Fino a qualche decennio fa in zona si beveva il “nostralino”, un vino bianco semplice, da gustare ben fresco in abbinamento alla cucina di tutti i giorni. Era prodotto dai contadini del primo entroterra del Golfo del Tigullio, sui declivi che guardano Chiavari e Sestri Levante: minuscoli appezzamenti scoscesi, spesso costituiti soltanto da pochi filari affacciati sul mare o dirimpetto a paesini color pastello, arroccati come presepi.

Le uve erano coltivate senza l’ausilio di mezzi meccanici e i vigneti, impiantati in modo promiscuo, comprendevano i vitigni autoctoni a bacca bianca del territorio, soprattutto Vermentino e Bianchetta, ma non era raro trovare anche qualche altra varietà, le cui barbatelle provenienti da tutta Italia erano comprate d’occasione nei forniti mercati agricoli. Insomma, un gran pasticcio, dettato dai tempi in cui l’Italia del vino badava alla quantità e all’economia, al consumo privato, più che alla qualità del prodotto e al commercio di bottiglie in cui è bene dire al consumatore quel che c’è dentro.

Artefice del cambiamento di rotta nel panorama enologico locale è stato Pierluigi Lugano, titolare dell’Azienda vitivinicola Bisson che, alla fine degli anni Settanta, decise di valorizzare le uve della Riviera Ligure di Levante, vinificandole in purezza e trasformando i vini locali da aspri e privi di grazia, in prodotti di gusto ed equilibrio, capaci di essere bandiera del territorio.

Passeggiando tra le vigne, le piante di Bianchetta sono facilmente riconoscibili: le foglie sono grandi e tondeggianti, prive di punte, mentre il grappolo è compatto e ricorda una pigna. Gli acini sono piccoli e piuttosto attaccati anche se esistono viti che danno grappoli più spargoli, ideali per realizzare la versione della Bianchetta passita, prevista dal disciplinare della Doc Golfo del Tigullio, istituita nel 1997.

Per dare la sua espressione migliore, la Bianchetta ha bisogno di un terreno particolare, tipico della zona: il tarso, facilmente sgretolabile, secco, ma in grado di trattenere in profondità il giusto tasso di umidità

Sembra che il nome Bianchetta derivi dal fatto che gli acini, in fase di maturazione, sono talmente chiari da arrivare alla trasparenza; la connotazione “genovese” ne rafforza invece l’identità territoriale, essendo la varietà presente esclusivamente in Val Graveglia, in Val Polcevera e in altri Comuni che rientrano sotto la provincia del capoluogo ligure.

Il vitigno non è molto noto e solo dall’istituzione della Doc alcuni produttori hanno cominciato a vinificarlo in purezza, con regolarità.

La Bianchetta è un vino giovane, che va bevuto entro due anni dalla vendemmia; di gradazione alcolica contenuta (il disciplinare prevede un minimo di 10,5° ma alcune etichette raggiungono i 13°, 13,5°), è ottima in abbinamento a piatti a base di verdure, carni bianche e pesci crudi o bolliti. Da provare con sushi e sashimi.

 I produttori consigliati
Azienda vitivinicola Bisson
Bianchetta genovese: Bianchetta 100%.
Venduta in loco a circa 6 euro.
Bianchetta genovese U Pastine: Bianchetta 100%.
Venduta in loco a circa 8,50 euro.
Corso Gianelli 28, Chiavari (GE)
tel. 0185 314462, www.bissonvini.it

Azienda Agricola Pino Gino
Previo appuntamento è possibile fare visite alla cantina e acquistare il vino dal produttore.
Bianchetta genovese: Bianchetta 100%. Venduta in loco a circa 6 euro.
Frazione Misano, Castiglione Chiavarese (GE), tel. 0185 408036.

Cantine Bregante
Previo appuntamento è possibile fare visite alla cantina e acquistare il vino dal produttore.
Bianchetta genovese Vigna Vegia: Bianchetta 100%. venduta, in loco a 4,70 euro.
Bianchetta genovese: Bianchetta 100%. Venduta in loco a 6,40 euro.
Bianchetta genovese Segesta Tigulliorum: Bianchetta 100%. Venduta in loco a 8,50 euro.
Via Unità d’Italia 47, Sestri Levante (GE)
tel. 0185 41388, www.cantinebregante.it

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