Sono circa 250 i bambini che ogni giorno, in Italia, nascono prematuri o con difetti congeniti; 90mila l’anno. «Le cause non genetiche possono essere modificate con interventi di prevenzione primaria», afferma il professor Pierpaolo Mastroiacovo, direttore dell’Icbd (Alessandra Lisi International Centre on Birth Defects and Prematurity, centro collaborativo dell’Oms): «Sottolineo prevenzione primaria: quella vera, che consente di far nascere e crescere un bambino sano piuttosto che affetto da un qualche problema».

Aprile mese della prevenzione – Se per proteggere un futuro bambino bisogna intervenire prima che la gravidanza abbia inizio, è bene essere informati sui fattori e i comportamenti che incidono sulla salute prima e sulla salute riproduttiva poi. Aprile è il mese giusto per iniziare a raccogliere indicazioni grazie proprio all’iniziativa dell’Icbd che per tutto il mese organizza una serie di eventi in tutta Italia. Per segnare prevenzione_1in agenda gli incontri, si può consultare il sito www.primadellagravidanza.it e con l’occasione iniziare a prender nota delle misure di prevenzione, dei consigli per i futuri genitori e delle patologie che si possono prevenire seguendo regole semplici.

La ricerca scientifica – L’Icbd ha coordinato uno studio sui fattori di rischio preconcezionale nelle neomamme condotto in sette ospedali del Paese (Verbania, Fidenza, Genova, Pisa, Fatebenefratelli e Santo Spirito di Roma, Benevento) su 2.212 donne (la sintesi dei risultati è nell’opuscolo allegato). 

Il primo dato che emerge è quello anagrafico: il 41% delle neomamme ha più di 35 anni, il 65% ha programmato la maternità e 58 donne su 100 non hanno effettuato indagini preliminari. Ce n’è poi un altro da sottolineare: solo il 28% prendeva acido folico – vitamina del gruppo B che serve a costruire le nuove cellule dell’embrione al momento del concepimento – prima della gravidanza, nonostante si possa integrare l’alimentazione con la sua assunzione per anni, senza problemi.

prevenzioneQuando un figlio arriva da “grandi” si parla in anticipo con il proprio medico, si fanno accertamenti, si iniziano ad assumere medicine o vitamine in vista della maternità. Però, nonostante da anni si ripeta che la folina ha un ruolo importante nel prevenire cardiopatie, spina bifida e labbro leporino, le percentuali di chi lo usa prima della gravidanza resta bassa, a conferma di una scarsa attenzione alla prevenzione: vi fa ricorso il 65% delle donne in gravidanza ma solo dopo il test, perdendo l’opportunità di incidere nella prima fase del concepimento, quando le cellule dell’embrione si moltiplicano vertiginosamente. 

«Se tutte le coppie italiane assumessero regolarmente una compressa di acido folico durante l’età fertile fino al concepimento – sottolinea il professor Mastroiacovo – potrebbero essere prevenuti circa duemila casi di malformazioni gravi ogni anno».
Pesante anche il risultato relativo agli altri fattori di rischio: il 27% era una fumatrice prima di rimanere incinta, il 19% sovrappeso, il 26% ha assunto farmaci nel primo trimestre di gestazione. Anche qui i dati snocciolati dal direttore dell’Icbd dovrebbero far riflettere: si avrebbe un taglio stimato di 2700 casi di infertilità femminile, quasi mille nascite premature e 250 malformazioni congenite, se nessuna donna fumasse.
Incidere su queste percentuali vorrebbe dire anche risparmiare, per il positivissimo rapporto costi-benefici: infertilità, aborti spontanei, complicanze della gravidanza, malformazioni, prematurità e scarsa crescita fetale non sono a saldo zero nella spesa sanitaria e pesano sulla qualità della vita della coppia. Solo gli esempi fatti «dovrebbero convincere i responsabili della sanità pubblica a investire subito milioni di euro nella prevenzione preconcezionale con notevoli risparmi nel giro di pochissimi anni» commenta il professore.

Il passaggio da gravidanza programmata a vita sana – Gli stili di vita non salutari ipotecano la possibilità di concepire e generare un figlio sano: le evidenze sui danni del fumo si accompagnano agli studi sull’uso anche non eccessivo di bevande alcoliche, sull’abuso di caffè e sull’avere una dieta scorretta senza un adeguato esercizio fisico. Non solo per le donne, perché i figli si fanno in due e  «oggi sappiamo che gli interventi sugli stili di vita rivolti solo alla donna falliscono più spesso se non è coinvolto anche il partner», senza contare che anche gli spermatozoi soffrono una “vita” poco regolata. 
Il fatto di promuovere la salute riproduttiva, spingendo consapevolmente ad effettuare uno screening completo delle proprie abitudini e del proprio stato di salute almeno nella fase di pianificazione di una gravidanza, in realtà è una spinta a prendersi cura della propria salute. Come pazienti, come medici e soprattutto come persone.

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