsi nella condizione di malato “meritevole” di cure e attenzioni.
Quanto detto fa anche comprendere come questa sindrome non sia una frode, chi ne è affetto non mira a beni economici o pensioni di invalidità, ma è un individuo psicologicamente debole che ricerca solo attenzioni, anche a caro prezzo.

I sintomi della sindrome di Münchhausen
Coloro che presentano la sindrome Münchhausen passano molta parte del loro tempo a riflettere e rimuginare su come provocarsi sintomi e su come convincere il loro medico di essere malati, non stupisce infatti che essi siano dotati di intelligenza e strategia, ma quando si sentono smascherati tendono a cambiare dottore e ospedale.
Una volta cambiato medico essi cercano di falsificare i dati anamnestici raccontando bizzarre evoluzioni della malattia e talvolta parlando dei loro fantastici viaggi in terre esotiche, proprio come il Barone di Münchhausen, ai quali imputano i loro sintomi che spesso però sono contraddittori e non corrispondono a malattie mediche conosciute. Quindi, per ovvi motivi, questi pazienti solitamente non amano che i loro familiari parlino con i medici curanti senza che siano loro stessi presenti. Per un motivo e per un altro questi pazienti ricevono infatti poche visite quando si trovano in ospedale, oltretutto sono persone con un basso numero di amicizie.
Talvolta i “Münchhausiani” elencano un elevato numero di sintomi lievi che presentano improvvisi peggioramenti.
In questi pazienti si nota una grande preparazione medica e una grande volontà nel fare i più svariati test o interventi, anche se rischiosi o particolarmente invasivi. Infine richiedono frequentemente la prescrizione di farmaci.

I motivi che inducono allo sviluppo della Sindrome di Münchhausen

Vi sono diversi motivi che possono portare allo sviluppo dellasindrome Münchhausen.
Un primo motivo, che avvicina ancora i “Münchhausiani” ai masochisti, è l’aver sperimentato una malattia in giovane età o essere stati vicini a qualcuno che ne ha sofferto. E’ probabile che nel periodo della malattia questi individui siano stati particolarmente coccolati e che abbiano ricevuto svariate attenzioni, o nel caso siano stati vicini a fratelli malati, abbiano appreso che quella sia una condizione piacevole e desiderabile. La comunanza con i masochisti è data dal fatto che anche quest’ultimi in gioventù hanno imparato che alla sofferenza seguitavano tenere attenzioni, spesso messe in atto proprio dalla mano che bastonava. E proprio come i masochisti capita a volte che nel passato dei “Münchhausiani” vi siano state storie di abusi e violenze, che li hanno messi sotto il riflettore, talvolta chi soffre della Sindrome di Münchhausen, ha subito la Sindrome di Münchhausen per procura durante l’infanzia.
Altri motivi che possono indurre a questa sindrome sono la morte di una persona di riferimento, che induce quindi a trovare nella figura del medico, vista come forte e autoritaria, un figura sostitutiva da cui dipendere. Un’ultima motivazione che porta allo sviluppo della sindrome di Münchhausen è il non essere riusciti a diventare medici, e quindi agire nel tentativo di essere riconosciuti come bravi esperti delle proprie malattie dagli altri medici, nel duplice piacere di beffeggiarli.

Cosa fare per chi ha la Sindrome di Münchhausen
Assecondare il delirio di tali persone, se da un lato allevia il loro bisogno di attenzioni, dall’altro può peggiorare il quadro e portare a gravi conseguenze e incidenti.
La cosa migliore da fare è quindi non assecondare questi atteggiamenti, né se si è familiari o amici, né se si è i medici curanti.
I familiari dovrebbero inoltre cercare di comprendere che non vi è un inganno fatto con malignità, ma fatto per debolezza caratteriale, spronare è quindi giusto per far terminare la debolezza, ma far percepire la propria delusione e la propria sensazione di inganno è comunque sconsigliato.

Polle, il figlio del barone di Münchhausen
Simile alla sindrome di Münchhausen vi è la Sindrome di Münchhausen per procura, poco più sopra accennata, essa viene anche conosciuta come Sindrome di Polle, proprio dal nome del figlio del barone di Münchhausen morto in tenera età in circostanze misteriose.
Tale sindrome riguarda coloro che subiscono l’induzione di sintomi di malattia dagli altri, in particolare dai genitori (soprattutto le madri). Gli induttori fanno questo allo scopo di apparire come meritevoli di stima e compassione per i sacrifici che si sta mettendo in atto nel tentativo di accudire l’affine ammalato.
La Sindrome di Münchhausen per procura è sicuramente più grave di quella della quale oggi si è parlato, perché è messa in atto soprattutto sui minori e induce talvolta addirittura alla morte, divenendo una reale forma di violenza.
Della propria vita si può fare quello che si vuole, anche spenderla senza motivo negli ospedali, ma ben diverso è quando si tratta della vita di un altro, soprattutto ove questo sia un bambino, e di questo si parlerà nel prossimo articolo. (fine prima parte – continua)

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