Norma
di Vincenzo Bellini
solisti: Cecilia Bartoli, Sumi Jo, John Osborn, Reinaldo Macias, Liliana Nikiteanu
Orchestra La Scintilla diretta da Giovanni Antonini
2 cd Decca 478 3517

Prima registrazione in studio della Norma di Bellini con strumenti d’epoca. Si basa sull’edizione critica della partitura, realizzata attingendo dal tormentato manoscritto (pieno di correzioni, di cancellazioni, di frasi musicali scritte con inchiostri diversi) e da altre fonti autografe, frutto del meticoloso lavoro di ricerca filologica di Maurizio Biondi e Riccardo Minasi. L’esecuzione di Giovanni Antonini, con l’orchestra la Scintilla mira dunque a ripristinare l’orchestrazione originale, con un ensemble di strumenti originali, e con il diapason usato in Italia nel 1830, più basso di quello attuale. La sua lettura è fresca e carica di tensione, capace di estrarre textures molto nitide, e una trama sonora policroma, graffiante, molto differenziata, piena di dettagli timbrici, dominata dal colore dei fiati. Rivoluzionaria, e provocatoria, anche l’interpretazione di Cecilia Bartoli (che nell’immagine di copertina si ispira alla Lupa di Anna Magnani), agli antipodi rispetto alla tradizione e ai modelli interpretativi del passato, come quello di Maria Callas. La sua Norma, che ha un registro più grave e un colore più scuro rispetto ad Adalgisa, cerca di ripristinare la flessibilità e le sfumature espressive richieste da Bellini, mirando a trasformare l’eroina tragica e un po’ stereotipata in una donna in carne e ossa. L’operazione riesce, ma a metà. Nonostante l’abilità tecnica e l’intensità espressiva di alcune scene, il suo canto risulta artificioso, dominato da un certo manierismo, privo di un autentico spessore drammatico, troppo legato al gusto barocco e allo sfoggio del virtuosismo. Ottimo il resto del cast, con Sumi Jo nei panni di una toccante Adalgisa, John Osborn che affronta con estrema facilità l’impervia parte di Pollione, Michele Pertusi solido e intenso Oroveso.

Gervasoni stradivariusLeast bee
di Stefano Gervasoni
solisti: Margherita Chiminelli, Sonia Turchetta
Divertimento Ensemble diretto da Sandro Gorli
Stradivarius STR 33780

Stefano Gervasoni è stato allievo di Nono e di Ligeti, ha studiato all’Ircam, ha maturato il suo linguaggio a contatto con la musica di Brian Ferneyhough, Peter Eötvös e Helmut Lachemann, è stato nominato nel 2006 professore di composizione presso il Conservatorio Superione Nazionale di Parigi. I lavori raccolti in questo cd (tre pezzi per ensemble e due cicli vocali) svelano alcuni tratti tipici del suo linguaggio musicale, una musica trasparente, aerea, dal gusto ludico, fatta di sonorità impalpabili, ereditate da Lachenmann, di gesti sagomati con cura capillare, reiterati, ma sempre variati e ambigui, di improvvise escursioni verso zone materiche, bruitistiche, o verso pure consonanze: tutto “armonizzato” in una costruzione formale meticolosa, articolata, in un discorso musicale di grande carica emozionale. Ne sono un esempio i tre lavori per ensemble basati su materiali elementari, ma finemente lavorati, pieni di squarci cantabili, tratti scherzosi, scarti improvvisi. E con elementi sempre molto connotati, come le lunghe scale che si intrecciano in Dal belvedere di non ritorno (pezzo del 1993, ispirato a un verso di Vittorio Sereni); come la materia fremente di Eyeing (2000), fatta di soffi, armonici, glissati, suoni sul ponticello, giochi di spazializzazione; come le fitte fasce di trilli e di tremoli che percorrono In nomine R (2001), in un fluire carico di tensione e pieno di attriti. Grande evidenza plastica emerge anche nei due bei cicli vocali, dove le immagini dei testi vengono sottolineate attraverso una sapiente trama di gesti strumentali. Least bee, ciclo di cinque liriche su testi di Emily Dickinson che dà il titolo al cd, è un lavoro per soprano (Margherita Chiminelli) e piccolo ensemble (composto nel 1992 e revisionato nel 2003) che mette in gioco una grande varietà di soluzioni espressive e tecniche vocali, che echeggiano talvolta Berio. Godspell (2002) si basa invece su cinque poesie dello scrittore americano Philip Levine, dedicate proprio a Gervasoni, che si interrogano in maniera piuttosto pessimista sull’idea del progresso. La scrittura strumentale molto vivace, insieme delicata e frammentata, segue le inflessioni della voce, questa volta di mezzosoprano (Sonia Turchetta), che spazia ancora tra stili diversi, dal parlato al jazz, dallo Sprechgesang allo slancio lirico.

