Con 161 voti favorevoli 51 contrari l’Assemblea ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando il maxiemendamento interamente sostitutivo del ddl n. 1612 di conversione del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile.

Il decreto si compone di sette capi:
il capo I reca disposizioni per l’eliminazione dell’arretrato e il trasferimento in sede arbitrale dei procedimenti civili pendenti;
il capo II disciplina la procedura di negoziazione assistita da un avvocato;
il capo III prevede ulteriori disposizioni per la semplificazione dei procedimenti di separazione personale e di divorzio;
il capo IV è dedicato alle disposizioni volte a garantire la funzionalità del processo civile di cognizione;
il capo V riguarda la tutela dei crediti e l’accelerazione e semplificazione del procedimento di esecuzione forzata;
il capo VI è dedicato all’organizzazione giudiziaria; infine, il capo VII concerne le disposizioni finali e reca la disciplina relativa alla copertura finanziaria.

Particolarmente dibattuti sono stati gli articoli 612 e 16. L’articolo 6 disciplina la convenzione di negoziazione assistita nelle materie della separazione personale, della cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio o di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.
Il maxiemendamento prevede che l’accordo raggiunto tra le parti è trasmesso, per il nulla osta, al procuratore della repubblica presso il tribunale competente. In presenza di figli minori o di figli maggiorenni portatori di handicap o non autosufficienti, l’accordo deve essere autorizzato dal procuratore che, qualora lo ritenga non rispondente all’interesse dei figli, lo trasmette al presidente del tribunale.
L’articolo 12 garantisce la possibilità di concludere, dinanzi all’ufficiale di stato civile, un accordo di separazione personale o di scioglimento secondo condizioni concordate. L’articolo 16 fissa il periodo di ferie di magistrati, avvocati e procuratori dello Stato dal 1° al 31 agosto di ciascun anno.

Dopo che il Presidente della Commissione bilancio Azzollini ha dato parere di nulla osta sul maxiemendamento presentato dal Governo, è iniziata la discussione sulla questione di fiducia. Sono intervenuti i sen. Consiglio (LN); Falanga, Caliendo (FI-PdL); Cappelletti, Giarrusso (M5S); Maria Mussini (Misto); Lumia (PD).

Le opposizioni hanno avanzato rilievi di metodo e di merito.
Ancora una volta il Governo lede le prerogative del Parlamento: lo strumento del decreto-legge non risponde all’esigenza di una riforma del processo civile approfondita, sistematica, coerente. Molte norme sono eterogenee e prive di urgenza. L’Esecutivo ha deliberato la fiducia un mese fa, prima che iniziasse l’esame presso la Commissione competente, e ha presentato un maxiemendamento che, contrariamente ad una prassi consolidata, è difforme dal testo licenziato in sede referente e contiene norme sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie. Il ricorso alla questione di fiducia su un testo di natura squisitamente tecnica non serve a superare intenti ostruzionistici, ma è dettato dal timore che nelle votazioni segrete muti la maggioranza.
Nel merito, il provvedimento ha un sapore propagandistico: non riforma il processo civile, ma riguarda aspetti parziali; complica le procedure, genera dubbi interpretativi e applicativi, introduce nuovi oneri per le parti, non incentiva il ricorso agli istituti stragiudiziali, discrimina i cittadini in base a motivi economici; non introduce il divorzio breve – come ha riconosciuto il Ministro della giustizia – ma introduce la negoziazione assistita senza tutelare a sufficienza il coniuge debole e i figli minori. L’arbitrato e il rito sommario sono già previsti dall’ordinamento: per smaltire l’arretrato occorre intervenire sulle procedure e sulle carenze di organico.

Nel valutare positivamente il tentativo di deflazionare l’arretrato civile, la maggioranza ha ricordato che in Commissione sono stati accolti emendamenti delle opposizioni e che l’accelerazione del processo civile, sollecitata anche dalla Commissione europea, è condizione necessaria per attirare investimenti esteri. Nella delega per la riforma della giustizia civile, all’esame della Camera, occorrerà rafforzare gli strumenti extragiudiziali di soluzione delle controversie e semplificare il rito ordinario.

In fase di dichiarazioni di voto, hanno annunciato la fiducia i sen. Susta (SC), Romano (PI), Buemi (Aut), Giovanardi (NCD), Rosanna Filippin (PD). Hanno negato la fiducia i sen. Barani (GAL), Erika Stefani (LN), De Cristofaro (SEL), Buccarella (M5S), Caliendo (FI-PdL).
In dissenso dai rispettivi Gruppi, la sen. Anitori (Misto) ha annunciato voto favorevole, il sen. D’Alì (FI-PdL) ha annunciato la non partecipazione al voto.

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