Pianta modesta che non ha mai esercitato grande fascino, né per la bellezza dei suoi colori, né per il profumo dei suoi fiori, la piantaggine è sempre stata presente nella vita quotidiana della gente ed, è necessariamente entrata a far parte delle pratiche mediche popolari.

Il suo nome deriva dalla parola latina planta, sia per la somiglianza delle foglie alla pianta del piede, sia per l’uso alimentare che ne facevano i viandanti, che avevano la fortuna d’incontrarla sul loro cammino. Talmente diffusa da essere considerata pianta infestante non è raro incontrarla lungo i cigli delle strade.

La particolare collocazione di quest’erba riconduce ad un’antica leggenda secondo la quale una bellissima fanciulla aspettò talmente a lungo il suo innamorato lungo la strada che, impietositi, gli dei la trasformarono in piantaggine. Già Alessandro Magno e Dioscoride attribuivano alla piantaggine grandi poteri curativi e, più tardi fu una delle nove erbe sacre degli Anglosassoni, che la usavano come rimedio universale in caso di febbre, dolori ai reni, morsi velenosi, emorroidi, ulcere, ferite e molti altri mali.

Secondo la tradizione nordica la piantaggine rappresentava uno spirito posto a controllare l’ingresso al regno di Hel, la dea della morte.  Nella cultura popolare di tutta Europa le foglie pestate di piantaggine o il loro succo erano un rimedio molto utilizzato in caso di ustioni, ferite, gonfiori e punture di insetti. L’infuso veniva utilizzato in caso di emorragie nasali, debolezza di vescica e per alleviare gastriti, diarree croniche, asma, pertosse, emorroidi. Le foglie fresche di piantaggine, ricche di mucillagini e tannini, venivano impiegate per il loro effetto antidiarroico e antinfiammatorio. Secondo le credenze popolari tedesche, si pensava che la piantaggine personificasse le anime che erano tornate alla luce dagli Inferi e adesso perseguitavano gli esseri umani sulla terra. Anche per gli antichi Greci e Romani questa pianta era collegata con gli Inferi, in particolare con Orcus e sua moglie Proserpina.

Da un punto di vista fitoterapico la piantaggine è da considerarsi un potente antinfiammatorio, utile in caso di affezioni dell’apparato respiratorio quali tosse, raffreddore, catarro e asma. La spiccata azione antiallergica e decongestionante è utile in caso di stati infiammatori della cute come dermatiti e psoriasi, per le infiammazioni dell’apparato urogenitale come cistiti e prostatiti e, usata esternamente, è un valido aiuto in caso di punture d’insetti, ferite e lesioni che cicatrizzano con difficoltà. Inoltre, agisce contro la Staphilococcus aureo esplicando una notevole azione batteriostatica. Infine trova impiego come rimedio diuretico e rimineralizzante per il suo alto contenuto di zinco, silicio e potassio, utile in caso di malattie debilitanti e convalescenza.

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