Beethoven Sinfonia n.9 sfsSinfonia n.9
di Ludwig van Beethoven
solisti: Erin Wall, Kendall Gladen, William Burden, Nathan Berg
San Francisco Symphony Orchestra e Chorus diretti da Michael Tilson Thomas
SACD SFS media SFS0055

Registrazione live, effettuata alla Davies Symphony Hall nel giugno del 2012, in conclusione della stagione del centenario dell’Orchestra sinfonica di San Francisco, fa parte di un ampio progetto dedicato dall’orchestra californiana e da Michael Tilson Thomas alla musica sinfonica di Beethoven. E il direttore americano, nonostante la sua militanza nel repertorio novecentesco, si dimostra un grande interprete beethoveninano. La sua è una lettura estremamente concentrata della Nona, senza enfasi, a tratti quasi cameristica (negli anni Ottanta aveva già inciso, per la CBS Masterworks, le sinfonie di Beethoven con un’orchestra dalle dimensioni ridotte, la English Chamber Orchestra), asciutta, controllata, eppure di grande immediatezza e piena di energia. Tilson Thomas riesce a imprimere una tensione costante nel primo movimento (Allegro ma non troppo), staccando tempi piuttosto lenti, che ricordano un po’ quelli di Furtwängler; dà un carattere febbrile, molto nervoso allo scherzo, solo giocando su sottili crescendo e calcolati contrasti; sottolinea il carattere quasi religioso dell’Adagio molto e cantabile, conducendo gradualmente al climax attraverso un calibrato intreccio tra linee degli archi e dei fiati; coglie il carattere drammatico e esuberante del finale, sfruttando le qualità del coro, dell’orchestra, col suo suono nitido e dettagliato, dell’ottimo cast formato dal soprano Erin Wall, dal mezzosoprano Kendall Gladen, dal tenore William Burden, dal basso Nathan Berg.

Ginastera Quartetti dgQuartetti per archi
di Alberto Ginastera, Antonin Dvorák, Dimitri Shostakovich
Simón Bolívar String Quartet
Cd Deutsche Grammophon 479 0429 GH DDD CD

Debutto importante, su Deutsche Grammophon, per il giovane quartetto per archi Simón Bolívar (SBSQ) – formato da Alejandro Carreño (violino I), Boris Suárez (violino II), Ismel Campos (viola) e Aimon Mata (violoncello) – musicisti formatisi nel “sistema” venezuelano di Abreu e usciti dall’Orchestra Simón Bolívar di Gustavo Dudamel. Il loro approccio col repertorio quartettistico è molto informale, dinamico, anche fisico, capace di dare slancio e spessore drammatico a ogni arcata dei pezzi eseguiti. Particolarmente riuscita, anche per il temperamento latino-americano, appare l’interpretazione del Quartetto n. 1 del compositore argentino Alberto Ginastera, lavoro del 1948 trascinante, spigoloso, virtuosistico, dal gusto bartókiano ma ispirato ai vivaci ritmi della musica popolare argentina. Completano il cd il celebre Quartetto n.12 in fa maggiore (“Americano”) di Dvorak e il Quartetto n.8 in do minore di Shostakovich, partitura amara, a tratti anche violenta e espressionista, dedicata «alle vittime del fascismo e della guerra». La lettura dell’SBSQ ne coglie il tono dolente attraverso un quantità di sfumature espressive, cambiamenti di colore, pianissimi improvvisi. Fino al “morendo” finale, che si spegne nella penombra, come una candela.

