Pillola anticoncezionale, antiandrogeni, eflornitina, metformina: sono tra i farmaci più utilizzati per ridurre i sintomi dell’ovaio policistico. Una sindrome complessa, con ampie ricadute sulla salute che vanno dalla riduzione della fertilità ai disturbi metabolici e di tipo psicologico. Purtroppo, ad oggi non esiste una cura definitiva. In complesso, esistono varie strategie d’azione che, usate in sinergia, possono migliorare il benessere femminile. Il primo consiglio è intervenire sulla dieta e adottare un regime alimentare ipocalorico: ridurre il peso corporeo, spesso, è la via più immediata per attenuare i sintomi. Migliorare I’alimentazione significa anche integrare la dieta con sostanze funzionali ad azione specifica. Come forse saprai, fra le sostanze consigliate in caso di ovaio policistico – e, in generale, per favorire la fertilità – ci sono gli inositoli: se vuoi approfondire le loro proprietà nel dettaglio, visita il sito dedicato. Senti nominare questi integratori per la prima volta? Continua a leggere per scoprire cosa sono e qual è la loro funzione. 

Ovaio policistico e obesità

L’assunzione di integratori specifici, come gli inositoli, rientra fra gli approcci “alternativi” alla sindrome PCOS, tanto diffusa quanto difficile da trattare. L’ovaio policistico, infatti, è un disturbo eterogeneo che si manifesta con una sintomatologia complessa. Per contrastarla in modo efficace, l’unica soluzione è agire su più fronti. Il primo, come abbiamo visto, è la riduzione del peso per migliorare la salute e minimizzare il grasso viscerale. Quest’ultimo è tra i fattori frequentemente associati a una diagnosi di ovaio policistico, insieme ad altri segni di iperandrogenismo come l’irsutismo e l’alopecia. Curare l’alimentazione è essenziale anche per contrastare i disordini metabolici che, a loro volta, rappresentano un sintomo correlato alla sindrome PCOS, insieme ai disturbi che interessano la funzionalità ovarica e la fertilità in senso stretto. Come noto, i problemi già citati non riguardano esclusivamente le donne obese, anche se il sovrappeso può predisporre alla PCOS e intensificare i sintomi. Indipendentemente dal fattore peso, questi disturbi non sono indipendenti l’uno dall’altro ma, al contrario, sono collegati fra loro. Fra le sostanze che incidono su queste dinamiche così complesse ci sono gli inositoli, molecole presenti nell’organismo che, in caso di carenza o alterazione, possono avere ricadute negative sulla fertilità e sulla salute.

Perché integrare il myo-inositolo

Quando si parla di inositoli, generalmente si fa riferimento al myo-inositolo, molecola naturalmente presente nei tessuti e legata da un rapporto specifico – in termini funzionali e quantitativi – col cosiddetto d-chiro inositolo. Stando alle numerose evidenze scientifiche il rapporto fisiologico di queste due sostanze a livello plasmatico sarebbe di 40:1 rispettivamente di myo-inositolo e d-chiro-inositolo. Entrambe le sostanze sono alleate della fertilità femminile e possono incidere a vari livelli sulla fertilità e non solo. Queste molecole, infatti, agiscono da mediatori chimici influenzando, fra le altre cose, il signaling dell’insulina e dell’ormone follicolo-stimolante. In presenza di disturbi dell’ovulazione – spesso associata a insulino resistenza e altri problemi metabolici – si osserva, in molti casi, un’alterazione del rapporto fra myo e D-chiro inositolo. Proprio per questo, ripristinare i livelli corretti di queste molecole – tramite integratori in polvere o in capsule soft-gel – può risultare utile per contrastare la sindrome della PCOS, per normalizzare la funzionalità ovarica e per riportare l’organismo in equilibrio.

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