Roma, I secolo DC, uno sciamano rintronato si aggira per i vicoli bui affermando di essere il vicario di Cristo. Si chiama Pietro e le sue bizzarre fantasie lo conducono dritto dritto al martirio. Duemila anni dopo, uno showman biancovestito si dichiara suo erede e guidato dal management più potente del mondo, incassa miliardi.

L’ultimo tassello della strategia “Babbo Natale” di Francesco Bergoglio ha preso la forma della ruffianeria giovanile in un evento tragico-storico senza precedenti. Dopo Sid Vicious, Jim Morrison e Charles Manson, anche il cordiale faccione di sua santità è apparso sulla copertina del mensile Rolling Stone. Una volta vera bibbia del rock e da tempo ridotto a catalogo pubblicitario, il periodico è stato preferito dallo staff del Vaticano ai più classici Time o Life. Nella gara al miglior offerente erano in lizza anche Vanity Fair, Playboy e Mad Magazine, ma è stato lo stesso pontefice a dire “se c’è Sting devo esserci anch’io, amen”. La trattativa si conclude con la cerimonia della messa in tasca e la nuova liturgia mediatica si propaga per le edicole del mondo, spargendo il verbo dell’industria della fede e derivati (creazionismo, discriminazioni, pedofilia, omofobia, ingerenze politiche).

Nulla a che fare con il vecchio Ratzinger, vessillo dei principi cristiani di sovranità galattica indiscussa con diritto di vita e di morte sui minori. Benedetto, per gli amici “l’emerito”, ha pagato per aver giocato a carte scoperte, per questo è stato abbandonato sull’autostrada e nessuno ne ha più saputo niente. La nuova gestione hollywoodiana ha in serbo altre sorprese, nel frattempo non perdete Rolling Stone di questo mese, fra altri duemila anni questo reperto sarà adorato come la nuova sindone. 

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