Rossini Petite messe emiPetite Messe solemnelle
di Gioacchino Rossini
solisti: Marina Rebeka, Sara Mingardo, Francesco Meli, Alex Esposito, Daniele Rossi
Coro e Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretti da Antonio Pappano
2 cd EMI 5099941674222

Antonio Pappano si dimostra a suo agio con questa partitura rossiniana così ricca di colori, originale mix di elementi operistici e religiosi, di sacro e profano, di devozione e di ironia. Il suo approccio, evidente sin dal morbido attacco del Kyrie eleison, è assolutamente rispettoso dei dettami della partitura, cerca sonorità compatte, dense, ma sempre intensamente espressive e ricche di sfumature, con un grande risalto dato alle parti strumentali (sfruttando anche l’ottimo apporto dell’organista Daniele Rossi) che contribuisce ad imprimere una grande vitalità e carica emozionale alla sua lettura. Eccellente la prova del coro dell’Accademia di Santa Cecilia. Tra i solisti spiccano le due interpreti femminili: Sara Mingardo, contralto dalla voce vellutata, dà prova di grande intensità espressiva, soprattutto nell’Agnus Dei finale; il giovane, promettente soprano lettone Marina Rebeka sfoggia una voce squillante ben timbrata, senza grandi slanci drammatici, ma stilisticamente adeguata. Il tenore Francesco Meli rispetta con cura tutte le indicazioni dinamiche, ma il suo canto appare costruito, poco naturale. Alex Esposito è un basso molto attivo nel repertorio rossiniano ma un po’ macchinoso nelle fioriture e debole nel registro grave.

Weill concertoConcerto per violino e fiati op.12
di Kurt Weill
Histoire du soldat, suite per clarinetto, violino e pianoforte
di Igor Stravinskij
Suite op. 157b per violino, clarinetto e pianoforte
di Darius Milhaud
solisti: Gabriele Pieranunzi, Alessandro Carbonare, Enrico Pieranunzi
Solisti dell’orchestra del teatro San Carlo di Napoli diretti da Jeffrey Tate
cd Concerto 2071

Definito da Adorno una tappa importante verso la frammentazione surrealista dell’opera Mahagonny, il concerto per violino e orchestra di fiati di Kurt Weill risale al 1924. È presentato in questo cd in una registrazione live effettuata in occasione dell’apertura Stagione Sinfonica 2006-2007 al Teatro San Carlo di Napoli. La direzione di Jeffrey Tate rende col giusto esprit de géométrie la scrittura spoglia e trasparente del concerto, i contrasti timbrici tra il solista e l’orchestra di soli fiati, disegna meticolosamente, e con grande precisione ritmica, tutte le trame strumentali, senza sbavature né enfasi, ma cogliendo bene gli ammiccamenti stilistici al jazz, le venature popolari, le emergenze solistiche fiati, i ritmi di danza come il tango (soprattutto nel primo movimento, Andante con moto, e nella Serenata che conclude il secondo movimento). Bravo nella parte solistica Gabriele Pieranunzi, primo violino del San Carlo, che sfoggia un suono nitido e penetrante, e una grande abilità tecnica, soprattutto nella cadenza centrale e nelle rapide figurazioni del finale (Allegro molto. Un poco agitato), in una lettura precisa, agile, senza svenevolezze, come si conviene a questo concerto. Registrati sempre al San Carlo, ma in periodi diversi, anche gli altri due pezzi che completano il cd: le due suite di Stravinskij e di Milhaud, per clarinetto, violino e pianoforte, che chiamano in causa altri due virtuosi, il clarinettista Alessandro Carbonare e Enrico Pieranunzi, fratello di Gabriele, e celebre jazzista.

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