Il re del Marocco, Mohammed VI, ha concluso la sua visita a Washington incontrando per la prima volta il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in concomitanza con l’anniversario della morte di John F. Kennedy.

Secondo molti osservatori arabi, citati dalla tv “al Arabiya”, all’incontro tra i due capi di stato aleggiava lo spirito di Kennedy, ricordato per i suoi legami storici con il paese nord africano e con il mondo arabo in generale. La visita del monarca marocchino negli Stati Uniti è stata l’occasione per rinsaldare l’alleanza strategica tra i due paesi uniti nella lotta al terrorismo in nord Africa e per incassare da parte di Rabat il sostegno di Washington al suo piano di riforme democratiche.
 
Ad evocare e ricordare con forza la figura di Kennedy proprio in questi giorni sono stati i media nord africani. Questo perché nel marzo del 1963, otto mesi prima che Kennedy fosse assassinato, il re marocchino Hassan II, padre dell’attuale Mohammed VI, fece visita proprio al presidente degli Stati Uniti a Washington. In un documento dalla biblioteca presidenziale Kennedy è contenuto lo scambio di battute tra il presidente statunitense di allora e Hassan II al suo arrivo negli Stati Uniti. Nel suo discorso Kennedy espresse lodi per il paese nordafricano, il primo a riconoscere la sovranità degli Stati Uniti “nei giorni più difficili della la nostra rivoluzione”. Si ricorda infatti che George Washington, primo presidente degli Stati Uniti, inviò una copia della nuova Costituzione americana in Marocco nel 1789.
 
Già nel 1963 Hassan II parlava del “forte desiderio di consolidare l’amicizia che ha caratterizzato le nostre due nazioni fin dal alba dell’indipendenza degli Stati Uniti”. Commentando la visita di Mohammed VI a Washington, lo storico statunitense Eugene Rogan, del Middle East Centre University di Oxford, ha detto che “il rapporto tra Stati Uniti e Marocco è stato speciale da sempre perché riguarda interessi geostrategici. Oltre ad essere il primo paese a riconoscere gli Stati Uniti d’America, gli Usa hanno avuto la loro prima missione diplomatica nella città marocchina di Tangeri”. Secondo gli analisti arabi se fosse ancora in vita Kennedy sarebbe stato ben consapevole dei problemi del Medio Oriente, alla luce di come seguì la vicenda del canale di Suez nel 1956.
 
Oggi a Washington non ci sono politici come Kennedy, ma la speranza dei marocchini è che Obama ascolti i suoi consiglieri e i suoi diplomatici di lungo corso che sono tutti concordi nel chiedergli di rafforzare la partnership strategica con Rabat. In una lettera, indirizzata a Obama, nove ex ambasciatori statunitensi a Rabat, in vista dell’incontro alla Casa Bianca con il re del Marocco, Mohammed VI, hanno chiesto di sviluppare i rapporti tra i due paesi. Si tratta di nove ex ambasciatori che hanno lavorato sotto cinque presidenti degli Stati Uniti diversi e che hanno colto questa occasione per sollecitare Obama affinché “approfitti di questa opportunità, in questi tempi di turbolenze e di instabilità in Medio Oriente, in nord Africa e nel Sahel per sostenere gli sforzi del Marocco e per raggiungere i nostri obiettivi comuni per la regione”.

La lettera è stata firmata da nove ambasciatori americani che hanno lavorato in Marocco negli ultimi 32 anni: Samuel L.Kaplan, Thomas Riley, Margaret D. Tutwiler, Edward M. Gabriel, Marc Ginsberg, Frederick Vreeland, Michael Ussery, Thomas Nassif e Joseph Verner Reed Jr. La loro speranza è quella di vedere in questo viaggio “rafforzare la nostra partnership strategica con i paesi della regione del Medio Oriente e del nord Africa, che condividono in realtà i nostri valori e la nostra visione per il futuro di questa parte del mondo”. I diplomatici statunitensi hanno sottolineato come “il Marocco che si caratterizza per la sua stabilità nella regione è sempre stato un forte alleato degli Stati Uniti. Nonostante i venti di instabilità in tutta la regione, il paese, sotto la guida del re Mohammed VI, ha perseverato sulla strada della democrazia e dello Stato di diritto a favore di importanti riforme, in particolare nel campo dei Diritti Umani”.

In occasione dell’arrivo di Mohammed VI a Washington sono scesi in campo anche i membri del Congresso di Washington che si riuniscono sotto la sigla “Marocco Caucus“. Questo gruppo di membri del Congresso ha inviato una lettera ad Obama per affermare il proprio sostegno alla proposta marocchina d’autonomia per il Sahara sotto la sovranità marocchina, e ha ricordato che la posizione degli Stati Uniti su questo tema “è invariata”. Si legge inoltre che “il Sahara ha una grande importanza per il Marocco”, invitando Obama a “cogliere l’occasione della visita di Mohammed VI a Washington per riaffermare la politica americana in sostegno all’iniziativa proposta nel 2007 dal Marocco di autonomia regionale che gode di un ampio sostegno sia al Congresso che al Senato”.

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