Romanzo di una strage
regia di Marco Tullio Giordana, Ita 2011, 01 Distribution, dur. 129’, euro 14

È una ricostruzione della strage di piazza Fontana quella messa in scena da Marco Tullio Giordana. Cinematograficamente siamo più vicini a Un delitto italiano sull’uccisione di Pier Paolo Pasolini che all’affresco della Meglio gioventù sugli anni di piombo. Siamo nella Milano della fine degli anni Sessanta. C’è tensione sociale e scontri fra estremisti di destra e di sinistra. Anche la polizia partecipa. Il 12 dicembre 1969 alle 16.37 un’esplosione devasta la Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana. Diciassette i morti, ottantotto i feriti. La Digos, la polizia politica, indica subito la pista anarchica. Il commissario Luigi Calabresi (Valerio Mastandrea) porta in Questura una ventina di esponenti, tra i quali il ferroviere Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino). In stato di fermo, tra un interrogatorio e un altro, la sera del 15 dicembre l’anarchico di Ponte della Ghisolfa muore precipitando da una finestra dello stabile. Non fu suicidio né omicidio scriverà il giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio, ma si trattò di “un malore attivo” che portò Pinelli oltre la balaustra della Questura. Sulle cause della morte però Giordana non si sofferma, preferisce puntare soprattutto sulle indagini che faranno ben presto emergere la responsabilità dei neofascisti veneti (Freda e Ventura) coadiuvati da agenti dei servizi segreti deviati (lo dimostrerebbe l’uso di un esplosivo in dotazione ai soli militari), con il beneplacito degli Stati Uniti. È Calabresi a scoprire questa verità che lo porterà a prendere le distanze dai suoi superiori e a pagare con la vita trovandosi via via sempre più isolato e additato dalla sinistra extraparlamentare (Lotta continua in testa) come “assassino” di Pinelli. C’è un altro elemento che Giordana riporta nel suo Romanzo, cioè la presenza sul luogo della strage di una seconda bomba di scarso potenziale messa probabilmente da un anarchico a scopo dimostrativo. Il film si avvale di un ottimo cast, è ben girato e procede con ritmo incalzante, ma è proprio sul piano della ricostruzione che fa sorgere più di una perplessità: trattandosi di una vicenda che ha aperto una stagione terribile, quella delle stragi di Stato e della strategia della tensione, che a tanti anni di distanza non ha ancora riconosciuto giudiziariamente i colpevoli, i mandanti e i fiancheggiatori, più che di un romanzo vero e proprio non sarebbe stato più opportuno girare un film attenendosi maggiormente ai fatti?

 

CabretHugo Cabret
regia di Martin Scorsese, Usa 2011 (2 dischi 2D + 3D), Rai Cinema – 01 Distribution, dur. 122’, euro 15

È un omaggio al cinema delle invenzioni pionieristiche e della spettacolarità, ma è anche il dono di un padre alle soglie dei settant’anni al più piccolo dei suoi figli. Con una storia da romanzo ottocentesco, uno stile un po’ fiabesco e una tecnica mozzafiato Martin Scorsese gira per la prima volta un film in 3D concepito (prevalentemente) per un pubblico di ragazzini. Siamo nella Parigi degli anni Trenta, la Grande Guerra è una ferita che si sta rimarginando, Hugo è un ragazzino che ha perso la madre e vive col padre (Jude Law) orologiaio col quale condivide la passione per gli ingranaggi meccanici. Nelle soffitte di un museo, l’uomo trova un manichino automatico, è mal ridotto, le ghiere e le molle sono in gran parte ossidate e necessita anche di una particolare chiave a forma di cuore per essere caricato e messo in funzione. Lo porta a casa suscitando subito l’entusiasmo di Hugo. Pochi giorni dopo l’uomo muore in un incendio e Hugo, prelevato dallo zio ubriacone, si ritrova nelle soffitte della stazione di Montparnasse a caricare gli orologi e a badare alla manutenzione, stando bene attento a non farsi scoprire per evitare di finire in un orfanatrofio. Addio casa, addio scuola, addio amici. A Hugo restano soltanto pochi effetti familiari e il manichino meccanico che – il ragazzo ne è convinto – potrebbe nascondere un segreto legato al padre. È solo il prologo di una full immersion alla riscoperta dei prodigi cinematografici di George Méliès (Ben Kingsley) che vedrà Hugo (Asa Butterfield) affiancato dalla coetanea Isabelle (Chloë Moretz) nella soluzione del piccolo mistero. La sceneggiatura, tratta dal romanzo La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick del 2007, non sempre è lineare perché un po’ per volta lascia l’intrigo per mostrare la meraviglia, la spettacolarità del cinema, arte nascente. Tra citazioni e omaggi, sfilano Harol Lloyd, i Lumière, Chaplin, Leo McCarey, Robert Wiene, Tod Browning e Buster Keaton, oltre Christopher Lee nel cameo del libraio saggio e un’apparizione dello stesso Scorsese in veste di fotografo di set. Undici le nomination agli Oscar di quest’anno, cinque le statuette conquistate a cui si aggiunge il Golden Globe per la regia.

 

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registi vari, 8 dischi blu ray + 12 ore di extra, Universal Classic, euro 59,99 

Alla Universal va il merito di aver sempre creduto nei film di genere, realizzandone numerosi soprattutto negli anni che seguirono l’avvento del sonoro. Otto pellicole vengono ora riproposte in un cofanetto di blue-ray. Si tratta di capolavori degli anni Trenta/Quaranta come Dracula (1931) diretto da Tod Browning con Bela Lugosi, Frankenstein (1931) diretto da James Whale con Boris Karloff, Il Fantasma dell’Opera (1943) per la regia di Arthur Lubin, Il Mostro della Laguna Nera (1954) diretto da Jack Arnold, il sottovalutato La Moglie di Frankenstein (1935) di James Whale con Elsa Lanchester che affianca Karloff nel ruolo ancora una volta del creatura mostruosa, La Mummia (1932) di Karl Freund con Karloff protagonista, L’uomo lupo (1941) di George Waggner con Lon Chaney Jr. e Claude Rains (Bela Lugosi appare nel ruolo di Bela lo zingaro) e L’uomo invisibile (1933) diretto da Whale tratto dall’omonimo romanzo di H.G.Wells, con Claude Rains nel ruolo del protagonista. Sono tutti film voluti da Carl Laemmle, il fondatore della major di cui ricorre quest’anno il centenario.
Il cofanetto comprende anche un libro di 48 pagine, ricco di fotografie dietro le quinte, locandine originali, lettere, cartoline da collezione, storyboard, trailer e tantissimo altro materiale a cominciare da un documentario inedito sul restauro del film  tratto dall’omonimo romanzo di Bram Stoker, la prima versione assoluta de Il Mostro della Laguna Nera e le due versioni di Dracula, quella di Tod Browning interpretata da Bela Lugosi e quella meno conosciuta diretta da George Melford, con protagonista il vampiro Carlos Villarías. Stesso set, stesso copione. La produzione americana girava di giorno, la sera lasciava il turno a quella spagnola.

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