Davanti a un’antica chiesa milanese dalla nobile facciata romanica, c’è un piccolo chiosco di rivendita di libri usati. Il venditore ha un’aria burbera ma bonaria. Si vede il suo carattere dai gesti, da come manipola i libri che soppesa, rigira e osserva.

Quelli più maltrattati costano poco. Quelli da collezione costano molto ma fanno solo da vetrina. Il via vai dei clienti si svolge nel reparto dei libri a buon mercato. Il proprietario chiuso nella sua piccola cabina di regia, pontifica come un piccolo zar. Sembra il venditore di almanacchi di Giacomo Leopardi che mescola saggezza e luoghi comuni, ovvietà e sentimento. Scovo tra le curiosità a buon mercato un libricino dal titolo: “7 giornalisti cercano la bontà”. Anno 1941, XIX dell’era fascista. Il regime censura il disagio dei ceti popolari, ma il gruppo dei magnifici 7 per sfuggire ai tagli, trova un pretesto per parlare di un’altra Italia nascosta.

Enzo Ferrieri, Arnaldo Fraccaroli, Paolo Monelli, Carlo Ravasio, Michele Saponaro, Orio Vergani e Cesare Zavattini hanno temperamento diverso, ma una grande voglia di raccontare fatti autentici. Michele Saponaro racconta: “Ci ritrovammo nel giugno del 1934 intorno al tavolino di un caffè milanese con alcuni amici invitati da Cesare Zavattini”. Il pasticcere Angelo Motta, fondatore dell’omonimo marchio di panettoni mette in palio il “Premio della notte di Natale” ad un anonimo campione di bontà.

Arnaldo Fraccaroli ha individuato una candidata, la signorina Carmen Baldo Marin di Chioggia, di famiglia facoltosa che “ha speso tutto il suo patrimonio e continua a dare il reddito delle sue ultime risorse a favore dei bambini orfani”.

Paolo Monelli racconta la storia di Bonapace Nazzarena che “dedica tutta la sua vita di ragazza solitaria ad assistere il fratello sacerdote colpito da una grave infermità, paralizzato”.

Carlo Ravasio elenca gli “esempi di solidarietà tra la gente povera: “Sono operai che fanno ore straordinarie per sostituire un compagno infortunato, sono contadini che lavorano il campo e si prendono cura delle messi di un altro contadino ammalato”.

Cesare Zavattini descrive la vita eroica del missionario lombardo Mario Brughera. L’apostolato si compie in Brasile in un lebbrosario. Torna in Italia e scopre di aver contratto la terribile malattia. In quarantena a Milano il padre cappuccino convince le autorità sanitarie a tornare in Brasile tra i sui lebbrosi.

Orio Vergani racconta: “La nave Nullo è ferita troppo gravemente per sopravvivere. Lo scafo di acciaio gli pare il corpo di una creatura viva e piagata da un male fulmineo e inesorabile”. Prosegue l’autore: “Egli ha fatto tutto il suo dovere. Ha posto in salvo tutti. La tradizione della Marina vuole che il Comandante sia l’ultimo ad abbandonare la nave e non ha mai chiesto ai suoi ufficiali il sacrificio estremo. Il comandante Borsini non lascia la nave che sta ormai per affondare, ed egli vuole restare solo a bordo”. Un pescatore che sembra uscito dalla penna di Hemingway o da un verso di Fabrizio De Andrè, si tuffa in mare per salvarlo. “Dove vai?” ¬ urlano i naufraghi ¬ “Vado dal Comandante” ¬ replica il marinaio del Mar Rosso ¬. Non interessa allo scrittore l’esito del salvataggio ma il gesto e lo slancio.

La bontà è una delle parole che non dovete cercare nel dizionario. Non rincorretela nelle antologie, nelle definizioni astratte o nei luoghi comuni.

Oggi nel Bel Paese della nave “Concordia” si sono rovesciate le prospettive e i valori. Il premio verrebbe assegnato a quello “dell’isola dei famosi” o all’affabulatore che riuscirà ad autoassolversi chiamando gli altri in correità. Non che sia migliore il buon tempo antico, ma gli onesti allora ebbero maggiore considerazione. Ai Franti di turno si ingiungeva di togliersi il cappello per non vergognarsi.

Mi distoglie dalla lettura il venditore di libri usati che sussurra: “Un testo selezionato da mani laboriose che sfogliano ed evocano, vive nella lettura la trasmissione della sapienza passando da una mano all’altra”. (G. Leopardi) Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla.

Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

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