Quando il gioco si fa idiota, gli imbecilli dettano le regole, più che un proverbio, per Mario Adinolfi è uno stile di vita.

Non passa giorno che non si impegni nella sua battaglia per far ufficializzare dal Guinness dei primati la categoria “er più cojone”. Certo, almeno a livello nazionale la sfida si fa ardua con campioni del livello di Giovanardi, Bondi e Borghezio, ma con il suo curriculum di certo Adinolfi può aspirare al titolo.

La sua strategia è ormai chiara, credendo di vivere nel medio evo come in “Non Ci Resta Che Piangere”, ma per fortuna senza calzamaglia, il bitorzoluto Adinolfi interpreta il fustigatore da sagra paesana. Per lui la donna deve essere sottomessa, l’omosessualità non può esistere e predica il matrimonio da divorziato, insomma cose così.

La sua ultima vittima è “Kung Fu Panda 3”, un cartone animato di “propaganda gender”, perché il panda ha due papà. Molto probabilmente nel XV secolo lo avrebbero sbattuto nelle segrete di Castel Sant’Angelo oppure gli avrebbero dato fuoco in piazza festeggiando. Oggi invece siamo costretti ad ascoltare queste fregnacce senza nemmeno un intervento del Sant’Uffizio o un trattamento sanitario obbligatorio. Se viviamo in un mondo così, ci meritiamo Adinolfi.

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