Marocco: Mohammed VI rinnova fiducia in apparati sicurezza

Il re del Marocco, Mohammed VI, ha rinnovato la sua fiducia nei confronti degli apparati di sicurezza del suo paese dopo il caso di spionaggio “Pegasus”, rispondendo a chi sperava di screditare l’operato delle istituzioni di sicurezza del Regno.

In un discorso alla nazione tenunto in occasione della celebrazione dell’anniversario della Rivoluzione del Re e del Popolo, il capo di Stato marocchino ha risposto alla campagna diffamatoria che ha preso di mira l’intelligence del suo paese affermando che non indebolisce in alcun modo la fiducia del sovrano verso queste istituzioni.

Il Re ha anche preso atto e respinto le accuse di spionaggio elettronico, spiegando che alcuni paesi hanno voluto gettare un’ombra sul notevole lavoro svolto dai servizi marocchini, che contribuiscono alla stabilità regionale e di cui sono paradossalmente i primi a trarne vantaggio. Ha quindi in termini chiari, rinnovato la sua fiducia in queste istituzioni di sicurezza e nel lavoro svolto dalla Direzione Generale della Sorveglianza Territoriale (DGST).

“Hanno orchestrato una vasta campagna di denigrazione contro le nostre istituzioni di sicurezza. Stanno quindi tentando di infliggere un duro colpo al loro alto livello di controllo e alla loro efficacia nel preservare la sicurezza e la stabilità del Marocco. Cercano in tal modo di gettare un’ombra sullo sforzo di supporto e coordinamento a beneficio del nostro ambiente regionale e internazionale. I nemici della nostra integrità territoriale rafforzano solo la fede e l’impegno determinato dei marocchini a difendere instancabilmente la Patria e i suoi interessi superiori. A questo proposito, affermiamo che siamo determinati a mantenere risolutamente la rotta, a prescindere dagli avversari infastiditi e dagli invidiosi consumati dall’odio per il nostro Paese”.

Il monarca ha fatto capire che rivendicare una partnership strategica con un alleato del Sud come il Marocco e cercare di screditare le sue istituzioni, come quelle di sicurezza, non è nell’interesse di nessuno, soprattutto dell’Europa alla quale queste stesse istituzioni hanno già evitato molti bagni di sangue nella lotta al terrorismo.

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